Da qualche mese sto assiduamente seguendo e commentando i blog Crisis e Petrolio su Blogosfere.
Mi diverto perché c'è una bella vivacità ed eterogeneità di idee.
Gli autori sono sempre abbastanza neutrali, ma certi commentatori sono degli estremisti. Capisco l'astio verso l'economia capitalista e la voglia di cambiarla in qualcosa di migliore, più sociale, ma proprio sperare che tutto vada in vacca mi sembra troppo. Alla fine chi ci va di mezzo siamo sempre noi cittadini comuni.

Ad esempio tanti cavalcano questa storia delle rivolte nel Nord-Africa. Tanti dicono che la protesta si allargherà anche ai nostri paesi o che gli arabi ci lasceranno a secco di petrolio mandandoci in rovina. La seconda ipotesi è già più probabile ma non dimenticate che molti paesi del trezo mondo si basano sugli aiuti internazionali che noi elargiamo. In piena crisi io spero che il mio governo si tenga quei soldi, più utili a me che non al terzo mondo. Quindi chi starà peggio? Noi possiamo in qualche modo cavarcela, ma gli altri?

Secondo me tante rivolte nascono perché alle persone viene fatto credere di essere un cittadino con certi diritti e certi poteri democratici, mentre in realtà è considerato soltanto come un mero consumatore/lavoratore, lo schiavo del XX° secolo. Quando la bugia viene svelata o le due cose vanno in conflitto, perché manca lavoro, ecco nascere la protesta.
Non dico che sia giusto sottomettersi a questo stato di cose, ma almeno la presa di coscienza di questa realtà scatenerebbe meno proteste e sarebbe terreno fertile su cui impiantare idee per un'economia differente. Tanti servizi di Report mostrano proprio ciò: dalla consapevolezza di ciò che si è e di come si è sfruttati dal sistema, al cambiamento che si mette in atto per oppors a quel sistema.

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2 thoughts on “

  1. arimichan says:

    il vero problema è che di tutte qst piaghe, dell'essere un moderno schiavo, se ne parla fin troppo, ma non si agisce.
    I soldi al terzo mondo, finchè sono "atti di carità", una malcelata elemosina, non servono a nulla. c'era un proverbio, cinese credo (tu sei + esperto di me in qst campo!),  che diceva più o meno così "se vuoi aiutare un uomo che ha fame non dargli del riso ma insegngli a coltivarlo". Bisogna dar loro del know-how! solo che questo fa paura alle grandi economie. perchè significa xdere un mercato di sbocco e, soprattutto, creare una futura concorrenza (là la manodopera è a costo quasi zero!).
    In che schifo di mondo viviamo, è rivoltante.
    Report non lo guardo più ormai, ma fa troppa rabbia.
    Le Iene, Striscia la notizia, peggio di peggio… che senso ha dire ciò che non va se non lo si può risolvere (o non losi vuole)? è frustrante!!!

  2. karagounis78 says:

    Concordo sul proverbio, Ari. Ma la sua applicazione non è così semplice, andrebbe pianificata sul lungo periodo. Ed in fondo la conoscenza è ormai a portata di tutti; se dai i soldi di carta ad un governo africano e questo vuol fare bene non avrà problemi a chiamare e pagare chi possa insegnarli come fare una cosa. Sta a loro decidere in che direzione svilupparsi.
    Altrimenti si rischia che noi gli si insegni a costruire centrali a carbone ora che il carbone non si estrae più; un falso insegnamento che li tiene ancora più in arretramento culturale e tecnologico.

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