Quale è lo scopo della nostra società? Tendiamo a qualcosa? 
 
Il singolo spesso si dà degli scopi nella vita che non siano soltanto legati al lavoro ed all'accumulo di beni. Costruire una famiglia, fare scienza o diffondere cultura sono tutti scopi interessanti. Ma analizzando la società in sè, guardandola dal di fuori, non mi sembra dissimile da un formicaio. Noi non abbiamo uno scopo! 
Tutto il nostro operare è volto all'auto sostentamento: produrre, mangiare, produrre. Ogni progresso non è stato il frutto di una politica di sviluppo a lungo periodo ma un evento che è servito a migliorare l'efficienza del ciclo produrre-mangiare. O per meglio dire, senza togliere i meriti agli scopritori, il singolo individuo aveva nella sua mente un progetto, una grande idea che lo guidava verso una meta nuova che fosse un progresso per il mondo intero, ma poi la società si è impadronita della scoperta e l'ha fatta diventare parte del meccanismo di auto sussistenza.
Le regole di questo meccanismo si sono evolute nel tempo, ovviamente. E' simile al sistema tolemaico fatto di cicli, epicicli, epicicli di epicicli. Produzione, commercio, finanza possono avere finalità differenti ma in sostanza sono parte di un solo meccanismo che ci dà da vivere. Proprio come le formiche; immagino che ci siano grandi trattati che approfondiscono questo paragone.
 
Ed è così da millenni. Forse qualche sprazzo di scopo di società è riscontrabile in dati periodi storici, ma è facile travisare: gli imperi mirano all'espansione, che è uno scopo, ma la motivazione è che non possono stare fermi per non disgregarsi e la loro fame ha bisogno di essere continuamente alimentata. I movimenti rivoluzionari volevano portare più uguaglianza sociale ma, al di là di pochi fini teori ed idealisti, la gente vi vedeva un modo per poter avere più da mangiare. 
Lo scopo, nel significato che questa trattazione vuole dare in mancanza di un termine più pregnante, è dunque qualcosa che non ha una vera ricaduta materiale sul meccanismo di sopravvivenza. E' un ideale a cui tendere in maniera razionale e condivisa da tutti i singoli. Trovo anche difficile fare degli esempi pratici, ma l'espansione nello spazio potrebbe essere uno, qualora non sia fatta per procacciarsi nuove fonti di materie prime. Portare la civiltà verso nuove frontiere, su nuovi mondi. Restando con i piedi per terra si potrebbe cercare di tornare ad una più stretta integrazione con l'ecosistema terrestre, salvaguardandolo e gestendolo al medesimo tempo. Creare o diventare consci di quella Gaia che alcuni teorizzano.
 
La mia è forse un'utopia, anche se credo, pungolato da tanti racconti di fantascienza, che la società sia un meta-individuo che ha una sua crescita. I nostri 5000 anni di storia ci sembrano tanti ma forse siamo ancora allo stadio infantile, quando si vuole tutto e subito, si fanno i capricci. La consapevolezza della società aumenterà con il tempo, internet ne sarà un veicolo, ma non quello definitivo. 
La crescita potrebbe essere lineare o esponenziale difficile dirlo, ma un giorno sarà raggiunta la massa critica di individui singoli che muoveranno il restante verso uno scopo. Lo stesso ragionamento che viene fatto sulla Singolarità dell'intelligenza artificiale, il punto oltre cui non possiamo più dire ciò che sarà perché non saremo più statisticamente prevedibili ma saremo padroni del nostro destino, la scelta oltre cui non si può guardare, per dirla alla Matrix Reloaded.
 
Qualcuno potrebbe obbiettare che anche ora non siamo in grado di fare previsioni statistiche sulla società. Sensato e naturale che sia così. Qualcuno forse conosce la Psicostoria, dottrina non reale creata da Isaac Asimov, che serve a prevedere l'evoluzione di una società intergalattica. Perché ciò possa avvenire si deve però fare un postulato, a cui io ne aggiungo un secondo. Il mio è che la società non deve avere fatto il balzo ed avere autocoscienza, ossia quanto detto sopra. Isaac invece poneva come conditio sine qua non che la società non conoscesse l'esistenza dello strumento psicostorico e che i suoi utilizzatori fossero da essa distaccati, meri osservatori per non perturbare il sistema. 
Capite dunque che non possiamo in alcun modo autoprevederci perché la previsione, resa pubblica, sarebbe subito disattesa. Possiamo prevedere certi aspetti della società, come dimostrano, seppur con approssimazione, alcune leggi enunciate.
 
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