Capitolo 41

 I primi sette versi sono il cuore di questo capitolo. La seconda parte, seppur collegata, ripropone con esempi concetti già espressi, ossia che il Tao è apparente dicotomia e si nasconde nelle cose più basse.

Circa il rapprto tra il Tao ed i dotti tante interpretazioni sembrano concordare sull'aspetto denigratorio della risata nei confronti del pensiero taoista. Chi ci perde è il dotto infimo che non capisce la grandezza dell'insegnamento. Forse si crede dotto, mentre in realtà è un fanfarone.
Fin da subito questa intepretazione non mi ha convinto completamente. Lao Tzu ci ha insegnato che il vero dotto non si definisce grande, non si defnisce nemmeno dotto e pratica il Tao con semplicità riempiendo con esso ogni suo quotidiano gesto. Allora forse, ribaltando la lettura, quella rista diventa il segno della vera comprensione del Tao: il dotto che si crede grande, proprio per dimostrare di esserlo seguirà l'insegnamento con zelo e magari rigidamente, mentre il vero dotto, quello che riteniamo infimo perché non si mostra, riderà dell'insegnamento ma non l'insegnamento (!). In fondo lui già lo pratica, la sua vita è esempio e insegnamento per chi vuol vedere.

Advertisements

One thought on “

  1. arimichan says:

    … ad un certo punto mi sono persa 😦

Leave a Reply

Fill in your details below or click an icon to log in:

WordPress.com Logo

You are commenting using your WordPress.com account. Log Out / Change )

Twitter picture

You are commenting using your Twitter account. Log Out / Change )

Facebook photo

You are commenting using your Facebook account. Log Out / Change )

Google+ photo

You are commenting using your Google+ account. Log Out / Change )

Connecting to %s

%d bloggers like this: