Oggi mi è capitato sottomano il volantino dell'ennesima manifestazione della CGIL. Mi hanno colpito molto le parole "più diritti, più democrazia".
Mi sono chiesto come devo interpretare quel dittico. E' un'equazione o sono due affermazioni che verificabili separatamente? Molto probabile il secondo caso: si chiedono più diritti per i lavoratori ed una maggiore partecipazione democratica alle scelte contrattuali o critiche per l'azienda.

Tuttavia, ragioniamo per assurdo, potrebbe valere l'equazione più diritti=più democrazia? Io ritengo che siano due elementi concorrenziali ma slegati. Più elevato è il numero dei diritti minore sarà la capacità della democrazia di agire, perché qualcuno sarà necessariamente scontentato. Viceversa minori diritti permettono maggiore capacità di governo ma non implicano meno partecipazione democratica, anzi. Potrebbe persino esistere una dittatura con cittadini zeppi di diritti.

Noi viviamo in un momento in cui dopo il surplus economico e di beni, raggiunto nelle decadi precedenti, si sta cercando il surplus dei diritti. Ognuno di noi potrebbe elencarne un buon centinaio, tra quelli maggiormente risaputi. Mi alletta l'idea di stilare questo elenco. Pensare che ora anche Internet è diventato un diritto fondamentale dell'uomo! Ma questa scorpacciata di diritti ci porterà ad una dolorosa indigestione, che si manifesterà sotto forma di inazione governativa.

Questo discorso, vacuo e teorico, si ricollega facilmente al concetto di efficienza sociale su cui mi sto interrogando. Cos'è, come si misura, che valore ha. Vi lascio qualche spunto di lettura su argomenti similari (Wikipedia ovviamente):
Democrazia
Amartya Sen
Ottimo paretiano

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3 thoughts on “

  1. capului says:

    bella riflessione! complimenti. Di certo riscontro con rammarico che ci sono sempre meno diritti e sempre meno democrazia,  sia che fosse un equazione, sia che fossero due affermazioni sepaarte.
    cordialità

  2. anonimo says:

    Certo non necessariamente una democrazia garantisce adeguati diritti (e la situazione italiana, per molti versi, ne è testimone), ma dire che ci potrebbero essere forme poco o non democratiche in cui i cittadini abbiano più diritti è assurdo. Al massimo alcune categorie solamente (quelle che condividono il potere) avrebbero tutti i diritti, mentre quelle escluse non ne avrebbero nessuno.
    La riflessione secondo cui troppi diritti limiterebbero l'azione di governo è un ragionamento non condivisibile. Il diritto del singolo è una tutela che si esaurisce oltre il limite in cui andrebbe a ledere l'eguale diritto dell'altro. Non bisogna confondere ciò che mi fa comodo con i miei diritti; posso anche venire scontentato da una politica che elimina i miei privilegi, altra cosa è se vengono lesi i miei diritti. Non bisogna aver paura di riconoscere i diritti reali (che certo non sono di aver i nostri 5 minuti di celebrità da velina o da concorrente gieffino) e della loro tutela sempre e comunque.
    Considero poi un'ultima cosa: posto che la gestione di tutti i diritti dei cittadini sia affare complicato, chi ha mai detto che far politica debba essere semplice? Bisogna ritornare all'idea del politico come servitore dello Stato e non come servitore di se stesso. Se non sono capaci, che se ne vadano a casa.

  3. karagounis78 says:

    Concordo con te sull'ultima parte delle tue affermazioni.
    non penso di aver confuso diritti con privilegi o tornaconto, spero almeno. Tuttavia mi viene da chiedere cosa sia un diritto. Sono sicuro che la maggior parte sono acquisiti ed acquisibili attraverso modelli sociali, quindi potrebbero non esistere in alcune configurazioni da me paventate.

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