Non viene approfondito molto come argomento d'attualità, salvo su RaiNews24, ma la crescente protesta in Francia è ricca di spunti e di chiavi di lettura.
Aggirandomi per alcuni blog ho notato che molti si focalizzano sul blocco dei carburanti e in questo vedono uno stretto legame con i movimenti ecologisti per far vedere al governo quanto lo stato sia schiavo del petrolio. Per alcuni lo stesso aspetto è segnale di come in futuro la carenza di petrolio potrà essere usata da movimenti di protesta come arma di ricatto verso le istituzioni.
Altri invece sottolineano la grande partecipazione dei giovani studenti in difesa del loro futuro. Ma veramente sono tutti lì per due anni di pensione in meno?
Pochi si spingono ad ipotizzare una specie di rivoluzione che contagerà tutta l'Europa.

Personalmente penso che tutto si sgonfierà così come è iniziato, sicuramente con qualche conquista da parte dei manifestanti, ma senza interventi drastici. Questo perché certe dinamiche di gruppo sono facilmente intelleggibili.

  • La quantità di partecipanti è funzione della soglia di inazione di coloro che ancora non hanno aderito. Ognuno di noi si sente spinto ad aderire soltanto quando vede che ci sono già un certo numero di persone. Dopo svariati giorni di raccolto ci si scontra con chi ha soglia molto alta. E se non si raggiunge la massa critica in breve tempo non si ha il salto di qualità, nessuna rivoluzione.
  • Oltre ai puri numeri pesa molto anche la motivazione della protesta. Un motivo semplice, basilare, difficile da manipolare e fraintendere, terrà il movimento molto più unito per più tempo. Qui invece già si parla di riforma pensionistica, tutt'altro che semplice, e si chiamano in causa soggetti civili differenti. Dopo le prime fasi ognuno cavalcherà il suo pezzo di protesta, magari andando in confitto con altri manifestanti, ed ecco fatta la frittata.
  • Ultimo aspetto la durata. Più si prolungano gli effetti, specie se paralizzanti della vita sociale, e maggiore sarà il malcontento che si crea in quelli che non aderiscono, aumentandone così la soglia. Una contromanifestazione potrebbe muovere molta più gente, se questa si sente minacciata nel proprio interesse odierno, invece che nel lontano futuro.

Un tale movimento, esteso e perdurante, è evidentemente indici di democrazia, perché non ci sono state ritorsioni o schieramento del'esercito. Ed è proprio l'agire all'interno di un sistema democratico che sgonfierà la protesta: se lo Stato avesse schierato i militari molta più gente si sarebbe unita, lo scontro sarebbe diventato reale e quindi più pervasivo nel tessuto sociale.
Si può dunque dire che Democracy kills the revolution.

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2 thoughts on “

  1. arimichan says:

    complimenti x qst analisi, (sei psicologo?) non ci avevo mai pensato eppure è così che va:
    "Ognuno di noi si sente spinto ad aderire soltanto quando vede che ci sono già un certo numero di persone"
    "se lo Stato avesse schierato i militari molta più gente si sarebbe unita, lo scontro sarebbe diventato reale e quindi più pervasivo nel tessuto sociale."
    è anche vero che la Francia, da che mondo è mondo, ha accettato meno passivamente di noi italiani, che ci tengono buoni con 2 tette, 2 canzonette e promesse di marinai……….

  2. karagounis78 says:

    Le tette devono essere belle grosse però…
    Sono solo un povero ingegnere con il pallino per la filosofia ed la sociologia.
    L'idea della soglia di ognuno di noi non è mia, la lessi anni fa su una rivista.
    Non sei la prima a dire che i francesi sono più inclini a certe manifestazioni, però credo che sia solo un caso.

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