Le bucoliche

Come ogni settimana ecco il classico appuntamento notturno con Il Grande Sabato del Kara. Curiosi di sapere cosa ho combinato e di conoscere le mie riflessioni o deliri da tarda nottata? Vi accontento subito.

La cronaca…Una volta tanto io e Paola abbiamo passato la serata da soli, lontani dalla solita compagnia. Programma semplice: cenetta e cinema. Film scelto da me: Un’ottima annata, con Russel Crowe, diretto da Ridley Scott. Un malato di lavaro della City londinese si trova ad ereditare una tenuta vinicola in Provenza; l’idea di vendere e capitalizzare si scontra però con i ricordi d’infanzia, una misteriosa sorella ed una donna del luogo. Non svelo il resto della trama, ma penso possiate intuirlo.

Il parere…Vedendo un film così, pur nella semplicità di questa storia romanzata, non viene voglia di chiedersi "Che ci faccio qui chiuso in città? E’ vita questa? Schiavo del lavoro, preso da mille preoccupazioni sul denaro, il traffico, la politica. La mia vita non dovrebbe essere là in quel casale che ho sempre sognato, ombreggiato, con quello splendido panorama collinare che si perde all’orizzonte?" Certo nel film il protagonista può vantare una discreta quantità di risorse finanziarie che gli permettono di condurre questa vita, ma è veramente così difficile o così sbagliato?

Uno stile di vita bucolico, passatemi il termine, a diretto contatto con la terra ed i suoi frutti, ha mille ragioni d’essere: tra le più importanti io ci vedo la riscoperta dei valori di una volta, come il senso della famiglia, della casa e dei beni materiali. Intendiamoci, non vorrei un ritorno al modo di pensare di centanni fa: penso che portare le nuove conquiste sociali in un contesto di vita agreste creerebbe un risultato azzeccatissimo e naturale. Sì, perchè il senso della grande famiglia contadina di un tempo si creò in relazione alla tipologia di casa in cui si abitava; il passaggio alla città, agli appartamenti, ha diviso e scomposto i grandi nuclei familiari, con gravi conseguenze per il tessuto sociale, vedi anziani soli e giovani senza cognizione.

La mia certamente è una visione ideale, forse elitaria: pochi fortunati che pur godendo dei benefici delle tecnologie moderne vanno a vivere in campagna, dedicando il loro tempo al relax ed ai loro personali interessi. In fondo è ciò che più di due millenni fa si auspicavano i filosofi greci. Tuttavia qualcuno sarebbe costretto a restare nelle città a produrre beni e servizi. Allora, per equità sociale, sarebbe meglio puntare su una soluzione di mezzo con città più piccole e vivibili, senza palazzi ma con tante grandi case stile casale che permettono un maggior contatto umano. Poi, chi volesse dedicare diciotto ore al giorno della propria vita al lavoro sarebbe libero di farlo.

Gli unici beni in cui valga davvero la pena di investire sono il tempo libero e la tranquillità. E’ innegabile che vivere in un posto come quello del film garantirebbe una piena tranquillità, un’armonia con il mondo circostante. Se come un moderno Achille dovessi scegliere tra una vita tranquilla da contadino anonimo ed una vita sfrenata da personaggio famoso, non esiterei a scegliere la prima opzione. Purtroppo la società attuale crea pressione sui giovani affinchè scelgano l’altra strada, con qualunque mezzo decidano di farlo.

Io dico rallentiamo, torniamo ai ritmi della terra, del sole, del cielo stellato. La vita è troppo bella per sprecarla dietro al PIL.

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3 thoughts on “

  1. xoxLucretiaxox says:

    Dev’essere bello il film,
    adoro il tipo di vita descritto.
    Abito in campagna e posso dire di poter godere ancora di qualche vecchia abitudine o tradizione. Non riuscirei a farne a meno, o ad abituarmi ai ritmi frenetici della città. Non credo proprio.

    So che è pericoloso diventare un giocattolo nelle mani di un’altra persona karagounis. Ed un possibile abbandono è l’unica cosa che mi spaventa davvero in questo rapporto. Ma quando accettai di diventare Sua schiava sapevo i rischi a cui andavo incontro. Ho fatto una scelta consapevole e intendo andare fino in fondo. D’altronde l’amore (anche senza BDSM) è poi tanto diverso? Non ci si dona completamente senza pretendere nulla in cambio? E anche quando ci si trova in una situazione “paritaria” può accadere che il sentimento che lega due persone, pufff, come per magia svanisca.
    Quì è tutto più delicato, ma anche più intenso e se un giorno non mi vorrà più come schiava, potrò comunque ricordare quella meravigliosa parentesi di vita in cui ho toccato il paradiso. Probabilmente non ne parlerei con la facilità con cui lo faccio ora, ma non mi è mai capitato di pentirmi di qualcosa che in passato mi ha fatto star bene. E non accadrà certo ora.
    Per natura, odio la fine, di tutte le cose, e in questo mondo mi sto accorgendo che c’è così poco di eterno…
    Mi basta sapere che un briciolo d’affetto per me lo prova, che son riuscita a regalargli qualche piccola soddisfazione e un pò di felicità. Son le uniche cose davvero importanti. Ho conosciuto uomini che ti promettono il paradiso e il giorno dopo sono a recitare la stessa poesiola, imparata a memoria, ad un’altra donna. Lui me l’ha regalato senza neanche dirmi nulla e senza vantarsi. Mi ha permesso d’esser me stessa senza vergogna. 😉

    Un caro saluto

  2. xoxLucretiaxox says:

    Hai ragione karagounis,
    sono fermamente convinta anch’io che il vero amore debba essere eterno, ma credo che non tutti abbiano la fortuna/volontà di trovarlo/costruirlo.
    In passato ho usato questa parola con troppa facilità, sono venuta meno ad una promessa fatta. Ed ho tradito prima di tutto me stessa. La prossima volta che dirò ad una persona “ti amerò per sempre”, voglio ritrovarmi a fine vita ed avere nel cuore ancora e solo lei. Solo così acquisterebbe davvero un senso e non sembrerebbe una di quelle “frasicciole sdolcinate” che si leggono nei diari degli adolescenti.

    Un caro saluto 😉

  3. Dregoth says:

    Il vero amore dura al massimo un paio di mesi. Poi ci sono la vera sopportazione, il vero masochismo, la vera routine, la vera accettazione…

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