Telecom e rettifica pt.2

Due brevi punti:

  1. Vorrei brevemente esprimermi in merito al caso Telecom.
    Sinceramente non mi trovo d’accordo, e badate bene che non sono un fautore del liberalismo sfrenato, che il Governo e la politica in genere facciano pressioni su un’azienda perché operi certe scelte. Secondo me è sintomo che chi ci comanda ancora una volta dimostra di non capire quali siano le esigenze dell’elettorato, ossia del consumatore.
    Infatti agli utenti poco importa che Telecom sia comandata da italiani piuttosto che statunitensi o spagnoli; interessa che il servizio funzioni e abbia un costo equo. Ponendosi in quest’ottica si vede come ora ci si stia trascinando dietro un grave errore fatto al momento della privatizzazione del gestore di telefonia: Telecom è praticamente monopolista perché possiede e gestisce tutta la rete fisica, per via della quale riscuote un esoso canone.
    Se la politica vuole veramente impicciarsi, allora che lo faccia con un po’ di buon senso: si prende di petto la decisione di scorporare e ristatalizzare la rete e si lascia campo libero ai fornitori di servizi.
    E siccome non sto certo scoprendo l’America perché non si è ancora proceduto in tal senso? Non penso che ci sarebbe una rivolta di piazza.
  2. Su La Stampa di oggi è comparso, nell’articolo a pagina 69, un estratto della lettera che ho scritto alla redazione del giornale come rettifica del post incriminato. Ringrazio dunque la giornalista Elena Giacchero per aver dato spazio alle mie parole, a riprova del fatto che l’articolo precedente non volesse creare sterili polemiche, o creare chissà quale scandalo, ma soltanto riportare alcune impressioni colte per strada e per la rete. Ringrazio anche per essere stato definito, nel trafiletto di domenica, un "famoso (o seguito non ricordo) blog della rete": troopo gentili, ma non penso di essere così seguito. Magari lo fossi! (almeno le volte che scrivo cose furbe).
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One thought on “

  1. IlMendicante says:

    Il grosso problema nell’ingerenza statale su Telecom è che siamo nella solita situazione da ex azienda pubblica italiana – abbiamo privatizzato un’azienda gestita con approcio statalista italiano, oggi gli americani considerano di comprare e la prima cosa che notano è che su 80mila dipendenti 30mila sono esuberi. E voglio tagliare. E noi non vogliamo.

    Ennesima riprova che lo statalismo becero all’italiana non funziona. Crei 30mila posti di lavoro fantasma, e quando l’economia collassa e non puoi tenere in piedi il teatrino, hai 30mila persone che perdono il lavoro se l’azienda vive (perchè rilevata) o muore (perchè trattenuta).

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