Traggo spunto da un commento su di un altro blog:
"Ho la sensazione sempre più marcata che la nostra intera società viva in una specie di stato di negazione: tutti inconsciamente consapevoli del fatto che la fine è sempre più vicina, cerchiamo di ignorarlo perché nessuno ha la più pallida idea di cosa diavolo fare per scongiurarla."

È un commento sintomatico di quelle che una parte delle rete propone al momento: tutto quel substrato controcorrente che si interessa di crisi energetica, crisi economica, crisi sociale, scenari futuri, etc. Eppure io trovo che l'affermazione proposta strida con sé stessa.
Di fatto si vorrebbe far aprire gli occhi sull'imminente catastrofe socio-economica che ci travolgerà, proponendo soluzioni di risparmio e sostenibilità che ne attenuino gli effetti e preparino al successivo futuro di austerity. Eppure non si fa un vero passo in un'altra direzione, si cerca solo di far permanere l'attuale stato sociale il più a lungo possibile, seppur leggermente modificato.

In fondo non è la crisi a far paura ma il cambio di paradigma che potrebbe imporre. Non c'è nulla da scongiurare alla fine, il cambiamento è connaturato alla società. Ogni sforzo per mantenere lo status quo è destinato a fallire.

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