Obesity Day

(Non me ne vogliano coloro che dovessero ritenersi obesi e perciò malati.)

A quanto pare ieri era la giornata dedicata alla cura dell’obesità. Questa semplice constatazione ha scatenato una serie di processi logici che hanno portato alla formulazione di un pensiero cosciente circa le responsabilità di uno Stato in campo medico e non solo. Sto per andare contro la comune morale ed etica, ma cercherò di farmi seguire passo passo.

Lo Stato si è arrogato il diritto/dovere di curare i suoi cittadini quando essi siano malati. Questo spesso è causa di molte discussioni quando ci si avvicina al limite dell’accanimento terapeutico; ma non ho mai sentito nessuno porsi il problema di come agire nei confronti di coloro che si ammalano consapevolmente. Un bevitore accanito si presenta in ospedale e gli viene riscontrata una grave forma di cirrosi epatica, o peggio. Come ci si deve comportare? Ad oggi verrebbe curato anche mutualisticamente. Eppure quel paziente sapeva che bevendo come una spugna rischiava quella malattia; dunque perchè non ha smesso o perchè ora che è malato viene a cercare aiuto?

Il punto è che un servizio sanitario pubblico dovrebbe sì curare chi è malato, ma solo quando la malattia non dipende da scelte volutamente autolesionistiche del paziente. Sarebbe belleo sapere quanto spende l’Italia per curare i drogati, i tumori dei fumatori, gli alcolizzati, gli infetti da HIV contratto sessualmente, etc. Tutti soldi che si potrebbero investire nel miglioramento della sanità per chi invece subisce le malattie. Per gli altri esistono sempre, e sarebbero ben felici di accapparrarsi il business, le strutture private; ovvio che nessuna assicurazione le passerebbe per le suddette cure.

Sono stato sufficientemente chiaro? E l’obesità che c’entra? Ormai viene ritenuta una malattia anche quando è il regime alimentare sregolato a provocarla. Possibile che la gente aspetti di pesare 130 kg prima di pensare di farsi curare? E’ il classico caso in cui, riscontrato che non dipende da un fattore ormonale, spedirei il paziente fuori dall’ospedale in malo modo. L’ignoranza, almeno su certi argomenti, non è più tollerabile, non in una società che si vanta di stare nell’era dell’informazione. Informazione ovunque, ma nessuno che la recepisca; anzi, più ce n’è e più la gente risulta ignorante. Ma non voglio divagare…

Lo Stato deve prendersi cura dei suoi cittadini, entro certi limiti, ma ha il diritto di richiedere agli stessi di rispettare le regole. Imponiamo che ai servizi possano accedere solo le persone virtuose in realzione al dato servizio. Se il servizio non è essenziale sparirà da solo perchè nessuno vorrà sbattersi per usufruirne, ma se fosse vitale, come la sanità, allora potremmo assistere ad una sterzata verso uno stile di vita più sano, equilibrato, attento. Utopistico? Non penso. Utopistico pensare che verrà mai promulgato una simile legge, ma qualora ci fosse la gente ne sarebbe segretamente contenta: l’uomo non è nato per comandare, si trova a proprio agio quando deve ubbidire a degli ordini.

Ancora una volta questo discorso dimostra, a me e a chi non ne fosse convinto, che il cuore del mio pernsiero è sempre il semplicistico, ma efficace, paradigma socratico: colui che conoscesse il bene, dovrebbe agire di conseguenza e vivere secondo virtù.

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4 thoughts on “

  1. anonimo says:

    Sai che su questo argomento la pensiamo in modo diverso…
    Anche se condivido l’idea che ogni persona è responsabile delle proprie azioni e che se inizio, ad esempio, a drogarmi, al giorno d’oggi, so a cosa vado incontro, ti devo ricordare, per citare un tuo esempio, che ci sono persone che hanno contratto l’HIV dal partner, marito, moglie, ecc.. che ha avuto rapporti non protetti con un altro soggetto e lo ha trasmesso…oltre il danno la beffa, per non dire altro.
    Non so se sarebbe sempre così semplice stabilire il confine del virtuosismo…
    Leptine

  2. karagounis78 says:

    Nell’esempio da te citato, cara Leptine, il partner infettato verrebbe giustificato in quanto vittima. Se l'”untore” era consapevole della sua malattia e non ha dichiarato il fatto, mi pare addirittura che possa essere accusato penalmente, forse di lesioni aggravate. Il confine è sottile soltanto quando non ci sono regole precise o categorie ben chiare.

  3. Flamel says:

    Una cosa che ci hanno insegnato il primo giorno di lezione a legge:
    Diritto ed etica sono due cose diverse.
    Può apparire strano, ma è proprio così.
    Per questo ci sono leggi che possono apparire ingiuste, perchè il diritto è una finzione, una regita, che non tiene conto della vita reale, nel diritto siamo tutti uguali (…) ma nella vita reale no, ci sono i ricchi e i poveri, i sani e gli ammalati, i belli e i brutti…
    Di tutto questo il diritto non tiene conto, come non tiene conto di come siamo divenuti ricchi o poveri sani o ammalati.
    Questo a caranzia di “giustizia”.
    Proprio per evitare ciò che tu dici..
    Io invece sarei per il modello americano.
    Uno stato più leggero,e assicurazioni personali.
    E secondo me questa strada oltre che più giusta (ovviamente le assicurazioni dovrebbero avere L’OBBLIGO LEGALE DI CONTRARRE) è anche più economica.
    Così per le scuole etc.
    Però So che è difficilmente praticabile per quella fregatura che è La costituzione…
    Cmq non nego di approvare in parte le tue idee, PERCHè DEVO PAGARE ANCHE IO PER PERSONE CHE SE LE VANNO A CERCARE?
    Però non dico di cacciarli, dico solo di far loro pagare le spese.
    Questo sarebbe anche un modo per rieducarli no?
    Mat

  4. karagounis78 says:

    Concordo che diritto ed etica siano separati al momento, dissento sul fatto che debbano necessariamente esserlo.

    L’idea di far pagare le spese a chi se la cerca ricade nella mia idea.

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