Into the Legend II

Riprendiamo dal difficile anno 1996. La F310 fu progettata dal geniale John Barnard, ma tutti gli esperimenti troppo estremi si rivelò difficile da domare.

Le pance laterali staccate dal corpo vettura furono una grossa novità, ricordavano molto l’aerodinamica di un caccia, ma l’aria in ingresso spesso risultava sporcata dal flusso proveniente dalle ruote. All’inizio della stagione, inoltre, la Ferrari era ancora l’unica vettura ad avere il musetto rivolto verso in basso. Quando introdussero la F310A (nella foto) con il muso alto e dritto, io la soprannominai il Dito di Dio. Comunque ci regalò 3 successi, anche un paio benedetti dall’asfalto bagnato, condizione in cui Schumi si esalta.

Nel 1997 scesa in pista la F310B, simile nel nome ma totalmente differente nella forma. Finimmo per vincere 5 GP e sfiorammo il titolo. Come tutti ricordano, l’epilogo si ebbe a Jerez, dove Michael si scontrò con Villenueve che tentava di sorpassarlo. C’è chi dice che lo fece apposta, ma io ho ancora dei dubbi: avesse voluto fare il bastardo lo avrebbe colpito alla gomma facendolo capottare. Per dovere riporto il fimato incriminato.

1998, non partiamo certo con i favori del pubblico. Eppure l’avversario da battere è sempre Michael. La nuova F300 fu il primo parto di Rory Byrne e si dimostrò competitiva, purtroppo nessuno si aspettava una McLaren così in palla ed un Hakkinen tanto agguerrito. Due gli avvenimenti che segnarono l’annata. Quello positivo fu la vittoria a Silverstone dove Michael tagliò il traguardo dalla corsia box: insieme allo statega Ross brawn decise di scontare la penalità di 10 secondi all’ultimo giro, sfruttando il fatto che il suo box fosse prima della linea del traguardo.

 

Gara buttata, invece, a Spa a causa di David Coulthard che sotto il diluvio, con visibilità quasi nulla, rallenta in curva e si fa tamponare da Schumi. Un po’ di colpa potremmo darla anche al tedesco, ma lo scozzese ha eseguito una manovra rischiosissima rallentando in traiettoria. Ricordo ancora la furia di Michael al rientro nei box: pensavo volesse mangiarselo. E fortuna non ci sono filmati di me che inveisco contro David e tutta la sua stirpe; che pilota insulso, sempre seduto sulle macchine più forti e mai capace di lottare per il titolo. Basti ricordare che andò a sbattere contro un muretto durante un rientro ai box, velocità di circa 80 km/h!

 

Come ciliegina sulla torta a Suzuka il motore si spense appena prima della partenza in pole, fummo retrocessi in ultima posizione e il titolo andò definitivamente a Mika Hakkinen.

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