Monthly Archives: March 2009

Pensieri

Odio vivere alla giornata e prendere le cose man mano che vengono. La mancanza di programmazione sul breve-medio periodo mi infastidisce come poche cose al mondo, almeno quanto la non ripetitività di certi apparati meccanici. E’ un chiaro sintomo di inefficienza.

Hostel

Wow che film. Forse non sarà un capolavoro, ma la prima parte è così piena di gnocca che non si può non apprezzare lo sfrozo del regista; dopo diventa solo truculenza allo stato brado. Secondo voi l’Europa dell’Est è veramente così zeppa di gnocca? A volte invidio chi fa questi viaggi cul…turali.

Le colpe

Le colpe dei padri non devono ricadere sui figli, un principio assodato da secoli, anche se non dappertutto.
Ma le colpe dei figli, ossia le nostre? Chi è colpa del suo mal pianga sè stesso, verrebbe da dire a ragion veduta. Spesso però ci si sente soltanto vittime. E se non fosse del tutto vero nemmeno questo caso?
Si può dire in coscienza di non aver in nessun modo contribuito alla situazione che ci vede vittime? Secondo un altro famoso motto "homo faber fortunae suae", ognuno è artefice del proprio destino, occorre solo guardarsi indietro e vedere gli eventi nella giusta prospettiva. Certo spesso non siamo la causa ultima ma complici della causa prima.
E’ un altro esempio di come il taosismo descriva in modo coerente tutte le nostre esperienze.

Various

Giornata dai toni altalenanti. Ora per esempio sono sull’incazzato, prima ero mesto e sconcertato (provate voi a sborsare 290 € per il tagliando della macchina), al lavoro ero tranquillo, stamani adirittura allegro. Bah…
Potessi almeno scrivere ogni giorno sul blog! A casa prendo qualche sparuto appunto, ma spesso le riflessioni si perdono e vengono dimenticate.

Ieri, ad esempio, riflettevo sulla pena di morte, imbeccato da servizio del tg. Se dobbiamo considerarla come una pratica da abolire, su cosa dobbiamo basarci per dar forza alla nostra tesi: etica o morale? E’ eticamente male uccidere un uomo quindi lo è anche la pena di morte, oppure è moralmente ingiusta perchè la colpa va espiata per altre vie? Insomma, deve prevalere l’etica o la morale? Se la morale è l’applicazione dell’etica, allora il problema è risolto.

Ma ci sarebbero tante altre cose da dire. Per esempio, un consiglio per un week end od una gita se vi trovate in zona: Bussana Vecchia. Se volete curiosare ha anche un sito con tutte le notizie del caso. Paesino terremotato ed abbandonato alla fine del 1800, situato nei pressi di Sanremo, ora sede di piccole botteghe d’arte. Veramente un posticino piacevole, specie se siete amanti della fotografia: troverete un’infinità di scorci. Durante la stagione estiva poi deve essere ancora meglio.

Eppure di tutto questo mondo di notizie, anche interessanti, alla fine nel mio cervello resta soltanto un pensiero che ha la forza di cancellare tutto il resto.

I never hide the feeling inside,
And though I’m standing my back to the wall,
I know that even in a summer love
A little bit of rain must fall.
But, every road I take I know
Where it’s gonna lead me to,
Because I’ve travelled every highway
And they all keep coming back to you.

AC/DC

Forum di Assago, 19/03/09, 15 mila persone. Io c’ero.
Un concerto niente male, divertente, ben condotto e ben coreografato. Non è che mi aspettassi di meno.

Peccato per la gentaglia che c’era in giro. Capisco che io non sono un animale da concerto, ma per me è inconcepibile vedere un palazzetto colmo di gente che fuma, non solo sigarette, e beve alcool come fosse acqua. Non tutti erano così, ovvio, ma questi turpi individui spiccavano nella massa. Quindi già solo l’averli attorno mi infastidiva, pensate quando uno di questi fattoni mi ha insozzato la giacca di sambuca. Maledetto lui e la sua ubriachezza molesta!

Almeno i prossimi concerti, Eagles e Lynard Skynard, vedranno un pubblico più tranquillo. Per i Metallica, conto di sopravvivere grazie al fatto di essere ben posizionato sulle gradinate numerate.

il Tao secondo me

Che brutto periodo. Sto dando fondo alle residue energie mentali e fishce.
Chi sa capisce cosa intendo e vorrei qui ringraziarlo per il supporto che mi sta dando.

In questo fine settimana ho avuto modo di riflettere molto e di scrivere ciò che sentivo, il che mi ha chiarito ulteriormente le idee. Sento che voglio cambiare il mio punto di vista sul mondo e sento che qualche piccolo passo, almeno sul piano speculativo, l’ho fatto.

Una fetta della filosofia del Tao non è poi così distante dalle mie originarie posizioni ed anzi può spiegarle senza denigrale o farmele rinnegare. Per il taoismo, infatti, la dualità che l’uomo percepisce nel mondo intorno a sè, sotto qualsiasi forma si manifesti, è soltanto un’illusione: un semplice schema che la mente umana utilizza per meglio destregiarsi nella realtà. La verità è che questo dualismo non esiste, l’equilibrio tra le forze resta costante, sicchè nessuna potrà mai soverchiare il suo opposto. Inoltre, come evidenziato dal simbolo del Tao, ogni cosa ha in sè entrambe le forze opposte; concetto questo molto simile al "chi è senza peccato scagli la prima pietra" della dottrina cristiana.

Accettare questi due concetti è fondamentale per proseguire nel percorso spirituale. Si può perciò dire che io ho sempre vissuto nell’errore, credendo che l’ordine del mondo stesse nel definire ciò che era Bene o Male e che da queste grandi categorie si potesse derivare tutto il resto. Presa coscienza posso elevarmi di una gradino e guardare dall’alto, esternamente, questo problema.
E cosa vedo? Vedo che effettivamente tutto può essere Tao, perchè tutto è in fondo in equilibrio con sè stesso. Nulla insomma esiste al di fuori del Tao ed il Tao si differenzia nel dialogo interiore, pur restando sempre un unicum.

Non so se ho chiarito il concetto, ma qualcosa di simile l’avevo già definito parlando dele differenze tra Cina ed Occidente. Tutto le discipline occidentali infatti vivono della presenza di un qualcosa al di fuori di sè, un ente differente con cui si instaurano dei rapporti e dei dialoghi: Dio piuttosto che il mondo fisico piuttosto che l’Iperuranio. La Cina invece, potenza egemone della sua zona di mondo e spesso chiusa verso l’esterno, ha da sempre sviluppato una dialettica interna alle sue componenti: seppur ci sono delle differenze di vedute queste restano sempre all’interno del celeste impero. Penso che il Tao ragioni allo stesso modo.

Ma nel mio osservare con occhi nuovi il mondo percepisco il Tao come un frattale, un’entità che si ripete uguale a sè stessa a qualunque livello la si guardi.
La mia persona è un Tao, in cui coesistono differenti opposti; con Paola formiamo un Tao superiore, perchè siamo complementari e questo crea equilibrio; ma il piccolo mondo del nostro rapporto si deve rapportare al più grande mondo esterno e con esso forma un Tao su livelli sempre crescenti, mano a mano che si coinvolgono più persone nello schema: parenti, amici, consoscenti, tutto il mondo.
L’equilibrio nasce quindi da dentro, questo è importantissimo, ma trova corrispondenza nell’esterno: la nostra condizione, per quanto possa essere brutta ed insoddisfacente, è parte del grande equilibrio e noi ne siamo concausa. Ma possiamo sempre cambiare la nostra condizione ricercando un migliore equilibrio sia interiore che esteriore. Un nostro cambiamento risulterà in un visibile cambiamento della realtà più prossima ma il suo impatto andrà affievolendosi salendo nei livelli, proprio perchè il Tao totale non può cambiare.

Strettamente legato a questa parte del taoismo è il concetto del’"agire senza agire", di cui devo ancora indagare i risvolti pratici e morali. Di sicuro non significa restare passivi, non è inazione; forse è più simile ad un azione mirata nel momento propizio le cui conseguenze negative, che a questo punto dobbiamo sempre considerare presenti, risultino minime.

Sbornia all’alba

So, come dice Dregoth, che i miei ultimi post non sono il massimo dell’allegria e paiono gli sproloqui di un ubriaco, ma…d’altronde è così. Quando si ha la testa da un’altra parte è difficile, per me, distaccarmi e cambiare registro. Anche al lavoro ho un’aria dimessa, per quanto riesca a svolgere i miei compiti. Mi manca però quello stimolo in più, lo scatto del genio; ho le idee ma non la forza per metterle in pratica.
Purtroppo una delle poche che paiono riuscirmi bene è lo shopping. Tra una cosa e l’altra ho già capito che questo mese marca male come bilancio. Per fortuna spendo almeno per abbellire casa, salvo un regalino per Paola che ci sta in pieno.

Vogliamo cambiare argomento? Rispolvero un post che qualche giorno fa avevo tolto per revisione contenutistica.

Personal Jesus

La religione è da sempre uno dei miei argomenti preferiti. Ed il come viverla ritengo sia un punto di fondamentale importanza all’interno di una discussione seria sul tema.
Io sono sostanzialmente contro la Chiesa istituzionale, per tanti motivi, non da ultimo la pretesa di avere l’ultima parola circa l’interpretazione della parola di Dio. Tuttavia posso ora dire che l’istituzione di una dottrina unitaria potrebbe non essere quel gran danno che immaginavo. Infatti il professare una fede personale, che riconosce l’esistenza di un essere supremo con cui si può entrare direttamente in contatto senza intermediari, rischia di sfociare in una spirale politeista. La dottrina infatti impone delle regole che vanno rispettate; la fede personale manca di questo parametro e la divinità viene adeguata alla morale personale od alla bisogna del momento.

In linea di principio un buon cattolico, che a mio avviso è colui che segue gli insegnamenti dei testi sacri, non compirebbe azioni contrarie ai Comandamenti. Eppure la cronaca è piena di storie di gente che, pur professandosi credente, ha agito contro i proprii principi. Oltre che con la legge si dovrà fare i conti con la propria coscienza. Ravvedo in ciò una chiara mancanza di morale, specie quando poi all’azione fa seguito la richiesta di perdono.
Ma ciò che trovo ancora più strano è come quasi tutti si rivolgano a Dio per avere un’intercessione riguardo un particolare desiderio. Non è atipica come prassi? A guardare la sostanza non è granchè distante da ciò che i pagani facevano verso i loro dei: ne esisteva uno dedicato ad ogni caso della vita ed a questo ci si rivolgeva compiendo offerte. A questo riduciamo la religione? Un conforto metafisico per i nostri piccoli problemi quotidiani? Mi pare tuttaltro che serio.

Le religioni orientali, sotto questo punto di vista, mi paiono più equilibrate. Pur ponendo un qualche principio metafisico professano ed insegnano la responsabilità personale, mettono l’individuo di fronte a sè stesso. Homo faber fortunea suae, per dirlo alla latina. Il metafisico non è chiamabile in causa direttamente ne gli si possono appioppare gradi di giudizio a posteriori.

Punti

La vita è spesso una serie di alti e bassi. Spesso la immagino come una sequenza di punti di equilibrio da cui passa una rossa pallina.

E paradossalmente la felicità si trova in cima alle convessità, in un punto di equilibrio instabile. Si domina il panorama dall’alto ma è anche facile cadere, anche per colpa di altri.
Per contro le concavità sono i momenti di tristezza. Oh…a volte come è bello crogiuolarsi nel rimpianto e nell’infelicità. In questi frangenti però per risalire la china occorre trovare dentro di sè lo stimolo giusto, l’appiglio dal quale iniziare la scalata.
Gli amici possono aiutarci, è per questo che li abbiamo scelti, ma non dobbiamo neppure approfittarci di loro. Alzarsi con le proprie forze dà morale e ci rende più forti contro le prossime avversità.

Una nuova felicità è la ad attenderci…vale sicuramente la pena di provare a raggiungerla.

Beyond the Good and Evil

Giorni di paura, di ansia e di riflessione. Ho necessità di scoprire in me una nuova dimensione morale, qualcosa che si accordi alla gente che mi attornia e che possa evitarmi certi errori in futuro.

Non è però cosa banale. La morale è argomento spinoso, un terreno su cui non si possono avere certezze. Io ero pure convinto di avere una buona morale, tuttavia probabilmente facevo facile confusione tra il concetto di morale e quello di etica. "Se conosci il Bene lo fai", è sempre stato un motto che ho sposato volentieri, ma come definire questo Bene? Su questa domanda si fonda la ricerca etica. Da seguace del Naturalismo ho sempre ritenuto che il Bene fosse estrapolabile dall’esame del mondo, fosse ad esso connaturato, pur non avendo mai chiarito i termini della questione.

Da ciò facevo discendere una morale semplice basata sul rispeto di alcuni principi considerati "buoni". Un approccio deontologico, utile a garantire certezze a priori. Ora però mi sono trovato a sbattere violentemente contro i limiti di una tale linea di pensiero, le eccezioni, alle quali non possiamo sottraci pena l’inconciliabilità con il resto del mondo. Vorrei ammorbidire il mio pensiero e strizzare un occhio alla teleologia, che valuta il giusto o l’iniquo in base alle conseguenze delle azioni, ma ho timore di cadere nell’inazione. Mai stato decisionista, non ho parametri personali per decidere su quali basi fondare un’analisi delle conseguenze accettabili.

Per trovare la giusta misura sono anche disposto a rivedere altri punti del mio pensiero, che è strettamente interconnesso. Sarà probabilmente necessario uscire dalla mia prigione degli assoluti, che è parte in causa delle mie scelte sbagliate. Sono sincero e dico che questo mi fa molta molta paura. Ma ho promesso e a questa persona non posso dare altre delusioni. Poi chissà, aggiungere qualche colore alla mia scarna scala cromatica potrà accendere l’interesse su aspetti del mondo che ritenevo ormai scevri di fascino. Un primo tentativo lo farò cercando di approfondire la filosofia orientale che sugli aspetti delle dualità ha molto da dire.

Indipendence

Sto guardando Tatami, un bel programma di Raitre condotto da Camilla Raznovich. Questa sera si parla di dipendenza e delle sue forme, gioco, droga, bisogno di scappare, internet.
Il minimo comune denominatore di tutte le storie pare essere la ricerca di una protezione dalla vita reale. Il mondo non piace, la società ci sta stretta oppure ci sembra troppo oprimente, così si diventa fortemente dipendenti da qualcosa per rifuggire da tutto ciò. Certo le droghe sono un grande male, come pure altre forme subdole, quali la pornografia su internet, tuttavia è singolare che lo stesso effetto si possa avere anche con il girare il mondo in continuazione senza una meta e senza fermarsi a lungo in un luogo. Ci sono questi novelli nomadi che soffrono di prurito da stanzialità, dato dal contato prolungato con una società che alla fine cerca di imporre dlle regole di convivenza.

Seppure io ammetta che la nostra società porti a questi eccessi e quasi se ne nutra (vedi la dipendenza dal consumo di beni futili), sono convinto che alla base del divenire dipendente ci sia un’incomprensione dei meccanismi che regolano la società in cui si è immersi. Non che comprendendoli automaticamente ci si trovi d’accordo, anzi en venga la critica costruttiva, ma almeno si avrebbe coscienza del proprio ruolo. Scappare non è mai una risposta valida sul lungo periodo; "le bugie hanno el gambe corte" diceva mia mamma e lo stesso si può applicare a queste casistiche. E questa stessa incomprensione crea la noia che riscontriamo nei giovani e che spinge spesso alla dipendenza se non alla violenza.