A richiesta

Davide from Facebbok ask me: "Oh grandissimo filosofo, puoi tu dirmi se sia meglio col lavoro realizzarsi o nei piccoli piaceri sollazzarsi? Carriera e successo o lavoro onesto e gentil sesso?"

Già una volta mi fu posta questa domanda. Certo all’epoca non si parlava di lavoro, era una questione di fama imperitura o di oblio sconfinato. Era un giovane virgulto di belle speranze; ahimè lo consiglia per la fama e mi morì con una freccia nel tallone. Forse una leggerezza giovanile la mia, ma all’epoca l’uomo era rude e spigoloso nei sentimenti.

Ma a te, giovane promessa del Pro/E, posso dire che nulla può soddisfare un animo quanto soddisfare le proprie inclinazioni personali. E’ solo un’illusione che quella di potersi realizzare pienamente solamente nel lavoro. Un collega cinese, Confucio, mi disse giustamente che "se ami quello che fai, non sarà mai un lavoro", ed è quindi come non lavorare. Difficile forse sostenere ciò nel mondo moderno, dove comunque la vita ha un suo costo, però l’esperienza mi dice che c’è un fondo di verità.

E siccome è ancor più difficile che tutti facciano un lavoro che li aggrada, la via che ho intrapreso e che consiglio sta nello spaziare il più possibile per assaporare tutta la rotondità della vita. La vera grandezza sta nel pensiero, nella forza delle idee, nella capacità di scegliere coscienziosamente il proprio futuro. Io non sono un finisseur, non sono ambizioso e non chiedo, difficile che abbia grande successo: ciò che mi interessa però è vedere le mie idee apprezzate. Lascio a chi sta sopra di me la scelta di premiare il mio impegno.

Forse alla fine conta fare al meglio ciò che si fa. Se ami, ama completamente. Se lavori, fai il tuo dovere senza tante lamentele. Se mangi, mangia con gusto. Se ti diverti, carpe diem. Non farti dominare dagli eventi ma guardane il lato positivo e sfruttali. Gnose sè autòn, conosci te stesso e sceglierai solo ciò che ti soddisferà.

Però tieni sempre qualche grande sogno di riserva…quella casetta in campagna con l’aria buona, l’orto, il cane, la vita semplice e spensierata…

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10 thoughts on “

  1. anonimo says:

    Il bambino impara a camminar pian piano, prima carponi, poi su due gambetti, poi corre spedito e va a pesca di carpe e gamberetti.
    Pensa solo a campà.
    Ciao (Alfredo)

  2. karagounis78 says:

    Alfredo sei sempre criptico. Capisco solo il “pensa solo a campà”, che è anche alla base del mio discorso, sebbene lo direi in modo più raffinato.

  3. anonimo says:

    Un passo alla volta si ottiene tutto, sia nel lavoro che nello svago.
    Da carponi a “carpe” (diem)
    Da gambetti a gambe-re-tti.

    Ma non è come credi.
    Il tuo sogno di riserva, per esempio, (casetta in campagna, aria buona, ecc. ecc.) nel mio caso è stato un vero e proprio incubo.
    (Ciao, Alfredo)

  4. pibond says:

    Bravo Kara! Se ascoltassi la lettura di quanto scrivi qui, al termine, mi alzerei in piedi ed applaudirei in “standing ovation”, come oggi si usa dire.
    Quanto pensi funziona: con me funziona ancora, ed ho ancora progetti in mente.
    Quindi, persevera perché stai sulla strada giusta.
    ————–
    Se me lo consenti, ti citerò a margine delle mie pagine “Benessere non è felicità” e “I tempi della libertà”. Anche nelle pagine che da oltre un anno sto meditando di scrivere in ordine all’attimo fatale che rappresenta il momento di un presente transeunte in cui il percorso di vita di ognuno di noi si fonde con la storia: la mia, la tua con quella di tutti.
    A me sembra che Alfredo, come troppi in questa esistenza, pensi che la vita sia come dar corpo ad un flusso disordinato di sensazioni scollegate ad un progetto. Non sa dove abita la ragionevolezza e spreca le sue traballanti nozioni per confezionare modelli letterari maccheronici, con sommo rispetto parlando per Teofilo Folengo.
    Eccogli appioppata un’altra peculiarità: l’illetterato (sarebbe l’undicesima o la dodicesima, se non sbaglio).
    Carpe diem = Acchiappa la carpa
    —————
    Cesco Ciapanna è l’editore di Fotografare. Ogni mese – in fondo alla rivista, peraltro assai interessante per un fotografo dilettante, qual sono io – inserisce quattro pagine assolutamente demenziali nelle quali, ad esempio, con riferimento alla statua del Perseo nella Loggia dei Lanzi a Firenze, sostiene che “Mercurio + ali di collo” anagrammato produce “mercurio colloidale”, cha associato all’AIDS, ha costretto gli operatori a metter mano alle donazioni e salvare le infermiere bulgare in Libia.
    Se vuoi saperne di più compra l’ultimo numero. Costa €4,00 oppure ti spedisco quella del mese di agosto 2007, a mie spese.
    Intanto, goditi questa meraviglia!!!
    http://www.borghiditoscana.net/it/toscana/firenze/firenze/loggiasignoria/perseo.html

  5. anonimo says:

    AVE PIBOND, TIBI MITTO NAVEM PRORA PUPPIQUE CARENTEM…(Alfredo)

  6. karagounis78 says:

    Grazie Pibond.
    Alfredo, bella citazione.

  7. pibond says:

    Non è una citazione, ma un indovinello taroccato da Cicerone che scriveva ad un amico.
    Alfredo avrebbe dovuto scrivere semplicemente: TIBI MITTO NAVEM PRORA PUPPIQUE CARENTEM.
    Infatti tolta N (di PRORA) e la M (di NAVEM) resta AVE.

  8. anonimo says:

    Benigne Petrus, tibi mitto altera navem prora puppique carentem…

  9. lordofsorrow says:

    A dire il vero realizzarsi nel lavoro o sollazzarsi nel piacere sono la stessa identica cosa.
    Spece se l’obbiettivo diventa più importante del percorso. Per esempio uno che vive solo per divertirsi, per appaggare i propi desideri difficilmente avrà spazio per altro se non la voglia di soddisfarsi. Così le persone troppo dedite al lavoro non per il lavoro stesso ma per la realizzazione personale vivono solo per il raggiungimento del traguardo che diventa a suo tempo un punto di partenza dal quale iniziare la scalata al prossimo obbiettivo. “Qualcuno” ha parlato male molto a riguardo della “Volontà”. Liquidarla come la causa delle sofferenze mi sembra abbastanza stupido anche perchè la sofferenza stessa genera volontà (Volere smettere di soffrire ad esempio).
    Quindi come giustamente diceva il kara ci vuole equilibrio e conoscenza. Ma molto importante, a parer mio, anche una capacità di gustare le cose che abbiamo e che otteniamo.
    Viviamo in una realtà che ci spinge a essere veloci, a non ricordare i percorsi ma solo le destinazioni. Dovremmo gustare di più le decisioni prese, i rischi corsi, gli errori. Così da poter gioire dei traguardi raggiunti.

  10. karagounis78 says:

    Non so, sul fatto che il percorso sia importante sono mi trovo diviso. Sono certamente conscio del fatto che sono quel che sono (e mi piaccio così) in virtù di un percorso e non di una sommatoria di destinazioni. Tuttavia solitamente considero la vita come una funzione di stato in cui conta essere in un punto piuttosto che in un altro, indipendentemente da come ci si è arrivati.
    La destinazione è sicuramente importante perché occorre focalizzarsi su di un obbiettivo per raggiungerlo. Se ci fosse solo il percorso saremmo persi e non andremmo da nessuna parte.

    PS. Conoscevo la citazione ed il suo significato. Resta bella comunque.

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