Mentre ho scoperto il segreto di una differente cottura della pasta, mi sono sparato una sequela di puntate arretrate di Report. A commentare tutte ci dovrei perdere la nottata. Mi soffermerei sull'ultima che trattava di politiche di mobilità ed automobili.

Come sostengo da anni, le case automobilistiche, specie la Fiat e le case statunitensi, sono delle aziende che in condizioni normali, di mercato non drogato, non potrebbero sopportare il proprio peso. Propugnano modelli di efficienza ma sono così rigide da non potersi ridimensionare in breve tempo. Il mercato di sostituzione, che sarebbe l'unico esistente al momento, viene allora drogato da aiuti statali, più o meno diretti, e così si sfornano nuove autovetture. Se un modello di crescita costante può anche funzionare per bene piccoli, relativamente a buon mercato e poco durevoli, come i cellulari, non può certo applicarsi alle auto, il cui numero incide pesantemente sul bilancio ecologico di una nazione.

Inizio ad essere sinceramente stufo di pagare per le scelte sbagliate di una classe politica che dire miope è un complimento. Se non siamo capaci a fare di testa nostra, almeno cerchiamo di copiare da chi ci ha pensato per tempo. Nemmeno questo, peggio dei peggiori falsari cinesi.
Report non è proprio un programma da stroke positivo, però la realtà è anche questa. Ci stiamo  seppellendo da soli sotto tante belle parole ma ben pochi fatti. E non ci sono sforzi personali che tengano, tant'è che ne dicano i vari gruppi di ispirazione equo-solidale.

Aspetto fiducioso il definitivo tracollo di tutto il sistema.

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