01:15 am

Estratto dal blocco note di un viaggiatore saltuario che non riesce a prendere sonno

(NdA. tra parentesi sono riportati i brani che stava passando il lettore mp3, mentre in doppio barrato a le correzioni originali)

(Big&Rich – Save a Horse ride a cowboy) Alla partenza mi sarei atteso tutt’altra cosa. Invece questo vagone letto non è per nulla malvagio, a dispetto di quello che si dice delle ferrovie italiane. (Gotthard – Wonder) Purtroppo ci sono inevitabili rumori, luci dal finestrino, rollii e beccheggi che non mi aiutano a prendere sonno. Per un po’ ho letto “Argento Vivo” e pensavo di ave e dopo una trentina di faticose pagine (Dierks Bentley – Lot of leavin left to do) ero convinto sarei riuscito ad addormentarmi. Facevo sbagliato affidamento sui precedenti simili occorsi in camera mia. Così ho continuato ad ascoltare la playlist da viaggio un po’ chiudendo gli occhi, un po’ osservando il soffitto del vagone.

 

Non trovando il pensiero giusto per cadere tra le braccia di Morfeo, sono arrivato a considerare l’attuale condizione di viaggiatore. Non voglio disquisire (Jamiroquai – Virtual insanity) sulle tante metafore del viaggio, quanto del ritmo del viaggio.

Essere in movimento mentre il resto del mondo riposa è affascinante. Potessi guardare dal finestrino vedrei scorrere campagne dormienti e città inattive (Duran Duran – Taste the summer). Anch’io, a ben guardare, dovrei dormire, invece sto riportando su carta un flusso di pensiero.

Il mio piccolo viaggio ha dunque un ritmo lento, coerente con i ritmi circostanti. Differente sarebbe dovessi fossi su un aereo. Quello è un mezzo sicuramente evoluto, indispensabile (Edguy – We don’t need a hero) che però offre un puro servizio di trasferimento. Il vero viaggio comincia dalla destinazione di arrivo dell’aereo. Il treno per contro, come anche la macchina, offre il vero viaggiare: l’essere in movimento rispetto al mondo esterno ma senza e essendone però parte integrante. Tra chi guarda un treno passare e chi dal treno guarda il paesaggio scorrere si instaura un mutuo legame di riconoscimento di esistenza (Bon Jovi – Never say goodbye).

 

Per decenni la gente ha preso treni mitici, come l’Orient Express, non per tanto per raggiungere questa o quella destinazione, quanto per viaggiare su quel mezzo. Era qualcosa di paragonabile alle crociere. Oggi tutto ciò purtroppo si è perso, perché siamo schiavi di una vita frenetica, più consona al mezzo volante. (Edguy – Catch of the century) Lo spostamento è tempo perso e quindi va ridotto al minimo. O manca quel primordiale f Si perde quell’occasione di aggregazione sociale che un viaggio potrebbe offrire e, per me ancor più fondamentale, (Gnarsa Barkley – Crazy) il fascino della scoper lo stupore fanciullesco di vedere un paesaggio che sfila veloce, stupore che è lo stesso che si prova stando dall’altra parte ad assistere al passaggio del treno.

(Edguy – Trinidad) e pensare che fino a qualche ora fa avrei voluto aver optato per un trasferimento aereo, forse anche meno costoso. Invece (Duran Duran – Sunrise) nel mio piccolo sto fregando il sistema: mi sto godendo questo viaggio, ragionando cogitando, scrivendo ed imparando qualcosa.

 

Mi pare di aver sviscerato (U2 – Walk on) tutt dipanato tutta la matassa di pensieri, per cui ritenterò di portare a segno qualche ora di sonno.

PS. Ringrazio Simo e Vale per avermi donato questa splendida minitorcia anoscopica che rischiara la pagina del blocco e non infastidisce, almeno spero, il coinquilino della cuccetta.

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5 thoughts on “

  1. Dregoth says:

    Controdiario del coinquilino della cuccetta.
    Lunedì scorso dovevo trovarmi per lavoro a Roma e per una volta nella vita non ho voluto prendere l’aereo all’ultimo minuto perché avevo voglia di farmi un viaggio in treno in cuccetta. Tra l’altro, con la privatizzazione Alitalia nell’aria volevo cercare di evitare scioperi last minute e Trenitalia ha già fatto il suo quindi ero più tranquillo così.
    Come saprete, 99% della qualità del viaggio dipende da eventuali coinquilini, a quanto stiano tranquilli e a cosa facciano. E’ stato un disastro. Intanto usava incessantemente uno di quei malefici lettori portatili di musica, con il volume talmente alto che lo sentivo pure con il cuscino cacciato in testa. Solo musica commerciale, ma ci pensate? Uno come me che ama il jazz sentirsi tartassato dai Duran Duran.
    Per non parlare della luce. Ha letto un libro fino a ore impossibili, emettendo grugniti ogni volta che sfogliava una pagina e usando come luce una specie di attrezzo infernale che illuminava tutto lo scompartimento più di un reattore nucleare. Già che ci sono, maledico pure chi abbia progettato una roba del genere. Forse in qualche miniera sudafricana può anche servire ma in treno serve solo a non far dormire il prossimo.
    E poi tutto quel click-clack con la penna biro! Credo tenesse una sorta di agenda o diario, dove ogni tanto scribacchiava qualcosa, per poi cancellarlo furiosamente. E sempre aprendo e chiudendo quella maledetta penna.
    Non so chi fosse, ma dovessi scommettere direi che era un ingegnere…

  2. karagounis78 says:

    Mi fai morire Augu.
    Chissà come sarebbe avere un avvocato invece come coinquilino in cuccetta.

  3. xoxLucretiaxox says:

    Viaggiare, può simboleggiare mille cose, ma per me è l’emblema di un sogno! 😉 Un sogno dalle mille sfumature naturalmente…

  4. diLumeriflesso says:

    Molto bello il tuo racconto di viaggio: poetico e ritmico…
    Molto interessante e da me condiviso il “mutuo legame di riconoscimento di esistenza”, mi affascina e mi coinvolge… Grazie

  5. anonimo says:

    Augu,sei troppo forte!
    Mai pensato di scrivere veramente?
    Leptine

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