Into the Legend

Ci eravamo lasciati alla prima vittoria di Michael. Due anni dopo, 1994, arriva l’anno della consacrazione mondiale. Un anno difficile, segnato dalla morte di Senna e Ratzenberger, che scuotono il giovena Michael, mentre lasciano impassibile il suo rivale Damon Hill (un altro di quelli che non ho mai potuto sopportare). Il titolo arriverà all’ultima gara dopo una roccambolesca collisione tra i due contendenti. Ma di quell’anno io ricordo il gran giro che Michael fece a Spa: con gomme da slick tenne testa a Hill che, con gomme da bagnato, non riuscì a sorpassarlo.

 

Nel 1995 il secondo titolo mondiale risulta meno difficile da conquistare: gli avversari si devono arrendere alla superiorità di guida del tedesco. Memorabile il sorpasso ad Alesi a due giri dal termine del GP d’Europa. E’ anche l’anno del matrimonio con Corinna: sulle prime ho pensato che il suo vestito da sposo fosse orrido, poi con gli anni ho iniziato ad apprezzarlo.

 

Alla fine della stagione la Ferrari annuncia l’ingaggio del due volte campione del mondo, per tentare di riportare in auge una scuderia ormai povera di risultati. Michael entra nel marchio mito dell’automobile e come prima cosa chiede di poter provare il V12 Ferrari: sul circuito di Fiorano stupisce tutti per la facilità con cui guida una macchina nuova e nella conferenza stampa dichiara di essersi divertito parecchio. Tuttavia a Maranello, per dare modo a Schumi di vincere il titolo, lavorano sodo per preparare un nuovo V10, idea inconcepibile per il cavallino di qualche anno prima.

Rimarrò sempre affezzionato a questi due anni di campionato: Michael guidava di puro istinto, senza fare troppi calcoli e regalava sorpassi da incorniciare, intervallati da errori altrettanto clamorosi. E’ in questo periodo che ho scoperto di odiare con tutto il cuore qualunque avversario tentasse di ostacolare il mio pupillo: lui rappresentava la perfezione ed il buono della F1, gli altri erano tutti brutti e cattivi.

Ammetto che non fui contentissimo del suo passaggio in Ferrari e pensavo non avrebbe più vinto nulla a causa di un’auto poco competitiva. Quanto mi sbagliavo.

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