Religio

Sul blog Viverestphilosophari è nato un interessante scambio di opinioni tra me ed un’altra lettrice, vertenza la religione ed il modo di vederla. Qui vorrei riportare un pensiero che mi è sovvenuto qualche giorno fa parlando con Paola.

Pur essendo da anni un ateo convinto, sorretto da solide teorie scientifiche, dal breve periodo di frequentazione della cerchia cattolica qualcosa mi è rimasto. Parte del mio modo di vedere può essere ricondotto a ciò che ho compreso all’epoca circa la religione: assolutismo ed ortodossia. Perchè se Dio è, allora non vi può essere spazio per nessuna interpretazione delle sue parole; ogni deviazione va considerata eresia pura.

Paola mi fa tuttavia notare che questa mia visione della religione non è corretta, nel senso che non è quella propugnata dal clero cattolico, ne probabilmente da nessun altro clero. Allora fortunatamente (non so se per me o per i credenti) che ho deciso di non sposare questa causa.

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7 thoughts on “

  1. PerlaDiSangue says:

    Mmmm molto impegnativo l’argomento,
    e controverso, per me che ho una visione tutta mia! 😛

  2. anonimo says:

    Beh, è da un po’ di tempo che fortunatamente la Chiesa Cattolica ha abbandonato l’intepretazione letterale delle scritture.
    Io sono d’accordo, se non altro perchè pensare che le Parole siano scritte esattamente in maniera letterale significa ritenere Dio un pessimo scrittore, incapace di usare l’allegoria e le altre figure retoriche 🙂

  3. anonimo says:

    Potrei intitolare il mio commento di sopra, ispirandomi al detto “Dio non gioca a dadi”, di Einstein, “Dio non è Moccia” 🙂

    Sono Prado, per chi non lo sapesse.

  4. anonimo says:

    Ti riporto quello che ti ho scritto nel blog di Enzo perchè mi sembra che non l’hai visto, se mi sono sbagliata, pazienza.

    Parto dalla tua ultima considerazione che condivido anche se mi pare sia più diffusa l’idea che la scienza dia risposte certe e assolute. Penso ai miei alunni dello scientifico o a un certo modo di impostare le conoscenze scientifiche.
    L’ambito scientifico mi ha sempre affascinato e coinvolto, era l’ambito disciplinare che mi coinvolgeva di più indipendentemente dalla bravura dei professori che ho incontrato.
    Ricordo di aver chiesto ad un amico i suoi libri di fisica dello scientifico, io facevo le magistrali, perché avevo voglia di approfondire, di capire di più. Nonostante studiassi in genere quasi per niente.
    Ora mi accorgo che l’aspetto poetico romantico della fede lo ritrovo proprio quando leggo un articolo di carattere scientifico anche se ci capisco poco, quando mi fermo a guardare la natura nella sua varietà e incredibilmente semplice complessità. In questi momenti lo stupore mi abita e il pensiero a Dio si tinge anche di poesia.
    Nella vita quotidiana, meglio nelle relazioni con gli altri e con me stessa la fede si sposta più sul versante della lotta, del dramma, della fatica a ricominciare da capo, a credere che appunto si può sempre ricominciare. Certo questo significa sperare ma non è una speranza poetica, è qualcosa che si accompagna alla consapevolezza che nello stesso tempo di fronte a me c’è l’abisso abitato e l’abisso del nulla. Quasi, oserei dire è più l’ambito scientifico che aiuta la mia fede, se così si può dire.
    Ascoltavo proprio ieri alla radio mentre viaggiavo, qualcosa di Pavel Florenskj sulla sua concezione filosofica della scienza. Riporto qui qualcosa che ho trovato a questo indirizzo (http://wwwhttp://www.disf.org/Voci/139.asp) …..la matematica e la visione filosofico-scientifica del mondo (Matematika i naucno-filosofskoe mirosozercanie), soprattutto per le sue molteplici implicazioni gnoseologiche e per la sua indubbia novità teorica e metodologica, che pone in discussione il metodo dominante dell’analisi matematica incentrata sull’idea della continuità, vale a dire sulla subordinazione dell’esistente e del suo accadere alle costanti e irrevocabili leggi analitiche. Ricorrendo alle ricerche sulla matematica pura, Florenskij mette a frutto le teorie bugaeviane inerenti l’“aritmologia” incentrate sulle funzioni discontinue e sulla concezione filosofico-simbolica dei numeri come forma, in vista di una visione integrale e dinamica del mondo.
    E ancora…..
    “L’argomentazione florenskijana mostra come accanto all’oggettività incondizionata riguardante la verità, vi sia l’esigenza di una completezza, che rinunci all’univocità ( ANALOGIA) e che affronti i problemi che insorgono quando si intende correlare l’intuizione con la consequenzialità dei sistemi di pensiero formalizzati, “l’infinità attuale” con quella puramente potenziale ( INFINITO). In questa prospettiva, egli sembra anticipare alcune posizioni innovative della contemporanea teoria matematica, in particolare quelle di Kurt Gödel (1906-1978), per il quale nessun sistema assiomatico di qualsiasi tipo può riprodurre tutte le verità della teoria numerica, eccetto quando esso è contraddittorio in se stesso. Giunto di fronte a questo punto critico della sua elaborazione scientifica, Florenskij approda, grazie alla mediazione della matematica e della fisica, ai due postulati filosofici fondamentali che sostanziano la sua teoria della razionalità: il principio di discontinuità della realtà e la struttura antinomica della verità”
    Ed è proprio la struttura antinomia della verità che vedo fortemente nella mia vita.
    ciao
    Sara
    p.s. ho visto che conosci la zona della FRanciacorta, io sono originaria di un paese vicino, lì ci andavo in bicicletta
    buona giornata a te e a Paola

  5. Flamel says:

    Fede e dogmatismo..
    Beh la chiesa Cattolica ha rinunciato tempo fa (se molto, poco o troppo poco è difficile da dire) all’assoluto dogmatismo che l’ha contrassegnata per molti secoli, e questo penso sia un grande passo avanti verso una conciliazione tra scienza e religione che però deve ancora passare per l’acquisita consapevolezza che si occupano entrambi di materie diverse, una il mondo interiore dell’uomo, lo spirito, l’altra quello esteriore, il mondo fenomenico.

    L’interpretazione delle parole è sempre stata comunque necessaria, è interessante vedere la distinzione che ancora oggi esiste tra diritto divino, fatto discendere direttamente da Dio, e diritto ecclesiastico, ovvero le norme di diritto fatte dalla chiesa stessa.

    Io paradossalmente seguo una via molto integralista.
    Se Dio ci ha dettato delle regole, se ci ha lasciati liberi se seguirle o meno, e se nessuno ci impone di avere una fede religiosa credo sinceramente che siano da seguire alla lettera più ferrea, senza transigere.
    In fondo il volere di una Chiesa (solo per fare il nostro esempio, ma potremmo parlare anche degli altri culti) non dovrebbe essere “cercare di avere una enorme quantità di fedeli” ma di avere fedeli di qualità, fedeli veramente fedeli.
    Certo è che non si può ostinarsi a dire che tutto ciò che Dio ha detto sia La Verità. Per questo torna in gioco la divisione cui ho accennato poc’anzi: i fenomeni del mondo (se la terra sia piatta o tonda, se esistano o meno altri universi etc) sono problemi prettamente scientifici, ciò che è scritto nelle scritture deve essere interpretato metaforicamente, con allegorie, mentre per ciò che è scritto riguardo alle condotte morali ci si deve attenere alle prescrizioni delle scritture, se si è veramente credenti, checchè dica la legge (es. aborto).
    Concordo che è una visione antiquata, ma questo è quanto penso.
    N. F.

  6. karagounis78 says:

    Quando vedo un sacco di commenti vuol dire che finalmente ho risvegliato l’attenzione dei lettori. Grazie ragazzi.

    Venendo al dunque:
    1. da te, Prado, mi aspettavo una simile posizione, come da qualsiasi altro cattolico moderno per dirla tutta. Sono sicuro che anche tu, da grande e stimato pensatore, ti sarai posto questa problematica. Tuttavia o glissi sulla risposta oppure mi vuoi far leggere tra le righe, che siccome Dio è un ottimo scrittore, ha predisposto il proprio romanzo in modo che fosse ricco di contenuti nascosti, da estrapolare studiandolo e comprendendolo a fondo.
    Certo se Dio fosse Eco…
    2. Sara, grazie per avermi citato questo filosofo che non conoscevo. Ha un pensiero molto interessante che vorrei approfondire e magari far mio: sarebbe un bel salto nella mia evoluzione personale. Certo che legare il concetto di verità a quello di antinomia è difficile: però capisco come in questo caso possa fornire una chiara e semplice soluzione ai miei dilemmi.
    3. Flamel, concordo con la tua divisione tra le parti delle scritture in evidente contrasto, penso per motivi storici, con l’evidenza scientifica e le parti prettamente morali. In effetti era più su queste ultime che io mi crucciavo.
    Ora mia sovviene che un grave problema nasce dal fatto che la Bibbia non contiene direttive morali su ogni fatto della vita: per realtà moderne, come gli anticoncezionali, è necessartio che la chiesa interpreti e dia una risposta qualora sia necessaria. Qui però nascono i problemi legati all’interpretazione che per sua anatura, e tu che studi legge lo sai meglio di me, non è univoca.

  7. Flamel says:

    Beh, si dice proverbialmente la legge (anche quella di Dio probabilmente) si applica, ma per gli amici si interpreta..
    Quindi si, diciamo che le interpretazioni possono spaziare così ampiamente che molto spesso a cambiare interprete si cambia visione anche di 180° (sembra paradossale ma non lo è..).

    Questo però non significa di dover rinunciare ad un qualsiasi tentativo di essere oggettivi e abbandonarci ad un estremo soggettisvismo del tipo “non mi interessa cosa c’è scritto io lo leggo così..”

    Innanzitutto vi sono interpreti qualificati (i giudici per la legge) che forniscono interpetazioni autorevoli, ma sopratutto, cosa che spesso viene sottovalutata, bisogna tenere conto dell’unicità degli insegnamenti, delle scrittura, delle leggi.
    Non sono da vedere come tante biglie sciolte, ma come perle di una stessa collana.
    L’interpretazione sistematica è il criterio certamente più completo anche se certemente quello più complesso da applicare.
    Vi sono poi criteri minori ma non meno esatti, come quello dell'”a maggior ragione” (es. è vietato portare i cani nei parchi dove ci sono i bambini, A MAGGIOR RAGIONE non potro portarci un leone, anche se non è espressamente prevista tale opportunità..)
    E ve ne sono anche altri, di sempre minor attinenza al testo letterale, e ce quindi io scarterei in questa materia (analogia, a contrario, intenzione del legislatore..).

    Tutto questo per dire che anche le moderne questioni (che ovviamente non eran previste, e non potevano esser previste ai tempi in cui fu scritta la bibbia, o la gita, o il corano..)posson trovare riferimenti utili se non per risolvere completamente i problemi almeno per orientare la condotta dei fedeli.

    Ricordo poi che, a parer mio, di fedeli ce ne sono pochi, pochissimi (io ovviamente mi escludo..) e che quindi il problema non si pone in concreto.
    Ad esempio per la contraccezione basterebbe osservare ciò che dice la morale prettamente cristiana del “niente sesso prima del matrimonio” e “niente atti impuri” per risolvere il problema alla radice.
    =)

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