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Lo scambio di file sulla rete è un argomento che suscita sempre accesi dibattiti. Ne ho già parlato tempo addietro, ma chi si ricorda cosa scrissi! Per cui tabula rasa e via.
Sul tema non ho una mia precisa idea. Certo usufruisco della possibilità se qualcosa mi interessa, ma non è qui che voglio soffermarmi. E’ il concetto di base che conta, non la sua applicazione. La differenza tra scambiarsi file musicali o video tramite la rete e prestare un libro o un cd qual è? soltanto la quantità di persone raggiungibili in breve tempo. Prendiamo un libro: io lo compro, lo leggo e poi lo presto a dieci persone diverse. Questo lo leggono senza averlo comprato: il danno procurato all’autore/casa editrice è il medesimo che nello scambio di file. Però nessuno mi addita come pirata e criminale. Per non parlare di quei movimenti di book crossing: possiamo definirle delle associazioni a delinquere?
Dunque dobbiamo pensare che la differenza la faccia la quantità? Rubare una mela non conta ma una cassa sì? Ci troviamo ovviamente di fronte all’impossibilità delle nostre leggi di far fronte a scenari nuovi ed imprevisti, quali la tecnologia ci permette di accedere senza sforzo. La soluzione non sta nell’adeguare qualcosa di vecchio ma di ripensare dalle fondamenta a qualcosa di nuovo. Servirebbe del pensiero parallelo per uscire dal circolo vizioso.
Sui film posso essere favorevole ad un controllo, perchè lì gli investimenti in denaro sono elevati, ma la musica può essere fatta anche in uno scantinato ed essere di qualità. Non serve pagare milioni le star solo perchè producano un nuovo disco: la musica come processo creativo dovrebbe essere immune da imposizioni commerciali che possano snaturarla o forzarla. Chi davvero sente dentro qualcosa e vuole comunicarlo in musica deve poterlo fare e sarà il pubblico, in questo caso della rete, a decretare il successo. Raggiunta la fama potrai guadagnare con le tourneè e con i cd che deciderai di produrre per gli appassionati. Spogliamoci dall’accoppiata fama=denaro; la fama e la gloria da sole valgono molto di più. Così facendo si salva praticamente tutto il settore, dalle riviste specializzate agli organizzatori di eventi; le major dovrebbero ovviamente ridimensionarsi o comunque tornare ad essere cacciatrici di talenti come decenni fa; i rivenditori di dischi sono già in crisi e troveranno altre soluzioni, magari diventando essi stessi piccoli produttori o talent scout.

Watchmen

Ho letto il fumetto o meglio la graphic novel. Molto particolare nella realizzazione, con tanti inserti di taglio romanzesco che spiegano retroscena e richiamano fatti citati nelle strisce disegnate. Ho apprezzato moltissimo tutto lo svolgersi del finale, lontano dalla banalità che di solito si riscontra in questi generi.
Temo che la realizzazione cinematografica non possa essere comparabile. il cinema cerca azione e finali facilmente comprensibil, mentre il fumetto è praticamente privo di combattimenti significativi, effetti speciali, e richiede attenzione ad un certo percorso per apprezzare il finale. Sono comunque curioso di vedere cosa ne è venuto fuori.

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2 thoughts on “

  1. IlMendicante says:

    Mi fa molto piacere tu abbia apprezzato Watchmen.

    Fare un buon film era praticamente impossibile – a mio avviso, con le dovute considerazioni, ci sono riusciti. Dagli un’occhiata. Snyder sa come lavorare nel rispetto del source material.

  2. karagounis78 says:

    Appena riesco lo guardo.
    Ho invece visto The spirit e, come mi avevi prefigurato, non era un granchè. Si salva solo la ladra: bella gnocca.

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