Mentro ero beatamente (e anche un po' noiosamente) in volo verso la Cina, in giro per il mondo si sono svolte manifestazioni di "indignados".
Direi che c'è da far notare come l'Italia si sia distinta per aver avuto l'unica manifestazione violenta del settore. E poi mi chiedono perché sono contrario ai corteo ed alle proteste di piazza.

E' comunque già da un po' che mi chiedo questi indignati cosa vogliano. Ce l'hanno con il sistema economico, le corporazioni e le banche centrali. Su alcuni punti potremmo anche concordare, ma oltre questo non vedo proposte serie se non le solite tiritere propinate da altri mille movimenti simili. Io lo dico sempre: se ti senti in grado di fare meglio di chi c'è al governo e pensi che la forza delle tue idee possa farti vincere, candidati con un tuo partito. Oppure, se è il sistema di governo che non ti piace, fai una rivoluzione seria; chi ti ama ti seguirà.
Le mezze misure non portano mai a nulla, creano solo confusione e non rendono coesi. Tra qualche mese di questi indignados non sentiremo più parlare. Ci sarà un gruppo nuovo.

Il post sacco di Roma è ovviamente già condito da mille unanimi denunce e distinguo. Ognuno guarda la propria sfaccettatura per tirare il movimento dalla propria o per screditarlo o per affossarlo. Non mancano anche i difensori di un po' di sana violenza. Per me i primi responsabili sono i partecipanti del corteo medesimo: ai primi segni di violenza avrebbero dovuto andarsene e lasciare allo scoperto i teppisti, in modo che la polizia potesse randellarli per bene. Invece, un po' per paura e sconcerto di fronte alla polizia, un po' perché il branco solitamente non ragiona, hanno prestato il fianco. Parallelamente i nostri governi, destra o sinistra, non sanno fare prevenzione, epurare i facinorosi prima che arrivino al corteo. Sono facilmente distinguibili dall'abbigliamento semimilitare e nel caso, l'unico rischio è di arrestare anche qualcuno che non c'entra; molto meglio che non avere milioni di danni e portare in giro per il mnondo le solite immagini.

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2 thoughts on “

  1. anonimo says:

    L'indignazione è un'arma potente e sacrosanta: guai a chi non sa più indignarsi, che accetta tutto come normale.
    Il discorso che ho letto in questo post è comprensibile, ma eccessivamente semplificato. Chi protesta fa rilevare il problema, non necessariamente deve dare soluzioni che spettano alla politica. Appare evidente come sia una boutade che potrebbe fare il figliolo della casta affermare: se pensi di essere meglio, candidati tu. Si sa che a far eleggere non sono le idee, ma le strutture gerarchizzate dei partiti preesistenti. E inneggiare alla rivoluzione mi sembra irresponsabile: la rivoluzione, nella sua foga, porta via con il cattivo un bel pezzo di buono. Non è pensabile che, se c'è qualcosa che non va, si rovesci tutto.
    La gente fa osservare esigenze e problemi e chi è al potere deve porre mano alle riforme. Funziona così in una democrazia seria. Tutto l'apparato sociale (che ora stanno smantellando) è stato ottenuto così, senza distruzioni inutili, rivoluzioni, ma con la fermezza di proteste intelligenti che hanno reso inevitabile la loro ricezione da parte dei governanti.
    E l'idea di svalutare la protesta perché ci sono dei delinquenti che si infiltrano, mi pare grave. Quando ti trovi in mezzo, non è così facile evitare che i delinquenti  si nascondano nella folla (che peraltro ha percorsi precisi da cui non può esulare) né si può pensare di menare tutti quelli in mimetica o con la faccia arrabbiata perché "potrebbero" essere colpevoli. Infine, l'idea che è meglio che ne vada di mezzo un innocente piuttosto che rimanere nel dubbio è, a mio avviso, spaventoso, degno del peggior stato fascista.
    Pieno sostegno a chi protesta seriamente (anche quando non ne condivido le idee) e non confondiamo maliziosamente i delinquenti (o chi li ventila irresponsabilmente per rendere deboli le proprie opposizioni) con chi è giustamente indignato. E se la politica non è in grado di recepire certe richieste, ricordiamocene (per quel che ci è possibile) quando andiamo alle urne.

  2. karagounis78 says:

    Buon ragionamento ma valido solo se, come dici alla fine, la politca vuole dar seguito alle proteste ed apportare le migliorie.
    Tuttavia tu stesso sottolinei che sono le gerarchie a decidere chi dovrà candidarsi e quindi la politica sa che può fottersene della protesta e rischiare poco o nulla. Il voto non ha quorum, bastano loro stessi ad autoeleggersi.

    Per me le manifestazioni sarebbero sempre da evitare, da impedire. Sono fortemente contrario ad ogni forma di corteo o similia. Ho già più volte espresso il mio ritenere la protesta un modo incivile di esporre le proprie idee o richieste.
    Se poi le manifestazioni diventano violente, come spesso accade in Italia, allora son solo cavoli tuoi se ti prendi le manganellate come conseguenza; paghiamo la polizia per mantenere l'ordine. Io volgio che la mantengano. Solo in Italia la polizia è vista come una forza fascista ed oppressiva. In paesi civili i polizziotti sono visti come una forza che porta stabilità e ordine.

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