Monthly Archives: February 2009

In the end

Il dilemma di venerdì si è risolto con la mia ascesa ai monti e la mia discesa (che strano gioco di parole) sulle piste di Champorcher. Sulle prime non è stato male tornare a sciare dopo tanti anni, poi sono tornato a chiedermi che cosa ci sia di divertente in questo passatempo. Ricercare la bella sciata mi annoia; la troppa velocità mi fa paura; certo c’è l’aria fresca ed il paesaggio innevato; può essere divertente affrontare una pista impegnativa. Uff…razionalmente non lo capisco. Resto convinto del fatto che lo snowboard potrebbe rappresentare la sola soluzione a questo dubbio: sfida nuova, emozioni nuove.

Ci sarebbe tanta attualità succosa da commentare, ma temo non ne valga la pena. Per chi mi conosce sono scontato in certe riflessioni. Sarà colpa della mia cronica mancanza di fantasia? Cosa che peraltro sento molto di più in questo periodo e mi abbatte.

Ma ho mai parlato di Facebook? Forse poco dopo essermi iscritto ed ero pure entusiasta. Ora lo considero alla stregua di una discarica. Sebbene non sia propriamente d’accordo con il decreto anti-apologia, dare un bel giro di vite a questo social network non sarebbe sbagliato.

Dilemma

Sciare o non sciare. Questo è il problema. Se sia più dolce l’ozio casalingo del lunedì o la neve soffice di Champorcher. Risparmiare o divertirsi? Solo il sabato notte porterà consiglio!

Pro Eluana

Se ne fa un gran parlare ed un gran polverone in questi giorni del caso della englaro. Tristissima la scelta del Governo di creare un DDL ad hoc e farlo passare alle camere in tempi record.

Io sono sempre stato favorevole a che le venissero staccate le macchine. Ditemi in coscienza che quella della ragazza è vita. Vita biologica forse, ma non vita attiva. Le piante del mio salotto in confronto sono vispissime. Il fatto è che non abbiamo una definizione univoca del concetto di vita: a seconda del contesto la vita prende forme differenti. Per gli exobiologi tracce di vita sono pure i composti organici trovati nelle comete.
Per quanto io sia uno scientista convinta, capisco che in questa situazione si deve far ricorso ad una definizione metafisica, che consideri sia gli aspetti biologici che quelli "spirituali".

Cos’è per me la vita? E’ in primis autosufficienza. Questo è il minimo comune denominatore di tutte le forme di vita: si autosostentano attingendo all’ambiente circostante. Per gli esseri superiori, regno animale, a ciò si sommano elementi legati all’uso delle capacità cerebrali. Per l’uomo questi si esplicitano nel raziocinio e nella socialità: vivo fintanto che sono parte integrante delle mia realtà e la comprendo.

Ad Eluana mancano almeno due elementi: l’autousufficienza e la socialità. Sul raziocinio non possiamo dire nulla oltre ogni dubbio, per cui lo mettiamo da parte, ne tantomeno lei può risponderci in merito. Sicchè come possiamo considerarla viva? Tenerla in questo limbo è soltanto inefficiente; non voglio dire crudele perchè implicherebbe un atto malvagio verso un qualcosa di etereo che non è dimostrato esistere. Cosa si aspettano coloro i quali vogliono continuare le terapie? Hanno mai pensato di trovarsi in quella situazione?
E qualcuno ha mai pensato quanto ci costa tutto questo? Le terapie, i procedimenti giuridici, le indagini…

Ecco quindi il secondo nodo da sciogliere: lo Stato quanto deve proteggere la vita dei cittadini? Io penso debba fornire un semplice supporto, ma farsi da parte di fronte alla volontà del cittadino o di chi per esso. Se la ragazza non può esprimersi trovo sacrosanto che sia il genitore a decidere per lei: lui l’ha messa la mondo e quindi ne può disporne in queste circostanze. Lo stesso varrebbe se fosse il genitore ad essere non in grado di esprimersi. La tendenza medica dell’accanimento terapeutico la trovo orripilante: è un peccato di ubris, il travisamento di chi ha perso di vista il suo scopo.

Voglio sperare che a seguito di tutto ciò, bene o male che finisca, ci sia un passo avanti significativo nella questione del testamento biologico. Che anzi venga imposto per legge a tutti i cittadini maggiorenni, così da evitare discussioni di sorta. Se vale qualcosa la parola scritta qui sopra, la mia scelta sarà di lasciarmi morire se dovessi trovarmi in coma o di terminarmi dolcemente per evitarmi anni di patetica degenza in un ricovero per anziani, qualora dovessi perdere l’autosufficienza. Non sarò certo io un peso per la società.

Post week 906

Un po’ storcendo il naso, ma non potendo fare nulla contro la censura aziendale, compatto in un unico post le mie riflessioni settimanali.
Abbiate un minimo di pazienza, concedetevi una tazza di buon tè e leggete senza fretta.

E-commerce

Sembra che agli italiani piaccia poco comprare online. Per contro però usano la rete per scovare giudizi favorevoli e non sul prodotto che hanno interesse ad acquistare, andando poi nel punto vendita sotto casa a prenderlo fisicamente.
Ovviamente l’articolo che ho letto in merito lamentava il difficile decollo dell’e-commerce. Che poi, secondo me, è vero fino ad un certo punto: dipende molto da cosa si vuole aacquistare e dal prezzo che si spunta online; a volte le offerte sono davvero troppo golose. Immagino però un articolo conseguente al decollo di questo servizio:

"E-commerce vola, a terra le distribuzione tradizionale" I colossi del settore, che fino a ieri attiravano folle di clienti nei loro superstore tutti lustrini ed offerte ammiccanti, oggi devono fare i conti con la nuova abitudine di comprare tutto con un click. I rappresentanti della categoria lamentano che i loro costi di gestione fisica non permettono di avere gli stessi prezzi del web. Per contro sottilineano l’importanza del rapporto cliente-tecnico venditore nell’acquisto di certi beni, parametro assolutamente assente con il nuovo sistema; i giudizi degli utenti sono utili ma spesso poco dettagliati o fuorvianti. La ripresa dovrà passare attraverso nuove trovate commerciali dei negozianti.

Giratela come volete, c’è sempre qualcuno che si lamenta. La coperta non è lunga all’infinito: se tiri da una parte, dall’altra rimarrai coi piedi scoperti. Se l’e-commerce non decolla come si vorrebbe non è ne male ne bene: è un fatto; inutile spingere solo perchè così va da altre parti e spostare così l’equilibrio del sistema.

Nomi

Ogni giorno di lavoro è foriero di nuove scoperte. Questa volta mi è toccato scoprire che i colleghi cinesi con cui ho a che fare hanno nomi diversi da quelli cui sono solito riferirmi. William, Sam, Michael, Maggie, Ben…sono soltanto dei nomi scelti per facilitare il dialogo con gli occidentali. Quali siano i loro reali nomi non mi è dato saperlo. Forse non capite il mio sconcerto di fronte a ciò, che è pur duplice.

Innanzitutto trovo in questo ulteriore conferma di quanto la nostra cultura voglia essere soverchiante, anche quando si rapporta con un’altra che non le è inferiore sotto nessun punto di vista. Sarebbe quantomai corretto lasciare ad ognuno il proprio nome, casomai scritto in caratteri fonetici così da essere fruibile ai più. Alternativamente dotiamoci anche noi di un nome tipico cinese: a breve ne sceglierò uno per me ed ho già un’idea, ma dovrò chiedere la consulenza ai colleghi locali. (Figlio del vento dovrebbe risultare "èr dì de feng". Altrimenti potrei scegliere un più banale "Wei-Peng").

Secondariamente la filosofia medievale mi insegna che non conoscendo il vero nome di una cosa non posso comprenderne l’essenza, conoscerla fino in fondo. Io già mi relaziono con i coleghi cinesi soltanto via mail, senza sapere che faccia hanno, in più li chiamo con un nome che non è il loro, che non li rappresenta, tanto varrebbe parlare con un risponditore automatico. Mi chiedo se anche per loro sia strano sentirsi chiamare con un appellativo così estraneo o se alla lunga diventa come il Karagounis per me. Vorrei tanto chiederglielo.

Vita
(su queste riflessioni devo ancora mettere ordine)

La domanda mi sorge ad intervalli regolari: la vita è una funzione di stato oppure conta il cammino fatto?
Nessuna delle due ipotesi mi soddisfa appieno né si adatta alla mia filosofia.
Considerare la vita una succesione di stati sembra quasi una riedizione moderna del fine giustifica i mezzi. Devo arrivare là, come non importa e neppure quando.
Concentrarsi troppo sul cammino tra gli stati, viceversa, mette questi in secondo piano impedendo che vengano gustati fino in fondo. E se poi il cammnio si rivelasse diverso da quello preventivato?

Qualche modo per mediare le due tendenze c’è sicuramente. Si potrebbe pensare ad una successione di stati guardando al passato, dato che ormai i giochi sono fatti, gli stati raggiunti e spesso il cammino dimenticato; in questo mi ritrovo in pieno dato che sono conscio e soddisfatto di quanto raggiunto in precedenza. Il cammino forse conta maggiormente per il futuro: darsi non solo un obbiettivo ma anche una via per raggiungerlo cercando di seguirla al meglio, senza intestardirsi nel farlo.
Certo sarebbe anche facile, forse troppo scontato, vedere un cammino come una successione di stati infinitesimi, sicchè si cadrebbe dall’auna all’altra ipotesi. Egualmente uno stato potrebbe essere una matassa nella quale il cammino si aggroviglia
e da cui ci vuole un po’ per districarsi.

Ancora oltre, non è che sto mischiando capre e cavoli? Stati della vita e cammino potrebbero essere due entità coesistenti in contemporanea. Il cammnio deve essere fatto di azioni; lo stato ne è privo e potrebbe includere soltanto gli stati d’animo ed emozionali. Per cui uno senza l’altro non avrebbe senso: azioni senza motivazioni od emozioni senza causa…

Pausa

Ho riflettuto a lungo su quanto sto per scrivere.

Ho deciso di prendermi una pausa di riflessione dal gioco di ruolo. Ultimamente la mia voglia di giocare ed il divertimento nel farlo sono andati scemando: a trascinarmi spesso è stata soltanto la verve creativa del Folletto e l’amicizia. Non me ne vogliano master e compagni, non è colpa loro: sento in me la mancanza di uno stimolo forte, come ai vecchi tempi delle campagne storiche. Devo trovare un nuovo equilibrio e capire che tipo di gioco voglio.

Come diretta conseguenza di quanto sopra, abbandonerò per qualche tempo il Club. Dopo dieci anni di onorata presenza è difficile anche per me dirlo e pensarlo. Il fatto è che da parecchio frequentavo solo il lunedì, per giocare con Iglia, mentre le altre sere non presentavano più nessuno stimolo: i presenti erano per lo più attaccati ai pc per WoW e sinceramente mi annoiavo. Con il tempo le cose sono cambiate, come è giusto, e ne va preso atto. La compagnia, come dimostrato dalla serata di ieri per il Superbowl XLIII, non si discute e provo dispiacere nel comunicare questa mia scelta tramite blog, ma a guardarli in faccia non ci sarei riuscito.

Non disperate, questo è soltanto un arrivederci.
Kaaaaaaaa…ragounis!!