L’arte della pigrizia

(o dello spaparanzo razionale)

Non ho mai fatto mistero della mia pigrizia. C’è poco di più soddisfacente di una bella dormita fino a tarda mattina, non solo la domenica.
Eppure il troppo indulgere nella pigrizia si trasforma facilmente in noia, è comprensibile. E allora lo spaparanzo deve essere fatto con metodo.

Non si può negare il nostro essere, sarebbe deleterio per la salute. Bisogna trovare un trucco che faccia coesistere l’ozio con il far. Nnel mio caso trattasi di un forte senso del dovere: fare ciò che si deve fare, ciò che viene richiesto. Nessuna remora a mettere da parte ciò che si vorrebbe fare, si può sempre posticipare in cambio di un momento di pigrizia.
Mai essere schiavi del volere, è anche un fondamentale insegnamento del Tao. Perseguire il dovere è invece più d’ispirazione confuciana. Io la trovo una combinazione in grado di dare molte soddisfazioni; il dovere, salvo quando è particolarmente chiaro e perimetrato, è sempre interpretabile e lascia spazio ad un certo grado di iniziativa personale, il surrogato del volere: se proprio devo, almeno voglio farlo al meglio. Viceversa  quando seguo il mio volere vado più sullo stile un tanto al chilo, chi me lo fa fare di sbattermi troppo?

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