Monthly Archives: June 2009

Math politic

Il più grande male della società moderna: la "previsionalità", ossia l’abitudine di fare previsioni su eventi futuri e su queste basare scelte e giudizi.
Non parlo dell’uso scientifico basato su fatti, prove e teorie, ma di quello più economico. Quante volte sentite dire che un titolo di Borsa sta perdendo non perchè l’azienda sia in perdita ma perchè è cresciuta meno del previsto. Siccome è valido anche l’opposto, mi chiedo sempre quale manager non abbia interesse a sparare basso magari ben sapendo che il risultato finale sarà migliore.

Ora lo stesso gioco viene fatto in politica. Prendiamo Franceschini, per esempio. Da qualche giorno pensa e dichiara di aver vinto la tornata elettorale sulla base del fatto che Berlusconi, sborone!, alla vigilia del voto sparava alte percentuali per il PdL. Se si fosse dichiarato sconfitto in partenza, ora dovremmo forse gridare al nuovo messia della politica ed aspettarci il suicidio collettivo del PD?
I numeri…solo l’assoluta oggettività del dato duro e puro è capace di fugare ogni dubbio. In questo caso il centrosinistra ha perso rappresentanza istituzionale, in Europa come nelle amministrazioni locali. E’ inutile fare conti strani, sommare capre con cavoli e dire di aver vinto.

Perchè la gente è forse stupida, ma per sfortuna di questi furbacchioni non è spesso capace a far di conto…

Matrix mon amour

Spesso mi si accusa di essere inquadrato come i cavalli. Solo per il fatto di essere ingegnere non vuol dire che ciò corrisponda a verità. Ammetto di non avere fantasia, ma supplisco perseguendo un’altra via.
Pensare fuori dagli schemi significa pensare in modo trasversale ad essi, non ritrovarsi per troppo tempo in nessuna categoria e venirne così assorbito, essere capaci di sempre nuovi slanci. tutto ciò, che minimamente si adatta al mio ingegno, però non fa seguire la capacità di creare un nuovo schema seppur personale, perchè sarebbe violare la definizione stessa testè data.

Ed è qui che entro in scena io. Io non sono nè dentro gli schemi nè fuori, io semplicemente penso gli schemi! E me ne accorgo ogni giorno lavorativo che passa: adoro trovare nuovi modi per inserire, catalogare, guardare, analizzare i dati forniti dal sistema informativo aziendale in modo da poter rendere più agevole e chiara la gestione della documentazione dell’ufficio. Se fossi rinchiuso nello schema preesistente non potrei dare un grande contributo, sarei un passacarte; se fossi fuori dagli schemi per contro non potrei assoggettarmi ad un sistema così rigido di catalogazione. PEr fortuna guardo oltre, vedo la situazione dal di sopra, da una nuova prospettiva. Apporto migliorie ma non invento, creo senza creare…
Un perfetto tao-manager.

Free Bird

Ma come, io scrivo un post ispiratissimo su di un argomento di spessore e nessuno mi lascia il benchè minimo commento? Sono passati i bei tempi in cui avevo decinaia di lettori. Ah, che malinconia…
Comunque, volevo far sapere che mi sto interessando ad un nuovo argomento, il movimento culturale del Transumanesimo (evitate le battute con la transumanza). Trattasi di un filone di pensiero che vuole approfondire e promuovere tutte quelle ricerche, tecnologiche ma non solo, che possono far compiaere all’esssere umano un balzo evolutivo netto, tale da distinguerlo da ciò che siamo ora. Semplificando dei maniaci di fantascienza e cyberpunk applicato. Nel coacervo di ramificazioni penso vi sia posto per riflessioni che meritano di essere approfondite: come cambierebbero per esempio etica ed estetica?

Settimana scorsa grande concerto dei Lynyrd Skynyrd. Che brividi quando si sono fatti chiamare a gran voce per il bis ed hanno attaccato con Free Bird! Davvero imperdibile.

Teodicea

Sto leggendo la voce di wikipedia realtiva a questa branchia della teologia. Come dice il termine si tratta del ramo che studia la giustizia divina.
Mi pare molto interessante capire ciò che ne scaturisce perchè evidenzia alcuni aspetti della natura divina che solitamente non vengono presi in considerazione. Solitamente infatti si pensa a Dio come ad un essere buono e giusto, che concede il libero arbitrio ma ne punisce l’eventuale cattivo uso fatto contro i suoi dettami. Non ci vedete una profonda umanizzazione della divinità, non troppo differente da quella che caratterizzava il politeismo classico se non per l’accento posto soltanto sugli elevati attributi di Dio, giustizia e bontà?

Tuttavia, e qui si sono già in passato intrecciati fioretti filosofici, Dio è sommamente ed infinitamente buono e giusto, è l’essere perfetto, il vertice di ogni cosa. Può dunque un essere così sommo essere in grado di distinguere e tenere separate le diverse qualità? Lasciare la libertà di peccare andrebbe a danno della somma giustizia, che è per sua natura egualitaria, e viceversa essere egualmente giusti va a scapito della libertà individuale concessa. In più, come nota Bayle, Dio è onnisciente ed onnipotente, altre due qualità somme che vanno a danno di bontà e giustizia. Se so che verrà fatto del male e non lo impedisco, non sono certamente nel giusto e non posso dirmi buono.

In sostanza dove voglio arrivare: un Dio immensamente sommo ha le mani legate dal suo stesso essere perfetto. L’avere caratteristiche perfetee richiede necessariamente che queste vengano esplicate alla perfezione, il che significa sapere tutto e fare tutto perchè giustizia e bontà siano sempre rispettate. In un simile contesto non dovrebbe esistere il male e nemmeno il libero arbitrio che ne è il precursore, anzi non dovrebbe esistere nulla. Un Dio siffatto concepirebbe soltanto un universo indistinto nelle sue componenti, un brodino di materia ed energia perfettamente uniforme e xxxx. Riconoscerete sicuramente in qesto punto di vista il seme dell’ateismo.

La salvezza di Dio passa soltanto attraverso al sua corruzione da essere sommamente perfetto, nel qual caso potrebbe dotarsi di libero arbitrio lui stesso e decidere quali siano le regole che definiscono la giustizia e quindi la bontà. Onniscienza ed onnipotenza, che sono qualità passive, intrinseche, possono permanere ma se ne potrebbero non sfruttare le potenzialità. Certo però rimarrebbe sempre il grosso tarlo che le sofferenze terrene siano distribuite in maniera non equa in relazione alla bontà del singolo, ed anzi che Dio si diverta a veder soffrire i buoni, salvo poi premiarli nella vita ultraterrena, qualora esista. Personalmente non me la sentirei di votarmi ad un Dio così imperfetto e discrezionale. Tuttavia è comprensibile, alla luce di tanti studi antropologici, che si sia arrivati ad un simile concezione di divinità, che è quasi perfetta, irraggiungibile sicuramente, e che raccoglie le migliori qualità dell’animo umano. Dio infatti non può in ogni caso essere concepito come in parte malvagio. Come diceva Sant’Agostisno egli è il sommo bene, mentre il creato da lui è un bene corruttibile. Il male visto come corruzione del bene e sovvertimento dell’ordine stabilito, l’anelare sempre al bene superiore e non confondere i beni materiali con esso, è un concetto che mi pare richiami dottrine mistiche, orientali. E applicandola nasconde strani scherzi.

Si dice che Gesù fattosi uomo abbia voluto condividere le sofferenze dell’umana gente e quindi rivelare con questo una possibile redenzione dal peccato. E se invece le sofferenze di Gesù, prendiamolo come una parte della divinità che si è temporaneamente separata da essa, siano dovute al fatto che abbia voluto sperimentare i beni corruttibili e quindi sia stato punito per la sua rinuncia al vero bene superiore? Interessante riflessione, ricca di eresia direi.

Le società

Non è tanto il capitalismo o il liberismo sfrenato a rovinare fette della società. Non lo è nemmeno il comunismo. Tutto sta nel come i sistemi vengono applicati e nelle loro deviazioni.
Guardo TV7, rubrica del Tg1, e vedo un servizio su Scampia. Le famose Vele, quei palazzoni enormi e fatiscenti. Mi chiedo, come hanno potuto degli architetti pensare che riunire un numero elevato di persone in palazzi stile formicaio potesse giovare alla qualità della vita, alla formazione di una comunità. L’unica comunità creatasi è quella del degrado e della malavita. Accumulare persone come merci, materie prime dalle quali estrarre lavoro, meglio se abasso costo, è una devianza.