Crisi

Questa crisi dei mercati mi fa riflettere parecchio. Per lo più sono riflessioni che non portano a nulla di concreto, nessuna proposta, perché analizzano semplicemente la situazione odierna.
Ma nel mucchio trovo conferma ad un mio vecchio cavallo di battaglia sull’economia: le previsioni di bilancio.

Il succo del discorso è presto detto: le banche (andiamo sugli interessati del momento) fanno delle previsioni sui bilanci dell’anno venturo, la crisi le colpisce e le previsioni vanno riviste al ribasso, la borsa risente del colpo e crolla. Provate a cercare dove sta l’errore in tutto ciò. E’ ovvio nel primo postulato, la previsione di guadagno. Come si può basare il proprio andamento aziendale su qualcosa che ancora non è stato e di cui non vi è certezza? E perché mai le borse seguono queste previsioni per poi stupirsi e andare in ribasso? Meglio sarebbe ragionare a conti fatti, senza crearsi aspettative.

Il sistema borsistico è troppo volubile. E per seguire e gestire questa volubilità le aziende, ormai costrette a rispettare la previsione di bilancio, si arrampichino sugli specchi della finanza creativa, speculano e rischiano. E’ un sistema che non ha senso, per me uomo del concreto.

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