Assoluti

In serata ho saputo di aver ricevuto un’altra offerta di lavoro in una ditta della zona dove già lavorano due ragazzi che conosco. E questo fatto mi ha mandato nuovamente in crisi portandomi a riflettere. Sì, perchè cosa dovrei fare nel caso mi offrissero un buon contratto con uno stipendio ben superiore all’attuale? La logica direbbe di accettare, così potrei avvicinare il sogno di sposare Paola e darle ciò che penso meriti.

Eppure…eppure. Mi scontro con la mia naturale tendenza a vivere di assoluti. La stessa logica la applico all’Amore: potrei mai dire ti amo ad un’altra donna differente da Paola? Forse il cuore (intendendo la parte emozionale del mio cervello) potrebbe pensare ciò, ma la ragione no, mai; uno dei due ti amo è necessariamente falso, o quello detto a Paola o quello alla nuova venuta. Non esiste che si possano amare due persone in due momenti differenti nello stesso modo; ed esiste un solo modo di amare, un modo assoluto. Sarei lacerato dalle miriadi di paragoni possibili tra le due donne, nel tentativo di discernere dove sta la verità. Ditemi pure che sono pazzo, ma la mia intera filosofia si basa su concetti simili a questo.

Dicevo che questa logica perversa la applico anche alla scelta del lavoro. La prima azienda rimarrà sempre nel mio cuore, anche perchè rispecchia, in alcuni aspetti, le idee che mi sono costruito sulla mia ditta: un piccola seconda famiglia, in cui si respira un’aria di amicizia e di collaborazione, un’organismo vivo in fase di crescita, a cui si possano applicare idee e strumenti nuovi per migliorare. Ok, da noi forse si deve lottare un po’ troppo per innovare perchè c’è quella maledetta tendenza biellese a risparmiare, ma le  possibilità ci sono e sono tante.  Da altre parti…la mia  solita paura dell’ignoto.

Andrò al colloquio e deciderò secondo buon senso avendo dei dati sottomano, resta il fatto che non sento miei questi "tradimenti".
(Mi stanno attendendo al Club per giocare a Vampiri ma la frenesia dellos cirttore è troppa).
Spesso la gente, anche chi mi conosce molto bene, si stupisce delle mie visioni assolutistiche. Non so di cosa siano il retaggio. A pensarci è come se vedessi le tessere di un puzzle andare al giusto posto: la teoria socratica del Bene e del gnosi se autòn, le tendenze del positivismo scientifico, la corrente filosofica del naturalismo e chissà quante altre cose che ora mi sfuggono. Se un problema non è risolvibile in forma chiusa o tale in apparenza, a me la soluzione sembra incompleta, ma è solo un esempio da ingegnere.

Ho il timore di essere fin troppo ortodosso, perchè dagli assoluti sappiamo bene discendono le regole rigide, il rispetto ferreo delle stesse, la poca tolleranza, la convinzione di essere sempre nel giusto siccome si conoscono, in contrasto con gli altri, le verità filosofiche corrette. Se non fossi un convinto ateo, motivato da ragioni scientifiche, potrei trasformarmi in un fervente credente, in un intransigente; però dicono che gli atei non siano altro che i fedeli della scienza, quindi.

Il relativismo non può e non deve esistere. L’uomo fa paragoni, crea relazioni e confronti soltanto per capire dove sta l’assoluto. Perchè inconsciamente sa che ce n’è uno. Per questo si sono diffuse le religioni monoteiste. Nella vita di tutti i giorni ciò si traduce nella ricerca del miglior posto possibile nel mondo, del più adatto alla propria persona, e nella valutazione di tutte le possibilità. Perchè non è facile fermarsi nella ricerca: l’assoluto, il giusto, sa essere sottile, un velo impalpabile, una costruzione labile sempre in bilico. Per i relativisti si può migliorare se i vantaggi superano gli svantaggi, per me non è detto sia così: tutto deve essere in perfetto ordine. Gli svantaggi non sono ne graditi ne tanto meno accettabili.

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3 thoughts on “

  1. IlMendicante says:

    Onestamente che tu sia un assolutista è dato risaputo.

    Nel discorso sull’amore, stai attento ad essere sicuro che l’assolutismo non nasconda la paura. Ossia, il non voler mettere in discussione l’oggetto del tuo amore, il non voler mettere in discussione nemmeno l’amore stesso, se è vero, se è il migliore che potresti avere, può essere sintomo non della sfiducia nella domanda ma di paura della risposta.
    Paura di scoprire che una tua certezza non è proprio tale, ad esempio.

    E quindi dare per scontata la cosa, decidere che è così, deve essere così e non può essere che così diventa segnale della paura di voler aprire gli occhi al fatto che forse c’è tutto un mondo di possibilità diverse là fuori. Allettanti ma incerte – meglio allora rifugiarsi nelle sicurezze, reali o autoimposte. Altra cosa tipicamente italiana, essere conservatori.

    Solo che per me l’amore non si decide. Non puoi decidere che sì, è così che deve essere, che la logica così vuole, che il dubbio non c’è. E’ una cosa che si sente, di cui si dubita 100 volte al giorno e che solo superando il dubbio si prova essere vero.
    E quindi questo fantomatico sentimento per me non consiste nella sensazione rassicurante di svegliarsi accanto a qualcuno e riflettere su tutti i passi già pianificati insieme e sulla solida collocazione che gli abbiamo dato nella nostra vita. E’ svegliarsi accanto a qualcuno e fermarsi a guardarla e interrogarsi su chi è lei, chi sei tu e cos’è che stai sentendo, e rispondersi che è quello. Ogni giorno, non perchè si è deciso una volta e non si torna indietro.

    Wisdomsid.

  2. karagounis78 says:

    Parole che da te un paio di anni fa non mi sarei mai aspettato, almeno le ultime.
    Sulla prima parte ne discutemmo abbondantemente qualche anno fa quando io e Paola eravamo in crisi.
    Sicuramente la componente paura è forte, ma non è del tutto prioritaria.

  3. karagounis78 says:

    http://karag[..] I gradi dell’amore Ebbene, per coloro che ricordassero qualcosa di filosofia questo titolo dovrebbe far ricordare una parte della disciplina platonica. Vorrei infatti approfondire alcuni concetti del post dell’altro giorno, , anche a seguito di un lun [..]

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