Teorie ed esperienza

Su Le Scienze di questo c’è un interessante articolo si Hugh Everett, il padre della teoria che postula l’esistenza di universi alternativi. Immagino quasi tutti sappiano qualcosa a tal proposito. Io ora non discuto il genio fisico e matematico, quanto le conclusioni filosofiche del suo lavoro e le implicazioni che ha comportato.

Alla base di tutto sta la percezione del mondo reale, macroscopico, che sembra non seguire le regole quantistiche che regolano il microcosmo. Per superare questa dicotomia Everett cambiò il punto d’osservazione del problema e rese tutto soggetto alle regole quantistiche: anche gli oggetti macroscopici vengono descritti in termini di funzioni d’onda, la cui interazione e collasso genera universi multipli (ho riassunto alla buona una teoria molto complessa, ma serve come introduzione al seguito).

Dov’è, a mio parere, il grave problema? La fisica quantistica spiega il microcosmo in termini statistici; per quanto le previsioni siano corrette, questo non vuol dire che la teoria abbia un significato reale: è un’estrapolazione, una serie di formule che spiegano certi fenomeni, non c’è un vero legame con la realtà percepibile con i sensi. Pensare il contrario, come ha fatto Everett, non ha sermplicemente senso: equivale ad assurgere una persona a divinità. Semplicemente noi non siamo in grado di osservare un elettrone in moto perchè questo è troppo piccolo; dobbiamo necessariamente ricorre ad escamotage statistici. Eppure Everett questo l’aveva capito, quando affermò che non esiste la teoria corretta perchè non potremo mai conoscere la totalità dell’esperienza.

Immaginate solo per un attimo se veramente si dovessero generare universi paralleli ad ogni vostra scelta. A parte il cosa si intende per scelta, perchè si rischia di andare verso livelli di infinito elevato all’infinito. Come giustificare lo scorrere dell’esistenza personale? Tutto diverebbe aleatorio, il nostro passato sarebbe una somma di istanti, non un prodotto delle scelte, perchè queste smettono di esistere essendo venute all’esistenza, seppur in universi paralleli, tutte le possibili scelte. E, per chi dovesse crederci, come la mettiamo con l’anima? In quale universo risiede l’unica postulata dalla Chiesa? Anche sul futuro perderemmo il controllo; per di più, siccome ogni ramificazione possibile a partire dallo stato inziale creerà un universo che la rende reale, si ricade in una forma malata ed estrema di predestinazione: non siamo destinati ad intraprendere una certa azione, ma tutte le azioni.

Pensateci un po’…ma cercate di smettere prima di diventare pazzi a trovare una soluzione.

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2 thoughts on “

  1. Ramante says:

    Ottimo per il mio ritorno..

    Conosco la teoria solo a grandi cenni (non parlatemi di quanti please), ma posso dire le considerazioni mie personali a riguardo (magari farcite di enormi strafalcioni).

    In origine era il buio.
    Buio inteso come stato di assoluto rilassamento, come nulla, come pura potenza per capirci.
    In effetti il buio è la cosa più negativa che ci sia, se ben ci pensiamo.

    La luce si muove nel buio.
    Quindi “in principio” non vi era la luce, ne il caos, ma semplicemnte il buio, un completo rilassamento dell’esistenza.

    L’esistenza, secondo me, semplicemente era [e semplicemente è, se ci pensiamo bene].

    Il concetto di tempo viene introdotto con l’uomo.
    Prima dell’uomo non esisteva il tempo.
    Il tempo è una cosa meramente psicologica. In realtà esiste solo il presente, passato e futuro sono una creazione della mente umana, non esistono.

    Quindi riassumendo la mia tesi/ipotesi:
    abbiamo un’esistenza rilassata che vive un’eterno presente.
    Ad un certo punto compare un’uomo, o meglio L’UOMO sulla terra.
    Si sviluppa diventa sempre più intelligente, e “inventa” il passato e il futuro.
    Con il passato e il futuro compaiono le scelte.
    Questo perchè..
    Beh perchè il pensiero ha bisogno, per vivere di 2 cose (Kant docet): il tempo e lo spazio.
    Non possiamo pensare senza tempo e spazio, il pensiero non può esistere senza, ed esse non possono esistere senza il pensiero.
    Senza pensiero vivremo in un eterno QUI ed ORA (che sarebbe l’esistenza rilassata).

    Ogni scelta, ogni pensiero, è come una “contrazione” , uno sforzo per “l’esistenza rilassata”.

    Spieghiamo:
    abbiamo una stanza buia.
    Noi siamo in un’angolo e abbiamo una torcia, ma la possiamo puntare solo in una direzione, a seconda di cosa illumineremo (scelta) avremo un’idea della stanza diversa (universo diverso).

    Un po come la classica storiella più volte riproposta dei ciechi e l’elefante [Al di là di Ghor si estendeva una città i cui abitanti erano tutti ciechi. Un giorno, un re arrivò da quelle parti, accompagnato dalla sua corte e da un intero esercito, e si accamparono nel deserto. Ora, questo monarca possedeva un possente elefante, che utilizzava sia in battaglia sia per accrescere la soggezione della gente.
    Il popolo era ansioso di sapere come fosse l’elefante, e alcuni dei membri di quella comunità di ciechi si precipitarono all’impazzata alla sua scoperta.
    Non conoscendo ne la forma ne i contorni dell’elefante, cominciarono a tastarlo alla cieca e a raccogliere informazioni toccando alcune sue parti.
    Ognuno di loro credette di sapere qualcosa dell’elefante per averne toccato una parte.
    Quando tornarono dai loro concittadini, furono presto circondati da avidi gruppi, tutti ansiosi, e a torto, di conoscere la verità per bocca di coloro che erano essi stessi in errore.
    Posero domande sulla forma e l’apparenza dell’elefante, e ascoltarono tutto ciò che veniva detto loro al riguardo. Alla domanda sulla natura dell’elefante, colui che ne aveva toccato l’orecchio rispose: “Si tratta di una cosa grande, ruvida, larga e lunga, come un tappeto”.
    Colui che aveva toccato la proboscide disse: “So io di che si tratta: somiglia a un tubo dritto e vuoto, orribile e distruttivo”.
    Colui che ne aveva toccato una zampa disse: “È possente e stabile come un pilastro”.
    Ognuno di loro aveva toccato una delle tante parti dell’elefante. La percezione di ognuno era errata. Nessuno lo conosceva nella sua totalità: la conoscenza non appartiene ai ciechi. Tutti immaginavano qualcosa, e l’immagine che ne avevano era sbagliata.
    La creatura non sa nulla della divinità. Le vie dell’intelletto ordinario non sono la Via della scienza divina.]

    Io la interpreto così.
    Ogni scelta (siccome la scelta è un fenomeno tipicamente umano) crea dentro di noi due universi, uno in cui l’abbiamo compiuta e uno in cui non l’abbiamo compiuta.
    E questi 2 universi, pur non esistendo esteriormente, sono più che reali per ognuno di noi, basta guardarsi dentro.
    Provare per credere..

    Poi dè è l’una di notte, che pretendi?
    =)

  2. karagounis78 says:

    Mamma mia che complessità la tua teoria. Per fortuna alla fine hai chiarito il concetto.
    Tuttavia, nella mia semplificazione esplicazionale, ho forse tratto in errore. E’ vero che la teoria degli universi multipli si può interpretare anche in funzione delle scelte, ma di base riferisce tutto a fenomeni fisici. In effetti nell’universo niente è immune dalle leggi della fisica, uomo e sue azioni comprese.

    Io personalmente non mi creo universi differenti in cui giaciono le scelte non compiute. Vorrebbe dire avere dei rimorsi e finora non mi sono mai pentito di quanto fatto.

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