[De rerum natura] L’arte del filosofare

Prima riga della mia opera e già trovo difficoltà nella scelta dell’incipit. Perchè è importante partire con il piede giusto, catturare subito l’attenzione del lettore. So che nel proseguio mi troverò di fronte a passaggi difficili, dove la chiarezza di pensiero e la scelta dei termini faranno la differenza tra un concetto mediocre ed uno con cui si può essere d’accordo, tuttavia qui voglio ancora cercare di dar libero sfogo ai miei pensieri.

Spesso si è detto, e certamente non senza una giustificazione, che l’uomo di scienza è un filosofo mediocre. Non sarebbe allora meglio che i fisici lasciassero ai filosofi il filosofare? – A. Einstein

Quanta verità si nasconde in questa frase, e quanto invece si potrebbe dissentire. Albert ha ragione se ci riferiamo alla maggioranza dei fisici moderni, i quali, forti delle loro scoperte, tralasciano di cimentarsi nell’esame di spaccati di mondo che non coinvolgano direttamente fenomeni materiali. Ma se guardassimo indietro nella storia scopriremmo che molti illustri pensatori erano sia filosofi che scienziati: Leibniz, Cartesio, Bacone e via così. Agli albori del metodo scientifico il dualismo scienza-filosofia era meno marcato, anzi la prima deriva dal grande sviluppo della seconda.

Tutto sta nel saper tener separati i campi di applicazione. Io ho una mente ed una preparazione votate alla causa della scienza, ma in anni di riflessioni sul perchè ed il per come del mondo fisico ho capito quali fossero i limiti di questo approccio. Anche qualora si riuscisse a spiegare compiutamente la meccanica del cosmo, la comprensione della dimensione umana non ne sarebbe aiutata. E’ dunque giusto lasciare che sia il fisico a dare spiegazioni sui meccanismi, mentre è compito del filosofo lo studio delle ricadute di queste scoperte nella sfera sociale dell’uomo.

Le domande da porsi sono sempre le medesime, quelle che stuzzicarono la fantasia di Talete, Platone e loro successori. Solamente possiamo permetterci di escludere dalla nostra trattazione tutto ciò che concerne la ricerca dei fondamenti del mondo materiale. Nel restante mare di domande non penso ce ne sia una che spicchi maggiormente: la felicità, le relazioni sociali, il mondo ideale, la validità della religione, le leggi dell’uomo, sono argomenti egualmente interessanti e interconnessi fra loro. Ogni filosofo ha proposto le proprie risposte, puntando l’accento su un aspetto piuttosto che su un altro. Così farò anche io.

Cardine del mio pensiero sarà il rispetto della Natura, intesa come l’insieme delle regole a cui non ci si può sottrarre. Cercherò sempre di partire da solidi principi per poi dedurre, od indurre (devo ancora capire la giusta direzione), le strutture complesse che andrò ad esaminare. L’ideale percorso è quello del trattato di geometria: da pochi assiomi consegue la correttezza dei teoremi, come in una piramide rovesciata. Tenterò per quanto possibile di non scadere nel meccanicismo o nel razionalismo estremo, anche se mai arriverò a negare la validità delle correnti teorie fisiche. Il titolo dell’opera dovrebbe già dire molto: fare filosofia senza perdere contatto con la realtà. Non aspettatevi nulla di assolutamente originale, dopotutto non oso paragonarmi ai grandi della storia: cercate invece di cogliere il sincretismo, la commistione di idee derivanti da tempi e contesti differenti rielaborate a formare qualcosa di nuovo. (Qualcuno dice che questo sia il succo del lavoro dell’ingegnere: non si inventa nulla ma si usa in modo diverso ciò che già esiste. Sarà…)

Alla fine di tutto qualcuno potrà riassumere il mio pensiero in una frase. Io vorrei invece iniziare con una di queste massime riassuntive: la scienza senza filosofia è arida, mentre la filosofia senza scienza è vuota.

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2 thoughts on “

  1. IlMendicante says:

    Il connubio tra scienza e filosofia è storicamente legato al fatto che più si va indietro nel tempo e più lo “scienziato” assume il ruolo del “mistico”.
    Questo perchè minore è l’efficacia degli strumenti di ricerca, maggiore è la necessità di indurre motivi.
    Archimede osserva che un corpo spinto nell’acqua riceve una spinta uguale e contraria – ha tra le mani il dato scientifico, ma non sa perchè. Ergo induce il perchè, fondando una filosofia. Fisici ancora più antichi svolgevano perfino il processo di “divinizzare” quel particolare principio che avevano scoperto.
    Andando avanti nel tempo, molti fisici sono divenuti filosofi per motivi simili. Quando studi fisica e ancora non è noto il principio di gravità, o di attrazione molecolare, quando non sai che esistono (o meglio non esistono ma vabbè) gli atomi – sei costretto ad astrarre le tue teorie per cercare un principio cardine. E la filosofia è la scienza del perchè. Volendo la fisica è una sua applicazione pratica, sono quasi inscindibili. La fisica diventerà scienza autonoma quando avremo i mezzi di indagine che ci porteranno a poter dire di SAPERE invece di SUPPORRE.
    Vai avanti, è interessante.

  2. Flamel says:

    Giusnaturalista?
    Il binomio scienza e filosofia si è separato secoli e secoli fa, ma, secondo me, cio non sarebbe dovuto succedere…
    Le due cose sono strettamente collegate tra loro, difatti, anche a scuola, si studiano “scienziati”come darwin o freud (che io filosofo di certo non mi sento di chiamarlo) o più in generale tutti i positivisti, che di filosofico hanno poco o tutto.
    In bocca al lupo per la stesura dei prossimi capitoli.
    Mat

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