Dal solito parapiglia di Annozero ogni tanto riesco ad estrapolare qualche riflessione interessante.
Io sono sempre stato un difensore del liberismo, quasi sfrenato. E per tanto ho sempre difeso le scelte aziendali non proprio popolari, in nome di un principio di totale autonomia rispetto allo Stato. L'esempio del polo chimico in Sardegna, la cosiddetta Isola dei cassaintegrati, ne sarebbe stato un chiaro esempio: l'azienda ritiene di non avere più interesse, affar suo quali siano i motivi, a produrre una certa cosa in un certo luogo e chiude.

Ora però sento la necessità di raffinare il mio punto di vista. Un liberismo di tal fatta, non mitigato che lascia allo Stato tutto il pesante fardello delle sue scelte strategiche, non porta molto lontano. Finora ho ragionato come se il soggetto unico sulla scena fosse l'azienda, la persona giuridica diciamo, la quale ricerca il suo solo interesse. Invece il soggetto su cui costruire il nuovo modello dovrebbe essere il lavoratore, che va tutelato nella giusta misura senza scadere nell'ipergarantismo.

Lo Stato deve porsi come regolamentatore forte, dando spazio ad entrambe le parti, creando situazioni alternative a quelle esistenti qualora queste vengano a mancare, incentivando senza forzature la continuità produttiva, cercando terze parti interessate a subentrare, etc. Forse molte nazioni operano già in questa maniera; è l'Italia, che io prendevo ad esempio, ad essere strutturata male.

Non sto sicuramente esponendo concetti innovativi. Sono nuovi solo per me. Bisogna innanzitutto pensare all'interesse del lavoratore, che è poter esprimere la sua professionalità ad una giusta retribuzione. Pensate ad un sistema in cui le persone sono libere di decidere dove lavorare: un posto non li aggrada per vari motivi, prendono e cambiano azienda, perchè trovano molte altre aziende disposte ad offrire lavoro. Le ditte sarebbero dunque obbligate a trovare metodi efficaci per tenersi stretti i lavoratori, pena il rischio di perdere gente valida.
Sarebbe il contraltare alle tante strategie, proposte dai consulenti, che vedono nella compartecipazione dei lavoratori alle decisioni un mezzo per aumentare la produttività e non un fine, che porta con sè positivi effetti.

Questo vale per noi come per i soggetti delle economie emergenti, per le cui fortune noi scontiamo crisi e recessioni.

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