Vecchio articolo di Panorama Economy (12/2009) circa l'opportunità di spostare nei peasi emergenti non solo le produzioni ma anche l'ideazione dei prodotti e delle strategie di business. La proposta, abbastanza shock, parte da un esperto del campo, tale Vijay Govindarajan, consulente per molte multinazionali. Che ci sia un conflitto d'interessi date le sue chiare origini indiane?

La teoria si chiama Innovazione Inversa e ha in sè un briciolo di genialità. I mercati occidentali sono ormai saturi, sia di prodotti che di servizi. I mercati emergenti, Cina, India e Brasile, sono bacini quasi vergini con numeri da capogiro. Strutturare un servizio od un prodotto specificatamente per quei mercati potrebbe portare a nuove linee di sviluppo, i cui risultati verrebbero poi importati sui mercati occidentali.
Mi chiedo però come una simile strategia possa supportare un intero sistema economico occidentale. Qui che lavoro ci troviamo a fare? Ci proponiamo a vicenda prodotti e servizi studiati altrove?

Guardando oltre la teoria c'è la pratica quotidiana del lavoro. E si dà il caso che il gruppo aziendale per cui lavoro sia parecchio coinvolto nella delocalizzazione in Cina. Gli uffici R&D sono però tutti radicati nelle rispettive aziende nazionali. E a mio giudizio questo sta creando difficoltà e resistenze; comunicazione e richieste divengono sempre un po' più farraginose.
Il problema è la differente impostazione delle varie aziende. Noi europei siamo molto orientati sulla Ricerca e Sviluppo di nuovi prodotti, salvo forse i beligi che uniscono a ciò anche grande capacità produttiva, i cinesi sono setuppati per l'heavy damage, per la mass production. E' chiaro che le organizzazioni interne rispecchiano queste linee guida ed inevitabili nascono le difficoltà di risposta reciproca. Per la ditta cinese la mia richiesta di campionatura, piccolo aggiustamento, verifica, è come una fastidiosa zanzara. Diventa interressante solo se ha ricadute sulla produzione diretta in tempi brevi; come dargli torto. Viceversa le loro continue problematiche produttive sono per noi fonte di preoccupazioni e perdite di risorse.

Essenzialmente è questo ciò che accade nell'avere progetto e produzione in posti differenti del mondo. Perdita di controllo e lentezza nella risposta. Lungi da me dire che stiamo sbagliando, anzi. Tuttavia l'idea dell'Innovazione Inversa mi sembra applicabile al nostro caso: creare un ufficio tecnico cinese a cui fare capo per il coordinamento dei progetti ed il loro sviluppo localizzato. Sarebbe un sfida interessante e penso che prima o poi ci arriveremo, volenti o nolenti.

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