Ogni libro insegna qualcosa, perché ogni storia contiene in sé un pizzico di realtà.
Il secondo capitolo della Millennium trilogy, del defunto svedese Stieg Larsson (Uomini che odiano le donne era il titolo del primo capitolo), mi sta facendo riflettere su quanto sia semplice fraintendere l'esistenza di una persona che non conosciamo direttamente. Il pregiudizio od un giudizio errato condizionano al di là di ogni logica evidenza.
Il testo si riferisce ad un'indagine per omicidio, ma non è difficile pensare a situazioni meno estreme.

Cosa potrebbero dire di voi se rovistassero tra le vostre cose? Se il primo interrogato vi ha descritti a tinte fosche, ogni dettaglio potrebbe rafforzare la tesi. Viviamo in un mondo in cui i fatti sono accantonati a vantaggio dei giudizi. E come aggravante mettiamoci il fatto che raramente riusciamo a capire chi abbiamo di fronte. Pensiamo a quanti hanno semplici difficoltà a scuola dovute non a mancanza d'intelletto ma a carenze nello stimolo che ricevono. Lo stesso vale sul luogo di lavoro o nelle relazioni sociali, ormai drogate dagli infernali social network.

Tutto ciò mi fa tristezza, quasi rabbia. E mi costringe davanti alle pagine del libro nell'attesa del punto di svolta, quando castello pregiudiziale è così distante dalla realtà dei fatti che deve essere abbandonato, a tutto vantaggio del protagonista ingiustamente accusato.

Ma questo è solo un racconto?

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