Monthly Archives: April 2011

In uno dei miei tanti miraggi mentali mi sono chiesto se sarebbe possibile riscrivere la storia secondo principi psicostorici, ossia guardando solo alle masse e non ai singoli personaggi.
Insomma la storia sarebbe pressoché uguale se certe persone non avessro prese certe decisioni? Mi sa che la risposta è ovviamente sì. In fondo la psicostoria lavora con masse molto grandi, di almeno un paio di ordini di grandezza superiori all'attuale popolazione terrestre.

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Livello di seghe mentali nel mie cervello = millemila!

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Capita ultimamente che prima di addormentarmi senta crescere una certa preoccupazione leagata al matrimonio.

La parte organizzativa è semplice, divertente, quasi un gioco, basta sapersi organizzare e avere le idee chiare.
E' dopo che viene il difficile. Una famiglia comporta responsabilità, capacità di gestione delle risorse e dei rapporti, impegno costante, sfide e decisioni da prendere.

E' normale che un po' si possa essere preoccupati. Le cose fatte bene richiedono sempre un minimo di tensione nervosa, una non sottovalutazione degli aspetti critici.

Capitolo 42

Il succo del capitolo, come insegna il mio maestro Zen, è che siamo tutti parte dello stesso unicum, diversi ma uguali nella sostanza da cui fummo originati. Che il principio si chiami Tao, Dio, Allah o Natura non importa, conta solo la presa di coscienza di questa verità.

E piano piano sento crescere in me questa convinzione. Ne ho scritto alcune volte, ma sempre più spesso mi sento più partecipe verso il resto del mondo, provo emozioni di simpatia, sono meno distaccato sebbene la mia partecipazione sia spesso rivolta ad eventi positivi, gioiosi. L'empatia per le disgrazie altrui è ancora lontana.

L'outlet di Vicolungo avrà apertura speciale il 1 Maggio.
Anche tanti outlet McArthurGlen (vedi Serravalle Scrivia) rimarranno aperti quel giorno.
Addirittura l'Esselunga di Quaregna sarà aperta, come tutte le usuali domeniche.

Quindi dove è il problema se ai commercianti di Firenze è data la possibilità di tenere aperto nella giornata del 1 Maggio? Sicuramente ci saranno molti turisti in giro per la città e quindi ne avranno tutti una convenienza.
O forse per la Camusso esistono lavoratori privilegiati, che possono o devono fare festa, e altri che non hanno questo diritto. Si fa sterile polemica verso il sindaco di una meta turistica internazionale ma non si dice nulla contro chi sfrutta i lavoratori dei centri commerciali. Ecco i nostri sindacati, comunisti con il portafoglio a destra.

La proposta di Renzi, nulla di nuovo sotto il sole d'altronde, può anche essere letta in un'altra ottica. Sappiamo bene che ormai la gente prende d'assedio i centri commerciali e gli outlet. Lasciando aperti gli esercizi in centro si aiuta la città a non svuotarsi a favore dei non-luoghi del commercio.

Alla fine siamo tutti lavoratori. Contiamo quanti lavoreranno il giorno della festa dei lavoratori, dai ristoratori, ai bar, agli hotel, i cinema, le terme, i servizi pubblici, medici, infermieri, turnisti vari,… O si fermano tutti, per par condicio, oppure smettiamola di dare aria alla bocca e guardiamo alle cose serie.

Che settimana! Non avrei mai creduto di faticare a reggere certi ritmi di lavoro, in primis perché non credevo di arrivare ad essere così overbooked. Invece ho un mare di cose da seguire e non trovo il tempo di fermermi e fare il punto della situazione. Se proseguo così ancora per qualche tempo rischio di dimenticare qualcosa di serio e allora…
Lo ammetto, sono stressato anche se non manifesto compartamenti anomali. Il mio corpo però lancia dei segnali quando sotto pressione.

Anche se ho qualche idea per il blog non riesco ad abbozzarla che già sto pensando ad altro. Per fortuna sttimana corta e fino a martedì prossimo siamo a casa. Tra smontare l'armadio vecchio e montare quello nuovo troverò del tempo da dedicare alla passione per i post.

Che strano periodo. Non parlo solo degli onnipresenti preparativi per il matrimonio, ma è che sento nell'aria un'atmosfera di cambiamento, di crescita.
Amici e colleghi stanno programmando a loro volta le nozze, alcuni sono in dolce attesa, altri badano al figlio nato da qualche mese.

E' come se d'improvviso ci fossimo svegliati dal torpore e ci fossimo messi a correre per uscire dall'età del divertimento recuperando il tempo perduto. Forse semplicemente è normale che un gruppo di persone pressapoco della stessa età si trovi in un breve periodo a condividere l'esperienza di creare una famiglia.

Nel giro di due settimane è già la seconda volta che mi trovo a discutere con i colleghi sulla questione immigrati.
Penso di non essere né troppo razzista né intollerante, ho le mie preferenze ma rispetto le altre culture. Il mio dire "rimandiamoli a casa" è quindi figlio di una riflessione basata su altri fattori.

Capisco che i paesi dell'Africa siano in genere poveri e spesso ci siano guerre da cui scappare. Ma è poi proprio vero che tutta questa gente trova condizioni di vita migiori in Europa, specialmente in Italia? Sono pochi queli che trovano un lavoro regolare, perché di lavoro non ne possiamo offrire. Di sicuro per la nostra economia sono stati una risorsa perché hanno coperto nicchie abbandonate dagli italiani, ma è altresì vero che spesso vengono sfruttati come schiavi.
Vogliamo forse accettarli tutti, mandarli a raccogliere pomodori e dimenticarcene? Abbiamo tutti pari dignità e non possiamo accettare per loro ciò che non accetteremmo per noi. La maggior parte degli immigrati finisce nel circolo vizioso del lavoro nero, dove rischiano la vita, lavorano come schiavi e, sebbene inconsapevolmente, aiutano un sistema malato che distrugge l'economia legale.

Che convenienza ci trovano dunque a venire qui da noi? Penso solo a tutti quei cinesi che vengono qui e finiscono a lavorare chiusi in un capannone. Guadagnano poco più che in una fabbrica in Cina, ma qui la vita è molto più cara. Visto che da loro il lavoro non manca, meglio stare là e vivere in maniera più dignitosa.
Perché se accettiamo che certi essei umani possano essere sfruttati in tal modo, allora la questione disoccupazione in Italia è risolta. Si crea una classe di cittadini di serie B, senza diritti e schiavizzata, e la si mette a fare tutti quei lavori di supporto al resto del sistema. Ma ovviamente un tal comportamento susciterebbe enorme scandalo e sdegno.

E allora? La nostra infrastruttura assistenziale è già al limite senza che ci carichiamo di altra legna verde.

Proprio così, me ne torno a casa sconfitto e demoralizzato.
Lavorativamente è stato un mezzo disastro, quasi un nulla di fatto, un pareggio a reti inviolate. Sconfitto da un feeder indomabile e truffaldino, confuso sulle posizione assunte circa il nuovo prodotto, abbattuto da certi atteggiamenti un po' ottusi e poco propositivi.

Fortuna che nelle piccole cose abbiamo portato a casa qualche risultato. Quando la mission coinvolge solo le basse sfere ci si capisce facilmente e si arriva prima ad un epilogo positivo. E' sempre più un piacere collaborare con questi colleghi che hanno creato un bel gruppo affiatato, utile sia per la buona riuscita dei progetti che per pranzi e cene all'insegna del bun umore.

Dopo due settimane sento ovviamente la nostalgia di casa e la noia del vivere in albergo, per cui ben venga il ritorno alla nave base, ma spero di tornare presto. I buoni propositi non mancano, da ambo le parti; serve soltatno del tempo per metterli in pratica.

E comunque: never say never to Dumpling!

L'ultima cena di questa di questo viaggio me la sono concessa al pub austroungarico-prussiano vicino all'hotel. La pessima cena cinese di ieri sera ha lasciato qualche postumo e non ho ancora uno spacciatore di noodles di fiducia, ma ci lavorerò per la prossima visita.
Di fronte a me c'era un tavolo con sei italiani. Come di consueto ho fatto finta di nulla fingendomi uno straniero qualunque, bello e tenebroso, un gringo in terra d'oriente. Salvo l'essere un po' orso, tutti i connazionali che ho incontrato qui hanno un atteggiamento che non mi piace molto: poco rispettoso e con poca voglia di integrarsi se non nella vita locale almeno nel rituale del pasto.

In effetti trovo che sono piuttosto restio ad andare a cena in posti in cui so già che ci sono per la maggioranza occidentali. "Ecco un altro occidentale che preferisce il suo cibo a quello cinese" è il pensiero che passa per la testa dei locali e che mi frena. Sega mentale, certo, chissenefrega, ma io invece mangio molto volentieri il cinese (salvo l'asparagus alga di ieri sera) e anzi capisco che più si va sul ristorante tipico e migliore è il cibo, sebbene più semplice e meno variegato.

Capitolo 41

 I primi sette versi sono il cuore di questo capitolo. La seconda parte, seppur collegata, ripropone con esempi concetti già espressi, ossia che il Tao è apparente dicotomia e si nasconde nelle cose più basse.

Circa il rapprto tra il Tao ed i dotti tante interpretazioni sembrano concordare sull'aspetto denigratorio della risata nei confronti del pensiero taoista. Chi ci perde è il dotto infimo che non capisce la grandezza dell'insegnamento. Forse si crede dotto, mentre in realtà è un fanfarone.
Fin da subito questa intepretazione non mi ha convinto completamente. Lao Tzu ci ha insegnato che il vero dotto non si definisce grande, non si defnisce nemmeno dotto e pratica il Tao con semplicità riempiendo con esso ogni suo quotidiano gesto. Allora forse, ribaltando la lettura, quella rista diventa il segno della vera comprensione del Tao: il dotto che si crede grande, proprio per dimostrare di esserlo seguirà l'insegnamento con zelo e magari rigidamente, mentre il vero dotto, quello che riteniamo infimo perché non si mostra, riderà dell'insegnamento ma non l'insegnamento (!). In fondo lui già lo pratica, la sua vita è esempio e insegnamento per chi vuol vedere.