In un mondo in cui ci si millanta la massima libertà di scelta, ecco che chi difende questa libertà viene condannato e chi cerca di farla valere muore.

Mi sconvolge la notizia di quel parto finito male in una clinica di Palermo. Io sono il primo a schierarsi contro l'abuso del parto cesareo, ma dopo un lasso di tempo sufficientemente lungo non vi dovrebbero essere dubbi. Quando sarà il nostro momento spero di trovare medici più ragionevoli. In fondo come si possono ignorare le richieste, penso accorate e sofferte, di una donna in procinto di partorire; devi essere un mostro oppure molto superbo. Il peccato di ubris non è infrequente ai nostri giorni, solo perché si pensa di saperne di più dell'interlocutore.

Meno toccante ma sempre di riflessione è ciò che è successo a Google. Motore di ricerca condannato per diffamazione perché troppo freddamente algoritmico! La sentenza non dirà così ma è questa la mia interpretazione. Non si capisce se Google avrebbe dovuto provvedere ad un intervento manuale prevedendo l'associazione di idee diffamanti. Così si va a violare la regola aurea della neutralità verso i risultati proposti e si crea un precedente pericoloso. Chissà che succederebbe se Google decidesse da sé cosa proporci a seguito di una ricerca: molti griderebbero alla dittatura. Gli stesi che ora lo condannano per giunta.

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