Sesso

Il sonno diurno è come il peccato della carne: più se ne è avuto più se ne vorrebbe, eppure ci si sente infelici, sazi e insaziati allo stesso tempo. (Il nome della rosa, Umberto Eco)

Ecco la frase che, per la sua veridicità, mi ha colpito durante la lettura del libro, e trovo giusto riproporla oggi, dopo le riflessioni di ieri notte. L’annoso problema è il sesso, droga piacevolissima. Perchè mai dopo intensi momenti di piacere, dove più forte è la comunione dei corpi e delle menti, si viene presi da un senso di vuoto? La risposta potrebbe essere contenuta nella domanda stessa, ma sarebbe come non aver detto nulla.

Certo sull’argomento è già stato detto tutto; difficilmente in queste poche righe potrei esporre pensieri innovativi, o tantomeno conclusivi. Noto però che il fenomeno esaminato si presenta soltanto saltuariamente, spesso sostituito dalla non sazietà. La causa allora va ricercata non nell’atto in sè ma nel periodo precedente: aspettative, piccole incomprensioni, preoccupazioni, noie vengono rimestate nel ribollente calderone della passione e svaniscono. Questa è la mancanza che si avverte: quel pezzettino di vita si è azzerato e tutto deve ripartire; se mescoliamo questo con l’insazietà, ecco l’illusione che ci sia un vuoto d’amore, che il sentimento mentale sia troppo inferiore al corrispettivo fisico.

Probabilmente la soluzine è sempre la medesima, e tu Amore me la ricordi sempre: godersi l’attimo.

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