Monthly Archives: December 2009

newyear

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Ma non sarebbe ora di cambiare l’immagine di testa del blog? Nemmeno una versione natalizia? Che pigrone che sono.

E’ (quasi) tempo di bilanci

Mentre son qui spalle ai fornelli che seguo la cottura del piatto del giorno (menù wk 953 Lc – riso salciccia e radicchio) torno su un pensiero che mi è balenato alla mente ieri.
Come giudicare l’anno appena trascorso, come farne un bilancio sintetico? Le categorie semplificate di buono o cattivo bastano per inquadrare la situazione? Ovviamente no, perchè ci saranno stati momenti differenti tanto nell’uno quanto nell’altro insieme. Ma guardando alla situazione dell’ultimo giorno utile si potrebbe trarre un bilancio di dove sono arrivato.
Si ripropone dunque il quesito su come giudicare la vita: sul percorso che porta da uno stato all’altro od in base agli stati raggiunti. Sebbene entrambi gli aspetti siano pari per importanza, penso che considerare lo stato in essere sia leggermente meglio.

Infatti la condizione in cui ci si trova è necessariamente frutto (valutabile quasi sempre soltanto a posteriori) del cammino fatto. Lo stato nasconde in sè il cammino, l’ha assorbito e trasformato in memorie, esperienze, paragoni. E ripartendo da quel punto porteremo con noi tutto questo bagaglio o fardello che sia.
Viceversa privilegiando l’aspetto del percorso mi pare ci si possa perdere dietro ai mille rivoli. Non ci si ferma a riflettere e riconsiderare per trarre i giusti insegnamenti. Si guardano e giudicano i singoli aspetti senza considerarne la portata globale.

Ecco, ci siamo…

Concentrati… Velocità, sono pura velocità. Un vincitore, 42 perdenti.


Mi zampillano lacrime di gioia dal tergi vetro! Questo è il giorno più spetacolaare della mia vita!
Il Re è tornato! Alonso inizia a tremare…
Siamo di nuovo in pista! Mi tatuerò lo stemma a tre punte della Mercedes sul capezzolo sinistro!

Fireplace

Per scaldare l’atmosfera.

Crono

Posso suggerire di vedere il tempo come conseguenza di una differenza di potenziale? Come l’elettricità, la propagazione del calore, il fuire dell’acqua. Non saprei però dire tra cosa e cosa.

 18/12/09

E’ già da lunedì che non scrivo nulla? Caspita! Non mi ero accorto, ma è comprensibile vista la settimana frenetica che ho avuto. Almeno ora è finita: l’ingegneria ha segnato un’altra vittoria, oggi ultimo giorno di lavoro, saluti e baci a tutti, fuori nevica. Nevica beh, nevischia, ma la gente riesce comunque ad intasare le strade; un fastidio tremendo in aggiunta al già corposo traffico che assata Biella nei periodi pre natalizi.

Ora, cene e pranzi permettendo, avrò più tempo per scriviere qualche bel post.

Resuming – good side

Avendo snocciolato alcuni aspetti negativi della Cina, non del mio viaggio direttamente, devo concludere parlando invece di ciò che di positivo ho trovato.

Innanzitutto il cibo. Scettico da principio, fin dalla prima sera ho capito che non avrei patito la fame. Sapori diversi dai nostri ma tutti da gustare. Non mi sono mai posto il problema di cosa avessi nel piatto, ho sempre assaggiato tutto. Infatti il più delle volte si sceglieva la portata in base alla foto sul menù, essendo le scritte in cinese. Ho altresì notato che ci si alza da tavola sì soddisfatti e senza fame ma liberi da quel senso di pesantezza che accompagna a volte le nostre cene. Meglio così.

Sicuramente lascia un’ottima impressione la gente: sempre sorridente, gentile, disponibile anche a dispetto della lingua. E non penso sia dovuto al fatto che noi fossimo europei; ormai quel mito sta tramontando e molti cinesi sono ben più ricchi di me. Fa però piacere entrare in un negozio ed essere seguito con discrezzione da una commessa, quando qui da noi a volte nemmeno ti guardano addosso. Dal negozio in centro alla boita di periferia per il cliente c’è sempre un occhio di riguardo; lo spirito classico di una società che da poco si è affacciata al consumismo di massa. Le stesse considerazioni valgono anche per i colleghi di lavoro, a cui vanno i miei ringraziamenti per l’ospitalità.

Potrei scendere nel dettaglio di altri aspetti, ma taglio corto. Di sicuro si capisce che l’esperienza mi è piaciuta e sono rimasto in qualche modo affascinato dall’atmosfera. Penso che tanto dipenda dall’aria di dinamismo che si respira (non è colpa deifumi delo smog!), sensazione che qui da noi è ormai morta. Giusto o sbagliato là si pensa in grande e si agisce. Sono dettagli stupidi forse, ma già solo la profusione di lucine notturne è segno che almeno quando possibile si vuole rendere la città bella e vivibile, un luogo di svago diverso dal grigiore giornaliero.

L’unico rammarico è che in questa corsa perdano le loro tradizioni e buona arte della loro millenaria storia. Sarebbe una tragedia irreparabile e dovremmo sentircene in parte responsabili.

In ogni caso speriamo che il prossimo viaggio arrivi quanto prima, magari in primavera quando a Shangai ci sarà l’Expo.

Resuming – bad side

Della famigerata Cina ho visto (visitato è già dir troppo) soltanto una città industriale, quindi una realtà non esemplificativa del variegato mondo cinese e della sua cultura. Cercherò comunque di trarre alcune conclusioni.

I grandi centri urbani (Wuxi da sola conta oltre quattro milioni di abitanti) soffrono di tutti i mali connessi ad una industrializzazione troppo rapida: inquinamento in primis e forte disuguaglianza sociale, ben rilevabile nella geografia cittadina.
Entrambi gli aspetti mi lasciano stranito, forse perché arrivo da una società che ha già superato questa fase. In Cina però tutto va aumentato di almeno un fattore dieci, quindi vi lascio immaginare la portata del fenomeno e le sue conseguenze sul lungo periodo.
Le periferie che ho visto sono luoghi in cui il piccolo orto convive fianco a fianco con gli stabilmenti industriali, che si susseguono senza soluzione di continuità. L’edilizia per le masse di lavoratori si sta sempre più spostando verso la tipologia del "palazzone" dormitorio, senza un’apparente programmazione urbanistica. Dall’autostrada si intravedono scorci che riempiono di tristezza tanto è il disagio sociale ed ambientale che traspare; viene da chiedersi come si possa accettare simili condizioni di vita.

Una delle cose che più mi ha colpito e che ricordo è la mancanza di brillantezza nei colori del paesaggio. I verdi soprattutto hanno tutti un tono grigiastro. E dire che il verde pubblico, ai lati delle strade e in città, non manca, ma causa la polvere e lo smog non riluce come qui da noi. Come concausa mettiamoci pure che il cielo azzurro non è proprio la norma: solitamente l’atmosfera è pervasa da una luce lattigginosa.

Descritta così, la Cina che ho visto sembra un posto invivibile. Ma…(to be continued)