Monthly Archives: June 2008

Schedati

Dò tutto il mio appoggio alla proposta del ministro Maroni di schedare i Rom presenti in Italia senza distinzioni di età e sesso. E’ ora di usare un po’ di pugno di ferro con certa gente che non vuole capire cosa significa vivere in una società organizzata secondo precise regole; facciamogli capire che il tempo delle tribù nomadi, perchè questo sono i Rom, è finito.

Difendo ancor più l’idea di prendere le impronte digitali anche ai minori. Molti di questi sono dei furfanti, educati al solo scopo di rubare, e come tali vanno trattati. Il loro destino da adulti è già segnato: crimine e galera, si spera. Vero è che schedare certa gente è un lavoro non semplice: che assicura per le generalità fornite e come si ritroveranno a seguito di un crimine? Problemi basilari, ma almeno un primo passo è stato fatto. Se la Lega è espressione di quella parte d’Italia che è stufa di veder lesa la propria legittima proprietà e vita da questi delinquenti irregolarmente immigrati, allora non si può dire che non stia facendo gli interesi dei proprii elettori.

Ed oso spingermi ancora oltre, per controbattere alle critiche di Famiglia Cristiana che fa aleggiare lo spettro di nuove leggi razziali. Schediamoci tutti, indistintamente. Un simile provvedimento non avrebbe nessun peso nella vita del cittadino onesto nè lederebbe la sua privacy. Più uguali di così di fronte alla giustizia non si potrebbe.

Scatti

Oggi ho approfittato delle tranquilla e soleggiata mattinata per andare al Museo del Territorio Biellese a vedere l’interessante mostra Piemonte Industria. Una bella panoramica fotografica, lunga più di un secolo, di immagini tratte dagli archivi storici di molte aziende piemontesi. E’ stato particolare vedere certe scene di quotidianità lavorativa anche solo di 40 anni fa: un mondo completamente diverso da quello a cui siamo abituati oggi. Le foto migliori restano le prime, risalenti al tardo Ottocento o primi decenni del Novecento: i vestiti della gente, le piccole officine dell’epoca, poi divenuti grandi fabbriche, gli operai che mostravano quasi fieri gli strumenti di lavoro, le facce già segnate dei tanti bambini all’epoca impiegati in svariate mansioni. Quelli erano anche gli anni in cui gli imprenditori creavano oltre alle fabbriche anche strutture urbane e sociali a contorno, per gli operai; un’epoca pioneristica i cui valori si sono persi con il passare degli anni.

La mostra finisce oggi, così non posso consigliarla a nessuno. Peccato. Fonti certe del museo mi dicono però abbia avuto parecchio successo e che il book ufficiale sia andato a ruba. Sembra inoltre che a Milano si terrà una mostra gemella, ovviamente più grande, dedicata all’industria lombarda: cercherò di informarmi per andare a vederla. In fondo l’archeologia industriale è un settore che mi ha sempre affascinato.

Libropoli

Il buon Vanet (aka Lord of Sorrow) mi dà lo spunto per parlare di libri. Quest’anno sembra propizio data la quantità di testi che sto leggendo, ma penso che anche la qualità media sia salita. Sapete che non denigro per nulla la fantascienza, anzi la porto sempre in palmo di mano, ma sto lentamente estendedno il mio campo d’interesse. La filosofia leggera sembra essere un genere in cui mi ritrovo perchè offre ottimi spunti riflessivi senza essere troppo impegnativa concettualmente. Più difficile, perchè i libri a tenore divulgativo sono pochi, è la sociologia.

In effetti però invidio un po’ chi, come il citato Vanet, riesce a buttarsi su un autore sconosciuto o su romanzi di genere indefinito, diciamo d’introspezione o comunque molto caratterizzati nella psicologia dei protagonisti. Io non ci sono mai riuscito e cerco di trovare delle spiegazioni a posteriori a questa mancanza; soprattutto temo che, andando a parare su autori che non conosco, alla fine il libro non mi piaccia, la lettura resti incompiuta o diventi un’odissea e l’acquisto si riveli incauto. Eppure nella fantascienza ogni tanto ho dovuto osare per trovare nuovi romanzi, però lì ho una certa esperienza nel discernere.

Mi riprometto, magari in estate, di fare un tentativo con una lettura "impegnata". Sicuramente prenderò spunto dai consigli del mio amico libraio.

BellItalia

Sto guardando SuperQuark, una puntata che prende spunto dalla crisi delle nascite nel nostro paese. Pur conscio di un dato che è stato sottolineato, non avevo mai portato alla mente cosciente una riflessione collegata. Se il numero degli immigrati aumentarà sempre di più, fino a dieci milioni nel 2050, cosa ne sarà del nostro retroterra di cultura popolare? Potrebbe starmi anche bene una società multietnica, a patto che gli immigrati si adattino e non vogliano imporsi e lavorino regolarmente, ma questa società tende a perdere velocemente tutta la tradizione precedente. Pensate soltanto alla nostra splendida arte culinaria: resterà ancora qualcuno in grado di fare delle lasagne in casa o degli agnolotti o degli insaccati caserecci? Sarebbe un perdita immensa, perchè la produzione industriale si appropria sì dei piatti tipici ma li snatura e li rende senza sapore.

Dovremmo difendere questa tradizioni di base perchè altrimenti rischiamo di portarci dietro soltanto il peggio del nostro modo di essere.

Matrimoniology

Non so se sono più confuso dal sonno (notate l’ora tarda del post) o dal troppo alcool in corpo (il cuba libre finale è stato di troppo). Tuttavia sento il bisogno di esorcizzare i miei demoni esplicitandoli qui sul blog.

Come altre riflessioni già fatte, anche questa parte da un matrimonio a cui siamo stati invitati. E colgo l’occasione per fare i miei migliori auguri a Roberta e Davide per la loro nuova vita insieme. A tal proposito, vedendo quanto erano felici in un giorno così speciale, mi sono chiesto se attendere ancora ed arrivare al matrimonio dopo magari qualche tempo già trascorso in regime di convivenza non possa essere lesivo della gioia di quel giorno. In fondo gli anni passano e la spensieratezza giovanile si affievolisce; in più il giorno prima si è sotto lo stesso tetto ed il giorno dopo pure, salvo avere uno status legale differente.

Non rischiamo di perdere una parte della magia, quel brivido legato al cambiamento radicale negli stili di vita? Forse la scelta di andare a vivere da solo, che inevitabilemente porterà ad una convivenza prematrimoniale (spero breve dato che io non sono a favore della convivenza prolungata), potrebbe non risultare l’opzione migliore. Certo sistema molte cose ed è comunque un passo importante e serio. Per me l’obbiettivo primario, ciò che ritengo impagabile, è vedere Paola sorridente, solare e felice al momento del fatidico sì: devo far sì che quel giorno sia veramente il più bello della sua vita. Qualunque sacrificio allora sarà valso qualcosa.

Pensierino della sera

Oggi la maestra ci ha detto di commentare i titoli dei temi dell’esame di maturità. Vi pare sia un pensierino adatto ad un bambino? Avrò gli incubi di sicuro. Sostanzialmente, però, le tracce proposte erano tutte, salvo quella barbosissima ed inutile di letteratura, abbastanza interessanti e sostanziose. C’era carne da mordere per ogni palato. Fosse toccato a me avrei perso una buona oretta a decidere quale portare a compimento.

Al momento il mio tema è di sicuro quello tecnologico, sugli sviluppi della tecnologia nella società umana, ma non avrei disdegnato nemmeno un trattazione più impegnata sullo spinoso problema lavoro-sicurezza. Sono argomenti su cui ho opinioni abbastanza mature e variegate che si prestano a moltissime citazioni, cosa che mi è sempre piaciuta. Meno allettante il tema sulla Costituzione ed i suoi, mal portati, 60 anni: al di là dell’idea esposta qui conta molto la chiarezza dei concetti con l’elevato rischio di cadere in una sterile critica. Lo straniero nell’arte e la donna nel ‘900 esulano da ogni mia capacità di espressione. Il tema di ordine generale è per chi, sembra la maggioranza degli studenti, non ha molte idee e capacità e quindi non sa come sviluppare le precedenti tracce; anche se parlare con un po’ di spirito critico, senza scadere nelle solite banalità, di comunicazione tra persone non è semplicissimo.

Se mi avessero proposto queste tracce undici anni fa, il tema tecnologico sarebbe stato in ballottaggio fino all’ultimo ma penso avrei optato per la Costituzione, proprio per il gusto della sfida.
E domani versione di greco. La guarderò e mi sentirò profondamente ignorante, dato che non riuscirò a capirci più nulla.

Elogio

Dicono non si dovrebbe elogiarsi da soli, ma non posso fare a meno di congratularmi con me stesso per il post precedente. Forse un dei miei pezzi migliori, sicuramente il migliore dell’anno. Una chiarezza espositiva e di idee che poche volte mi capita di avere ed anche lo stile non è malvagio.
Sarà la concomitanza con la vigilia del tema di maturità (che domani andrò ad analizzare) ma per questo post mi darei un bel 8.

Atomo sociale

Due giorni fa ho terminato la lettura de L’atomo sociale. Non ho preso particolari appunti durante la lettura perchè, nonostante la netta divisione in capitoli, la linea narrativa è unica. Tutte le argomentazioni sono portate con lo scopo di sostenere e dare validità all’idea che le dinamiche societarie possano essere studiate con criteri proprii delle scienze fisiche.
Badate bene, non si tratta di essere in grado di prevedere cosa accadrà all’interno di una società sottoposta a certi eventi: i miei dubbi in proposito nonchè il sogno psicostorico sono subito naufragati.

Il cuore della teoria esposta sta nella ricerca di strutture di comportamento indipendenti dal fattore individuo; tali schemi di comportamento ed aggregazione, che visti con gli occhi di tutti i giorni sembrano troppo complessi e variegati e fortemente legati all’iniziativa del singolo, nascono dall’applicazione di una semplice regola all’insieme considerato. Pensate alla differenza tra teoria tolemaica e copernicana per quanto riguarda il moto dei pianeti: cambiate punto di vista, ponetevi in alto, semplificate e trascurate (come mamma ingegneria insegna) ed ecco che potrebbe apparirvi una struttura capace di spiegare perfettamente il fenomeno osservato. Ed il bello è che può spiegare anche altri fenomeni in apparenza scollegati.

Illuminante è stata la prima parte dove si portano specifiche critiche alla disciplina economica in voga, la quale vede nel soggetto umano un essere pressochè perfettamente razionale, che prende sempre la migliore decisione possibile in maniera indipendente dal mondo esterno. Invece l’autore dimostra, od almeno illustra, come l’essere umano sia guidato da tutt’altre regole, tanto che spesso va contro il suo interesse. Ecco allora che occorre rivedere la schematizzazione del soggetto vedendolo finalmente come parte del mondo naturale e non come qualcosa da esso staccato. Le pulsioni, gli schemi nati in millenni di evoluzione e le forze di interazione, questi sono i motori che ci guidano nella vita di tutti i giorni e nelle sue scelte.

In definitiva, dato che sarebbe troppo lungo esporvi tutti i concetti (e spero qualcuno vorrà chiedermi in prestito il testo per approfondire), questa teoria mi rinfranca di tanti anni di ostinata riflessione in merito. Seppur in modo non sempre chiaro, la mia idea di base è sempre stata questa: l’uomo, indipendentemente da razza e cultura d’origine, deve possedere degli invarianti comportamentali, degli schemi mentali comuni che lo caratterizzino. Questo perchè si è evoluto in un universo che segue questa filosofia: se vale per il resto del regno animale, perchè noi dovremmo essere differenti? E’ forse una questione di retaggio religioso risalente fin dai tempi remoti. Io applicavo questa mia idea soprattutto al concetto di bello oggettivo ed al giusnaturalismo, ma ora capisco che lo stesso discorso può valere in qualsiasi altro ambito della società. Dovrò rivedere molte delle mie idee.

Concludo con una postilla di non trascurabile importanza, per chi dovesse chiedersi come mai solo ora, dopo secoli di grandi filosofi dediti allo studio della società, si arrivi a certe conclusioni. La risposta è che questa disciplina, la fisica sociale, necessita di potenti calcoli al computer per determinare e sottoporre a verifica le strutture estrapolate. anche per questo il libro parla di atomo sociale: occorrono gli stessi calcoli necessari allo studio delle interazioni tra le particelle. Ed è logico, perchè la società è fatta da un numero cospicuo di individui e nessuna mente umana potrebbe abbracciare con il ragionamento questa vastità di interazioni. Il guardare soltanto ciò che ci sta nell’intorno più prossimo (sia esso anche la propria nazione), per quanto appena detto, è ovviamente ciò che ha portato allo sviluppo della sociologia tuttora in voga che vede la società come la somma di tanti individui.

Concerti

Due serate, due live. Diverssissimi che più non si potrebbe.
Ieri sera gran concerto di John Fogerty a Milano. Il solito grazie al Folletto che ha pensato a me e mi ha convinto ad andare. Rock puro, di quello buono, di quello southern dai suoni caldi. Salvo un paio di pezzi che non conoscevo, le restanti canzoni erano tutti i grandi classici del repertorio: per alcune mi scorrevano i brividi da pelle d’oca. Ci vorrebbero più concerti così.
Questa sera invece esibizione di un collega in una chiesetta a Chiavazza: concerto per organo e fisarmonica. Un’oretta abbondante di musica classica, con Bach, Mozart, Vivaldi, Scarlatti. Sicuramente è stata una bella esibizione, molto particolare per la sonorità non comune dell’organo. L’esecuzione poi è stata superlativa, perfetta e vibrante.

La differenza tra i due concerti, per il mio modo di sentire, non sta, come si potrebbe pensare di primo acchito, nella qualità o nel tipo di musica, ma nel coinvolgimento mentale che consegue all’esecuzione. La musica classica non mi ha dato modo di scollegare il pensiero attivo ed abbandonarmi al ritmo ed alla melodia: è un tipo di musica da ascoltare attentamente, un esercizio di stile da comprendere. La musica moderna invece, specie se rock sparato ad alto volume, mi prende e mi trascina, trasmette emozioni intense. Forse per qualcuno varrà il discorso inverso a favore della classica; tuttavia dubito che sarò mai un ascoltatore di quel tipo di musica. Quello di cui sentivo veramente la mancanza era il suono del basso, il reef ritmico che si accorda con il pulsare del sangue; e poi i suoni troppo puliti, troppo alti. Noi vogliamo delle dirty guitar!

IT

CENSIS: internet piace ai giovani. E fin qui niente di male, anzi ben venga l’uso maturo di questo nuovo media. Il dilemma, non si sa se sulle capacità di giudizio del Censis o dei giovani, si nasconde nel proseguio dell’indagine.

"Per quanto riguarda il cellulare, questo mezzo è praticamente usato da tutti i giovani (il 97,2%), ma anche i libri fanno la parte del leone tra le preferenze dei ragazzi. Il 74,1% dei giovani legge almeno un libro all’anno (esclusi i testi scolastici) e il 62,1% più di tre libri." – La Stampa

"Ma il dato che colpisce è che il 74,1 per cento dei ragazzi legge ogni anno almeno un libro (non scolastico), e il 62,1 arriva persino a tre libri." – Punto Informatico

Parte del leone?! Un libro all’anno sarebbe un dato positivo? Davvero un dato che colpisce, ma per la sua pochezza. Anche tre libri in un anno mi paiono davvero pochi. Sarà che io ne leggo almeno uno al mese e tra molti dei miei amici il numero è ancora più alto, ma ritengo che queste cifre siano sintomatiche della scarsa cultura che pervade il mondo giovanile.

Perché a stare a non far niente ci si annoia e, per mancanza di cultura, si arriva all’estremo, sempre più diffuso, di fare atti di teppismo e vandalismo gratuito tanto per ammazzare il tempo. Forse dovremo abbassarci a creare libri via sms per far sì che i giovani li leggano.