Biella e la storia

La storia della mia città, della mia terra mi attira parecchio: sarà anche che Biella non è stata teatro di chissà quali eventi, non conserva vestigia importanti, per cui ogni piccola cosa di rilievo che scopro mi fa un immenso piacere. Leggendo il Nome della Rosa sono venuto a conoscenza della vicenda di Fra Dolcino, che proprio a Biella si concluse. Ma andiamo con ordine.

Anno 1300: anno del Giubileo e del perdono universale. Perdono per tutti i malfattori, ma non per Gherardino Segalello, che viene posto al rogo a Parma. La sua colpa? Aver dato vita al movimento dei "Fratelli Apostolici". Gherardino, nella sua semplicità, è un grande comunicatore: coloro che aderiscono al movimento vengono privati dei vestiti e indossano una tunica bianca (l’unica cosa che possiedono), rifiutano persino, dell’elemosina, il pane superfluo che non può essere consumato immediatamente. Le forme della predicazione ottengono via via un enorme successo e adesione popolare, al punto che la gente abbandona i riti cattolici per affluire in massa alle "prediche" degli Apostolici. Questo enorme successo (riconosciuto dalle più autorevoli fonti storiografiche cattoliche dell’epoca) non può più essere tollerato dalla chiesa romana: il mite Gherardino (pacifista integrale) viene imprigionato e infine, nel 1300, viene arso vivo sulla pubblica piazza.

Tra i molti che erano venuti in Emilia anche da lontano per partecipare al movimento apostolico, vi è Dolcino, nativo di Prato Sesia (Novara). Dopo la morte del fondatore, Dolcino di fatto assume il ruolo di leader del movimento, il cui nucleo "dirigente", sotto la pressione dell’Inquisizione, si sposta nel 1300 dall’Emila al Trentino (vengono chiamati qui ed accolti da loro amici e compagni). La repressione tuttavia li segue anche lì, ove tre apostolici (due uomini e una donna) vengono posti al rogo. Nel 1303/1304 ecco allora Dolcino, con il gruppo degli Apostolici più fedeli (uomini, donne, vecchi e bambini), partire nel lungo viaggio che li porterà, attraverso le montagne lombarde (presso Chiavenna vi è tuttora un paese che si chiama Campodolcino) in Valsesia. La Valsesia è la terra d’origine di Dolcino, qui egli conta amici, ed è naturale che, per salvarsi, egli pensi a questa meta. Tra le donne che fanno parte di questo gruppo vi è la bellissima Margherita di Trento, di nobili origini, compagna di Dolcino.

La Valsesia era, però, da molto tempo in lotta aperta prima contro i grandi feudatari (conti di Biandrate), poi contro i comuni della pianura (Novara e Vercelli). Quando il gruppo degli Apostolici giunge a Gattinara e Serravalle, centri nella parte bassa della valle, e qui ricomincia la propria predicazione per una chiesa ed una società nuove, l’accoglienza popolare è entusiastica. I vescovi di Vercelli e Novara, in accordo con il papa, vedendo come l’avvento degli apostolici fa da catalizzatore per le istanze autonomiste delle popolazioni valsesiane, bandiscono allora una vera e propria crociata per debellare questi "figli del diavolo". Viene reclutato un vero e proprio esercito professionale (anche i balestrieri genovesi, abilissimi nel tiro) per farla finita una volta per tutte. Gli Apostolici, questa volta, uniti ai valsesiani ribelli, decidono di difendersi.

Nel 1304 inizia dunque una vera e propria guerra di guerriglia tra un esercito cristiano e cristiani che credono in una chiesa diversa ed alternativa. Si susseguono scontri e battaglie, nelle quali Dolcino dà anche prova di notevole intelligenza militare. I ribelli si spingono in alto nella valle e, sul monte chiamato Parete Calva, che è ideale per la difesa, si installano con l’appoggio dei montanari fondando una vera e propria "comune" eretica, in attesa di quello sbocco finale che Dolcino, uomo colto, teologo e filosofo della storia, ritiene imminente. I crociati assediano la Parete Calva, ove sono asserragliati i ribelli (alcune fonti parlano di 4000 persone, altre di 1.400), e si susseguono scontri sanguinosi. L’inverno, per i rivoltosi, è terribile. Essi vivono in condizioni ormai disperate. Finchè, guidati da Margherita in un difficile passaggio tra metri di neve (ancora oggi quel luogo si chiama "Varco della Monaca"), riescono a devallare portandosi nel Biellese. Qui essi si fortificano sul Monte da allora chiamato Monte dei Ribelli, o Rubello, sito sopra Trivero.

Cominciò la loro resistenza senza speranza:  Dolcino e i suoi caddero in tali ristrettezze da essere costretti a mangiare radici, erbe, foglie e addirittura carne umana, cioè quella degli uomini che morivano per le ferite ricevute nei combattimenti o per gli stenti. Si andò avanti così per tutto l’inverno tra il 1306 e il 1307. Avvicinandosi la primavera, il 13 marzo (giovedì santo) 1307, il vescovo decise di sferrare un potentissimo attacco con tutti gli uomini a disposizione. Gli assalitori sfondarono il fortilizio, e i ribelli vennero uccisi a centinaia e gettati in un corso d’acqua che divenne rosso di sangue. Fra Dolcino, Margherita "la bella" e il luogotenente Longino di Bergamo furono presi vivi mentre cercavano di sfuggire per i monti sopra Trivero. Il sabato santo vennero tradotti a Biella, ove il Papa inviò per loro una sentenza di morte.

Il 1° giugno 1307, Margherita di Trento fu legata a una colonna, sulla riva del Cervo, nei pressi di Biella, e lì bruciata viva sotto gli occhi di Dolcino. Subito dopo vennero giustiziati Longino e Dolcino, il primo a Biella il secondo a Vercelli. Posto su un carro con piedi e mani legate, ben in alto, in modo che tutti potessero vederlo, Dolcino venne fatto sfilare per le vie della città.

Questa la cruda storia. L’eresia segnò così profondamente quel periodo che anche Dante cita il fraticello nella Divina commedia:

Or dì a fra Dolcin dunque che s’armi,
tu che forse vedra’ il sole in breve,
S’ello non vuole qui tosto seguitarmi,
sì di vivanda, che stretta di neve
non rechi la vittoria al Noarese,
ch’altrimenti acquistar non saria leve.

Dante Alighieri, Inferno, XXVIII, 55-60

Di tutt’altro avviso un gionale biellese, di ispirazione socialista, che Il 6 aprile del 1907 scriveva: "Il nome di fra Dolcino, di quell’anima eroica che, in tempi di pieno, barbarico dominio della Chiesa, ebbe il coraggio di insorgere contro la superstizione, il dispotismo e le nefandezze cattoliche e che come tutti i precursori del libero pensiero vissuti nei tempi tenebrosi del governo papale scontò con l’estremo supplizio il suo amor di libertà, nella rievocazione delle più sacre memorie, balza fuori a vita novella". In questo passo è evidente la travisazione in chiave politica di quel movimento, ma esemplifica le lunghe diatribe, che ancora oggi tengono banco, circa il corretto giudizio storico di quegli eventi.

C’è anche chi ogni anno, la seconda domenica di settembre, partecipa al tradizionale (dal 1974) incontro al cippo di fra Dolcino, presso la bocchetta di Margosio, sulla Panoramica Zegna, a 20 minuti da Trivero. Sembra che la celebrazione sia tenuta dai seguaci del culto valdese, altro movimento eretico di quel periodo con cui spesso venivano confuse le altre eresie.

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One thought on “

  1. xoxLucretiaxox says:

    Sempre bello ed interessante scavare nel passato della propria città o paese. Anche se non sono accaduti chissà quali fatti storici…Da qualche parte vi son sempre nascosti immensi segreti! 🙂

    Grazie per il complimento!

    Un caro saluto

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