28 Protagonist

Ok, con stasera concludo la visione del binomio 28 giorni dopo e 28 settimane dopo. L’idea non è malvagia, anche se non originalissima: un virus stile rabbia infetta la popolazione inglese e la rende assetata di sangue e carne umana. I sopravvissuti lottano e fuggono per guadagnarsi la salvezza.

Ma mentre il primo film gode di un certo appeal, non fosse perchè è il primo, il secondo è una cagata, a partire dai protagonisti. A metà film mi sarebbe venuta voglia di interrompere lì: tutta colpa di due inetti ragazzini che con il loro sragionare adolescenziale creano i presupposti per lo sterminio totale che avrà luogo nella seconda metà della trama. Nemmeno il miglior Karagounis è mai riuscito a far sterminare, seppur inderettamente, 15.000 persone. Consiglio: non guardetelo!

Ed ecco svelata una cosa che mi dà sui nervi, sia nei film che nei libri: i protagonisti con un carattere poco incline all’atto eroico. Faccio alcuni esempi: i ragazzini fissati e indisciplinati, le madri apprensive, i complessati, gli sfigati cronici (salvo quando sono le figure di un film comico), i buonisti a tutti i costi. Ma caspita: il protagonista di una storia deve essere il protagonista, farsi carico dell’azione senza subirla passivamente. L’eroe, nell’accezzione più ampia del termine, è quello il termine di paragone. Per fortuna con i libri mi capita raramente, e quelle poche volte c’è il cattivo di turno per cui fare il tifo.

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