Derivata nel tempo

Il mondo delle equazioni e della dinamica dei sistemi può anche essere affascinante e ricco di soddisfazioni, ma dopo due settimane in cui non ho pensato ad altro non ne posso più. Ho snocciolato e ristudiato tutti i metodi visti in anni di università, eppure il problema che mi affligge resta ancora irrisolto. Devo staccare nel fine settimana per riguadagnare un po’ di fiducia.

Il lavoro però ha regalato anche un interessante spunto di riflessione. Si parlava del decreto Gelimini sulla scuola. Dei colleghi lamentavano il fatto che non fosse possibile leggere per intero il decreto, ma solo conoscerne stralci magari riportati da esponenti dei vari partiti. Si faceva notare come il cittadino non è correttamente informato durante gli iter legislativi.

Al che ho dato il mio "alto là". Nella misura in cui accettiamo come valido il sistema vigente della democrazia rappresentativa, il giudizio sulle leggi in itinere è demandato ai rappresentanti legalmente eletti. Il problema non è che si vuole tenere il popolo nell’ignoranza, ma semmai quello che potrebbe accadere qualora il popolo non fosse concorde con la legge in approvazione. Pur se dettagliamente informato, io cittadino non ho il minimo diritto di scavalcare le autorità preposte e forzare la mano a suon di proteste. Si deve giocare secondo le regole.

Non è un discorso a favore della dittatura né contro di essa. Il cittadino ha il potere nel momento dell’elezione ed in occasione dei referendum abrogativi. Per il resto dovrebbe starsene buono, tranquillo, ascoltare ed aspettare che la legge sia pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale per giudicare con cognizione. Questo l’ideale, in cui ovviamente i politici sappiano fare il loro dovere.

Advertisements

16 thoughts on “

  1. pibond says:

    Più volte, durante la mia vita lavorativa, mi sono trovato a dover porre in atto disposizioni previste da Decreti Legislativi in corso di conversione in legge.
    Il guaio è che passavano mesi e mesi prima che la legge fosse approvata e le discussioni per interpretarle riempivano pagine e pagine dei giornali economici.
    Approvata la quale, occorreva por mano alla modifica di atti già compiuti in forza di legge per adeguarli alle nuove disposizioni.
    Per lo più succedeva di dover ottenere il rimborso di tasse o contributi già pagati e non più dovuti in base alle modifiche apportate dalla legge rispetto al decreto che l’aveva originata.
    Kara, hai perfettamente ragione e mi auguro che il Decreto Gelmini, peraltro conforme al programma di governo e quindi non suscettibile di dubbi, vada in porto nei prossimi giorni esattamente nel rispetto dei principi già diffusi dall’attuale maggioranza durante la compagna elettorale.
    ——————-
    Ho letto che ci sono facoltà universitarie distaccate in sedi periferiche, con un solo studente iscritto!!
    Dobbiamo comprendere che il problema va risolto, e, constato il fatto che queste facoltà sono state aperte per motivi estranei all’istruzione e alla scienza, ogni azione per ricondurre l’insegnamento universitario sul piano della normalità, sarà traumatica per chi ha avviato studi su canali senza sbocchi di utilizzo sul piano economico sociale.

  2. anonimo says:

    Decreti Legge*

  3. anonimo says:

    La vita è un gioco e la regola per giocare alla vita è che non ci dovrebbero essere regole.
    Esiste un programma (genetico) che agisce a priori, ma dopo l’evento della nascita, tutto è lecito, tutto è possibile, tutto è incredibilmente bello. Tranne le regole, perché sia ad imporle che a condividerle, provocano solo dolore.

  4. karagounis78 says:

    Potrei anche capire la vita senza regole, seppure non sarei d’accordo perchè l’aanrchia non esiste, ma qui si parla di regole istituzionali, tutt’altro campo.

  5. anonimo says:

    Se, come tu dici, l’anarchia non esiste, allora perché sono previste ed applicate un’infinità di sanzioni penali ed amministrative per tutti quei comportamenti non conformi alle disposizioni dettate da regolamenti istituzionali?
    (Alfredo)

  6. karagounis78 says:

    Proprio per il motivo che hai detto: per fare sì che le norme vengano rispettate. A mio modo di vedere il popolo si comanda mettendo dei paletti fermi e specificando con precisione ciò che si può fare; automaticamente tutto ciò che non è permesso è fuorilegge, senza interpretazione della norma, e va punito.

  7. anonimo says:

    Magari lo hai fatto involontariamente, ma hai detto una cosa gravissima: “il popolo si comanda mettendo dei paletti fermi e specificando con precisione ciò che si può fare”
    Ti rendi conto di ciò che hai appena affermato?
    (Alfredo)

  8. karagounis78 says:

    Difficile che io faccia qualcosa di involontario. Sono conscio di ciò che ho scritto, ma cercherò di spiegarlo più chiaramente.
    Noi viviamo in una società che non pone divieti: io sono libero di rubare, uccidere o delinquere in genere, ma dovrei sapere che ci saranno delle pene da scontare. Sinceramente mi sembra un modo inefficiente di gestire le cose.
    Posto che il cittadino onesto non delinque nè tende a ciò, porre dei paletti di legalità entro cui muoversi non intaccherà la sua libertà personale (almeno quella percepita). La sola complicazione nel sistema è che non prevede sfumature e che la definizione dei paletti è lunga e laboriosa. Ma una volta a regime il sistema snellirebbe la burocrazia e semplificherebbe la vita al cittadino: o si fanno le cose in un certo modo oppure non sono valide oppure sono fuorilegge. Punto, nessuna discussione ulteriore.

  9. anonimo says:

    Su questo che hai appena scritto posso concordare.
    Ma tu prima hai detto “il popolo si comanda” !…
    Forse volevi dire il popolo si “autogoverna” (non siamo in democrazia?)
    E l’autogoverno del popolo, secondo te, non è una forma di anarchia individuale allargata?

    Dunque, niente regole per l’individuo “singolo” e niente regole per l’individuo “esteso”

    Purché la democrazia sia così avanzata da non impedire l’autogoverno delle minoranze…

    Ciao (Alfredo)

  10. anonimo says:

    Caro Alfredo, non aggiungo parola a quello che scrivi a Kara.
    Manifesto solo la mia astiosa repulsione, anche se di modesta portata, verso chi vorrebbe proclamare leggi che porterebbero tutti a dover conseguire la patente di esistere.
    Che esista la patente di conduttore di caldaie o quella per guidare l’automaobile, mi sta bene; ma che mi si richieda una patente di idoneità fisica, psichica e morale per per sposarmi è obbrobrioso.
    Forse Kara ha già superato il modello della patente, orientandosi per noi umani, verso quello dell’alveare dove la patente e congenita in ogni individuo.

  11. karagounis78 says:

    Il popolo non può autogovernarsi. Cioè, potrebbe intendersi autogovernato qualora tu intenda il governo come una parte, un’estensione della volontà popolare.
    Io invece vedo l’autorità di governo come un ente a sè, superpartes, slegato da ciò che l’ha prodotto. Per questo dico che il popolo va comandato, guidato se preferisci.

  12. anonimo says:

    Ho l’abitudine (qualsi mai condivisa) di vedere l’uomo come se fosse un’olografia della società.
    Così penso che la mia libertà assoluta di agire con il corpo, non può non tener conto delle esigenze delle singole cellule che lo compongono.
    Ciò che chiamiamo EGO, a volte fuma e respira veleni, beve eccessivamente, prende l’insolazione o si ferisce magari per mettersi un orecchino.
    E le cellule cosa fanno? Si ribellano forse, evadono dal corpo?
    No, semplicemente reagiscono secondo la loro natura.
    La durata e la qualità di vita dell’individuo-stato, non è dissimile dalla durata e dalla qualità di vita del singolo individuo-multicellulare.
    Così, quando anche un solo uomo riuscirà consapevolmente ad autogovernarsi dettandosi uno stile di vita che lo renda sempre felice (ammesso che ciò sia buono e possibile), questo comportamente si rifletterà immediatamente sull’individuo sociale. Cosicchè ciascuno di noi potrà modificare a piacimento lo Stato, agendo semplicemente su sé stesso ed assumendosene, ovviamente, la responsabilità.
    Viceversa, l’Individuo-Stato influenza il singolo Uomo-Cellula inducendolo ad agire di conseguenza.
    Provare per credere :)))

  13. karagounis78 says:

    Ragionamento ineccepibile il tuo, ma devi ammetterlo del tutto utopico.
    Se tutti fossimo coscienziosi e attenti al bene comune e seguaci del buon senso non ci sarebbero guerre, carestie, omicidi e furti. Ed il governo sarebbe banale.
    Poichè però non siamo così, neppure in teoria, servono delle alternative che garantiscano la stabilità.

  14. anonimo says:

    Ci sarà stabilità nel mondo quando ci sarà stabilità nell’individuo.
    Tu, personalmente, riesci ad avere una vita conforme a ciò che è bene per tutte le tue cellule?
    Sai cosa chiede il tuo fegato?
    Fornisci aria pura ai tuoi polmoni?
    Fai respirare i piedi?
    Proteggi le orecchie dai rumori molesti?
    Quando superlavoro dai al tuo stomaco? Ecc. ecc.
    Non possiamo pretendere che il mondo cambi secondo i nostri ideali, se poi non siamo in grado neppure di gestire la nostra persona. Tutto qui.

  15. pibond says:

    Quando ho postato il commento n. 10, ero nella sala d’attesa del dentista e non mi sono curato di farmi riconoscere. Scusate. Ora non so se i commenti successivi al n. 11 siano anonimi o di Alfredo.
    Comunque, Kara, sei tu l’utopista.
    Ogni persona ha una guida che lo porta ad agire. L’animale ha l’istinto. All’uomo si aggiunge una coscienza.
    L’utopia spera di uccidere il male con l’anullamento della coscienza.
    Sono sostanzialmente d’accordo con Alfredo, salvo il fatto che gli individui estesi, ognuno nel loro ambito, vivono in un contesto paradigmatico per istituire le regole di convivenza.

  16. anonimo says:

    Si Pibond, i commenti sono i miei, ormai dovresti riconoscere l’impronta, no?
    Ci tenevo a mettere in evidenza il tuo lapsus, quando definisci l’individuo-esteso al plurale chimandoli “individui-estesi”. Appare evidente che per analogia olografica, la tua persona sarebbe soltanto un insieme di cellule-estese, ovvero, con un EGO ancora non ben definito.
    Ed infatti E’ COSI’: anche lo Stato non ha un suo EGO ben definito, poiché non sa gestire il benessere della totalità dei suoi individui-cellulari.
    L’individuo è così ben strutturato che potrebbe vivere beato per millenni, se solo riuscisse almeno a colloquiare con tutte le cellule del suo corpo.
    Vuoi provare tu?

Leave a Reply

Fill in your details below or click an icon to log in:

WordPress.com Logo

You are commenting using your WordPress.com account. Log Out / Change )

Twitter picture

You are commenting using your Twitter account. Log Out / Change )

Facebook photo

You are commenting using your Facebook account. Log Out / Change )

Google+ photo

You are commenting using your Google+ account. Log Out / Change )

Connecting to %s

%d bloggers like this: