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Non è reato scaricare film da internet se non c’è lucro, questa in sintesi la sentenza della Terza Sezione Penale della Cassazione riguardo ad un caso di pirateria che coinvolgeva due studenti torinesi del Politecnico.

Secondo la Suprema Corte, che ha annullato la sentenza impugnata ”perché il fatto non è previsto dalla legge come reato”, deve essere ”escluso che la condotta degli autori della violazione sia stata determinata da fini di lucro, emergendo dall’accertamento di merito che gli imputati non avevano tratto alcun profitto economico dalla predisposizione del server FTP, mentre dalla utilizzazione dello stesso traevano sostanzialmente profitto i soli utenti del server medesimo”. Il principio è fissato nella sentenza 149 redatta dal consigliere Alfredo Maria Lombardi.

E’ una sentenza che fa e farà discutere. Le critiche più forti sono arrivate dal mondo dei produttori e dalla SIAE, che commenta: «Il disposto della Corte di Cassazione lascia molto perplessi perché si pone in contrasto con i principi del nostro sistema giuridico ormai acclarati dalla corrente giurisprudenza – spiega Assumma – Infatti la Cassazione in primo luogo ritiene che uno scambio di opere dell’ingegno tra un numero di fruitori attuato con un mezzo di facile e agevole divulgazione qual è internet configuri un uso personale. L’uso personale, in base alla vigente legge, è l’unica forma di sfruttamento delle opere consentite senza bisogno della preventiva autorizzazione dell’autore o comunque del titolare del diritto. Ma è proprio l’ampiezza della cerchia di persone a cui è stata data, nel caso esaminato dalla Cassazione, la possibilità di accedere alle opere scaricate che fa venir meno l’ambito personale trasformandolo in ambito pubblico». «La Cassazione afferma che non c’è scopo di lucro e profitto quando si verifica uno scambio di opere tra più fruitori senza che si richieda a loro carico un compenso di contenuto pecuniario. Al contrario ogni forma di scambio procura sempre un vantaggio economicamente apprezzabile a favore di chi lo compie e quindi anche se privo di un passaggio di moneta deve considerarsi fonte di lucro, comunque di profitto».

Le sentenze della Cassazione non hanno comunque valore di legge, tuttavia possono costituire un precedente di cui tenere conto nelle future deliberazioni. Mi pare che la sentenza si possa applicare anche all’ambito musica, per la gioia di moltissimi.

Certo che stando alle ultime righe citate, per la Siae anche scambiarsi un libro tra amici andrebbe considerato avente fine di lucro. Il dibattito è dunque aperto.

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6 thoughts on “

  1. Flamel says:

    Con ordine.
    No la cassazione non ha valore di legge, ma il suo parere è altamente vincolante, poichè il compito della Cassazione è proprio la NOMOFILACHIA.
    I giudici sono soggetti solo alla legge, ma in ogni sentenza devono addurre motivazione, e se la Cassazione si è già espressa in proposito, devono addurne molte e consistenti dunque!!
    Inoltre il caso in analisi, se non sbaglio, era antecedente all’entrata in vigore della legge Urbani sulla pirateria…
    Così come il ruolo dei predispositori del servizio p2p è diverso dal ruolo dei fruitori su cui pone l’accento la SIAE..
    Insomma scaricare film da internet è legale?
    Legale legale proprio no, però sempre più sicuro (nel senso che già è difficile che ti prendano, e quando ti prendono è difficile che ti condannino..).
    =P
    Interessante la parte dell’uso personale/ambito pubblico, ma non credo avrà riscontro, perchè se no, come dici tu Kara, diventerebbe reato anche il prestare all’amico, oppure si avrebbe un numero massimo di amici a cui prestare un libro oltrepassato il quale diverrebbe reato..
    E’ come la storia delle copisterie.. tutti lo sanno ma nessuno fa nulla.
    A smile
    M@t

  2. Flamel says:

    Il download è vietato solo se realizzato a scopo di lucro e non di profitto.
    ——————————————————————————–

    Non appare dubbio che le differenti espressioni adoperate dal legislatore nella diversa formulazione degli articoli 171bis e ter abbiano esplicato la funzione di modificare la soglia di punibilità del medesimo fatto, ampliandola allorché è stata utilizzata l’espressione “a scopo di profitto” e restringendola allorché il fatto è stato previsto come reato solo se commesso a “fini di lucro” (cfr. Sezione terza, 33303/01, Ashour ed altri, rv 219683).
    Con tale ultima espressione, infatti, deve intendersi un fine di guadagno economicamente apprezzabile o di incremento patrimoniale da parte dell’autore del fatto, che non può identificarsi con un qualsiasi vantaggio di altro genere; né l’incremento patrimoniale può identificarsi con il mero risparmio di spesa derivante dall’uso di copie non autorizzate di programmi o altre opere dell’ingegno, al di fuori dello svolgimento di un’attività economica da parte dell’autore del fatto, anche se di diversa natura, che connoti l’abuso, come nel caso esaminato dalla pronuncia citata in precedenza.

  3. karagounis78 says:

    Grazie per l’egregio contributo Mat. Vedo che pur se agli inizi la giurisprudenza ti ha preso bene.

  4. Dregoth says:

    L’entusiasmo a giurisprudenza dura 2 mesi…

  5. karagounis78 says:

    Tu non sembri aver sofferto molto questo calo, Augu. Sei andato avanti con la pura forza di volontà?

  6. Dregoth says:

    Sì. Quella e un po’ di sana ambizione e cupidigia. Passione poca e quella poca in rapida diminuzione.

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