4 luglio

Nemmeno a farlo apposta mi ritrovo a parlare di Stati Uniti proprio nel Thanks giving day, nel giorno dedicato alle celebrazioni della Dichiarazione d’Indipendenza.

Ora io non vorrei addentrarmi in teorie politico-economiche, che siano a suffragio di quanto dico, perché non ho gli strumenti per verificarle e diventerei tedioso. Mi pare comunque abbastanza evidente che da qualche anno, facciamo pure dal 2001, gli USA abbiano intrapreso un cammino sbagliato: è come se avessero perso la capacità trainante che avevano nei decenni precedenti.

Economicamente sono ancora molto forti, certo, ma fondano tutto su concetti sbagliati, spesso al limite del capitalismo e dell’effimero, non rappresentando più un vero modello di sviluppo da seguire. Schiavi di un consumismo portato all’eccesso creano tecnologia spesso fine a sé stessa, senza che vi sia un fine più grande da perseguire. E in tutto questo non vogliono arrendersi all’evidenza che il loro stile di vita sta contribuendo a devastare il pianeta.

Anche culturalmente si sono impoveriti. Il già citato consumismo butta sul mercato solo ciò che può avere appeal sul pubblico, non ciò che realmente è di buona qualità come accadeva trent’anni fa. E notare che questa cultura si è diffusa anche da noi. Gli americani sembrano avere troppe idee troppo confuse, nessuna convincente fino in fondo; una serie di mode e manie che durano il tempo di una stagione. Anche la ricerca scientifica sta spostando il suo baricentro fuori dagli States.

Politicamente, forse per opera di George W., sono diventati troppo aggressivi. Ogni cosa sembra vada risolta con le armi. Se tutti quei soldi fossero spesi in settori più importanti per il futuro…ma certo fare una guerra è più semplice e redditizio.

Se la storia ci insegna qualcosa è che tutti i grandi imperi, fossero essi militari, politici od economici, hanno risentito dei medesimi fenomeni durante il declino. Il paragone migliore viene con Roma: grandezza militare, potenza economica, elasticità sociale, tutto annullato dalla concomitanza di corruzione, disastrose campagne militari, religioni troppo potenti. Certo ogni epoca ha connotati leggermente differenti, ma siccome l’uomo non è cambiato granchè nei secoli, è coerente che oggi si riscontrino i medesimi segni.

A me preoccupa che si sia perso il concetto del sogno americano: nel dopoguerra fu un vero e proprio sprone per la società europea: rappresentava un punto fermo a cui attingere. Ora di quel sogno restano soltanto miseri brandelli e non vedo nel resto del mondo qualcosa che possa sostituirlo. Vorreste mai seguire un sogno cinese? (per quanto io possa stimare i cinesi.) E ricordiamoci che ogni qualvolta un impero viene meno il vuoto lasciato viene invaso dal caos prima che emerga un nuovo leader. E dubito che l’Europa potrà ergersi a nuovo faro.

Trovo che ci sia una concreta mancanza di valori che possano fare da base per una società solida. Ci sono troppe spinte interne contrastanti, date dalle molte congreghe religiose e dal governo stesso; o porno o castità, entrambe le cose non possono convivere per lungo tempo nel medesimo sistema.

Una interessante teoria sulla caduta degli imperi è presentata da un certo Turchin nel libro War and Peace and War (Guerra e Pace e Guerra), un libro in cui gran parte della storia del mondo pre-industriale viene spiegata con l’ardita e controversa teoria dell’ascesa e caduta degli imperi, usando lo stesso tipo di matematica che Turchin utilizzò per studiare gli ecosistemi.

Concludo con una riflessione: lungo tutto il corso della storia umana troviamo esempi di grandi imperi e di grandi civiltà che sono appassite o semplicemente scomparse causando nelle loro popolazioni un profondo regresso a volte semplicemente tecnologico, altre più generalmente culturale. L’unica via per non mandare in declino un impero è quello di rinnovarlo continuamente, senza sosta, farsi rincorrere dagli altri. Appena ci si ferma un attimo (un paio di decenni su scala storica) la via del declino diventa inevitabile, perché l’inerzia da mettere in moto è troppo gravosa.

Sic transit gloria mundi

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2 thoughts on “

  1. cenerebagnata says:

    interessante la storia politico-economica americana…io sto leggendo qs libro “I cicli della storia americana” di Schlesinger (figlio dell’economista del liberalismo…credo…). Un uomo che sosteneva: “se si vuole sopravvivere, occorre avere idee, una visione complessiva, e coraggio.”. Uno così, come non leggerlo? 🙂

  2. karagounis78 says:

    Un libro interessante, parrebbe. Lo segno sull’agenda nella wishlist dei libri.

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