Monthly Archives: October 2011

Le cose non sono come appaiono ma il modo in cui appaiono influisce sempre sulla loro valutazione oggettiva, quantitativa.
Tanto più cresce il numero di elementi chiamati in causa per misurare un evento od un oggetto, tanto più esso sfugge e rinvia ad un complesso sistema di percezioni. La fisica non è un'opinione, ma la sua astratta misurazione non ci fa né caldo né freddo. L'oggettività incontestabile di una realtà assoluta soggiace alle mutevolezze di un'impressione percepita.

Il fattore percezione è decisivo per determinare, modificare o rendere problematici gli aspetti più diversi della realtà, quando invece un'analisi oggettiva li paleserebbe come semplici.

Perché su un volo di linea un cinese sta scrivendo un qualche genere di report allegando la foto di una obliteratrice per biglietti ferroviari, del tipo che si trovano nelle stazioni italiane e sono quasi sempre malfunzionanti?
E perché ha anche una collezione di foto che ritraggono dettagli dei vagoni italiani? Dalle cuccette ai sedili al porta pacchi.
Quale è il suo fine? Forse copiare l'apparecchio italiano? I treni cinesi sono ben più belli, perché ricreare i nostri?
O è in atto un piano della Cina che invia spie di basso profilo in giro per il mondo a carpire ogni apsetto dalla nostra società e vita quotidiana?

Potrei essere sottocontrollo e ora, avendo scoperto e divulgato il sordido piano, essere a rischio. Meglio tenere gli occhi aperti ai loschi figuri.

A guardare le puntate di Presa Diretta che mi sono perso mi viene solo da dire: ma in che paese vivo? Possibile che non ci sia un minimo di pianificazione generale che indichi la via? E' possibile e sta accadendo purtroppo.
La puntata sui problemi della filiera agricola è allarmante: di questo passo perdiamo il piccolo produttore a favore del grnade che quindi standardizza e perdiamo in qualità e sapore.
L'Italia negli ultimi decenni ha privilegiato il libero mercato al mercato vincolato. Ed il libero mercato ha delle logiche che vanno al di là del bene di una comunità. Io l'ho sempre detto, ed in questo sono fortemente contrario all'Europa, un paese deve prima di tutto essere il più autarchico possibile. Questo senza essere protezionista ma per il semplice fatto che protegge in primis sé stesso e la sua capacità di pronta risposta all'emergenza.
Io sono il primo ad andare al supermercato della grande distribuzione, anche per il pane spesso, ma sono cosciente che sto sbagliando. Soltanto sono pigro; ogni volta mi riprometto di andare magari al mercato ma poi non faccio nulla. Ecco perché è importante che sia lo Stato a dare dei dettami di comportamento, impedendo ed obbligando se necessario.
Quando si dice che è la grnade distribuzione a dettare il prezzo è vero ma solo a metà: l'altra metà del prezzo la fa il consumatore che vuole tanto a poco prezzo. La colpa è spesso nostra dello stile di vita che abbiamo voluto regalarci.

Certo a volte questi programmi di reportage mettono in risalto solo alcuni aspetti della realtà. Nella puntata sulla crisi del lavoro in Campania hanno presentato soltanto famiglie con padre muratore a giornata e mediamente quattro figli. Però il reporter non si è posto il problema "ma se non hai un lavoro stabile, perché metti al mondo quattro figli? Perché non limitarsi ad uno e magari permettergli di studiare?"
Che poi manchi coordinamento statale e tanti soldi vadano persi in mille inutili rivoli non lo metto in dubbio, ma anche la gente stessa se la va a cercare ogni tanto.

HuangShan_227

Le prime rampe

HuangShan_262Primo punto panoramico a metà salita (3 km)

HuangShan_316Via verso la cima

HuangShan_341L'inferno di scalini per conquistare il Lotus peak

HuangShan_412Looking to the West Sea

HuangShan_486Obbiettivo raggiunto: The Fairy Land Bridge – l'emozione più forte

 

Perché in Italia confondiamo la dmeocrazia con l'uguaglianza? Non siamo tutti uguali né fisicamente né socialmente. La disuguaglianza è parte della natura umana e come tale va gestita al meglio. E il meglio è la meritocrazia e questa va prima di tutto portata avanti attraverso il sistema scolastico.

Il sistema italiano non è meritocratico, o meglio non lo è più. E' puramente populitsta: scuola di ogni livello per tutti.
Altri paesi come la Cina ed il piccolo Sri Lanka optano per un sistema maggiormente meritocratico. Sulla base di esami uguali in tutta la nazione vengono scremati gli studenti migliori che possono così accedere a scuole migliori e così via.
 Per esperienza personale conosco ragazzi che erano dei lavativi, o non assimilivano nulla per difettoso modo di studiare, alle medie ed alle superiori ma che all'università hanno fatto molto meglio di me e più in fretta. Un sistema meritocratico li avrebbe segati ben prima, forse togliendo una risorsa al futuro mondo del lavoro.

Solitamente nei sistemi meritocratici lo stato non fa pagare per l'istruzione, ma premia chi se lo merita. Noi per contro vogliamo tutto per tutti e quindi paghiamo. La vera democrazia non è quella imposta per tutti, ma è quella in cui ognuno dà il meglio e accetta i proprii limiti mettendoli anche al servizio della comunità.
Dare uguali possibilità a tutti andrebbe ritenuto valido solo al primo stadio, diciamo alle elementari, quando una carenza educativa, formativa o di metodo di studio può fare la differenza tra un buono studente ed un lavativo ignorante. Successivamente il singolo dovrà arrangiarsi con le armi che gli sono state date da madre natura e dal primo grado d'istruzione.

Una foto è un ricordo di un momento vissuto. Ma esprime veramente quel ricordo?
Nel ritoccare le foto del viaggio di nozze mi sono accorto che il ricordo fotografico può essere adattato a quella che è la sensazione impressa nella nostra mente. Dello Sri Lanka, causa luce forte, riverbero del terreno e impostazioni magari errate della macchina, ho tante foto molto chiare. Ma nella mia mente è rimasto impresso il colore rosso della terra ed il verde degli alberi.
Quanto fossero rosso e verde non saprei dirlo, speravo nella macchina fotografica. Mi piace comunque aggiungere un tocco di saturazione ai colir per renderli più vividi, come se questo potesse in qualche modo rendere più vivido il ricordo stesso.

Chissà perché a volte ci si gode di più un momento, un viaggio od un evento dopo qualche tempo tramite le foto che non quando lo si vive, per quanto bello e spensierato possa essere.

C'è dunque un tempo fisiologico di interiorizzazione e di rielaborazione del ricordo, un momento in cui le varie risposte sensoriali si uniscono a formare un ricordo più completo e pregnante?
O forse l'atto del richiamre alla mente cosciente fa riaffiorare anche una serie di sensazioni di cui non ci eravamo accorti nel breve istante in cui il ricordo è stato registrato?
E per quanto tempo può durare questa situazione, questo nirvana emozionale? Dopo quanto il ricordo sfuma, diventa sbiadito e perde gli accessori aggettivi emozionali? Serve continuare a guardare le foto per manternerlo vivo e vitale?

Ma perché Silvio non spezza una lancia a favore dei cinesi?
Mi consenta, cittadino, in fondo le rubano via il lavoro ma non la donna. Che volete di più? Forza Gnocca!

Mentro ero beatamente (e anche un po' noiosamente) in volo verso la Cina, in giro per il mondo si sono svolte manifestazioni di "indignados".
Direi che c'è da far notare come l'Italia si sia distinta per aver avuto l'unica manifestazione violenta del settore. E poi mi chiedono perché sono contrario ai corteo ed alle proteste di piazza.

E' comunque già da un po' che mi chiedo questi indignati cosa vogliano. Ce l'hanno con il sistema economico, le corporazioni e le banche centrali. Su alcuni punti potremmo anche concordare, ma oltre questo non vedo proposte serie se non le solite tiritere propinate da altri mille movimenti simili. Io lo dico sempre: se ti senti in grado di fare meglio di chi c'è al governo e pensi che la forza delle tue idee possa farti vincere, candidati con un tuo partito. Oppure, se è il sistema di governo che non ti piace, fai una rivoluzione seria; chi ti ama ti seguirà.
Le mezze misure non portano mai a nulla, creano solo confusione e non rendono coesi. Tra qualche mese di questi indignados non sentiremo più parlare. Ci sarà un gruppo nuovo.

Il post sacco di Roma è ovviamente già condito da mille unanimi denunce e distinguo. Ognuno guarda la propria sfaccettatura per tirare il movimento dalla propria o per screditarlo o per affossarlo. Non mancano anche i difensori di un po' di sana violenza. Per me i primi responsabili sono i partecipanti del corteo medesimo: ai primi segni di violenza avrebbero dovuto andarsene e lasciare allo scoperto i teppisti, in modo che la polizia potesse randellarli per bene. Invece, un po' per paura e sconcerto di fronte alla polizia, un po' perché il branco solitamente non ragiona, hanno prestato il fianco. Parallelamente i nostri governi, destra o sinistra, non sanno fare prevenzione, epurare i facinorosi prima che arrivino al corteo. Sono facilmente distinguibili dall'abbigliamento semimilitare e nel caso, l'unico rischio è di arrestare anche qualcuno che non c'entra; molto meglio che non avere milioni di danni e portare in giro per il mnondo le solite immagini.