Monthly Archives: March 2012

Il valore reale

La notizia ha scosso i mercati: consumi italiani in calo, livelli pari a fine anni ’90.

E dunque? Come leggere una tale affermazione? Siamo in recessione e spendiamo di meno in modo generalizzato, specie per generi non strettamente necessari. (Nda. scommetto che lo smartphone è ormai considerato un bene primario). Ma forse quattordici anni fa non giravamo in mutande o mangiavamo solo polenta? Non che io mi ricordi. Quindi paragonare un dato statistico sul consumo secondo una logica cronologica non ha nessun senso. O ce l’ha solo per i consumisti più sfegatati, per i quali il consumo deve sempre crescere pena la recessione. Andrebbe invece fatto un paragone qualitativo, cosa si comprava all’epoca contro ciò che si compra oggi. Forse gli italiani, in tempi di crisi e di elevata pressione fiscale, hanno imparato a spendere meglio, a limitare il superfluo. Non ci vedo un male.

È però sintomo di come un sistema consumista non possa funzionare in regime transitorio, durante una crisi. Non tutto può crescere sempre e comunque, ci devono essere dei settori che perdono o che chiudono. Eppure ogni singola rappresentanza di settore non fa che lamentarsi e chiedere fondi speciali per il proprio rilancio. Volendo proteggere tutti si fa il disinteresse generale.

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Palla al centro

La riforma del lavoro resta dunque solo sulla carta. Il governo ha fatto la sua proposta ma sarà il Parlamento ha scrivere la versione definitiva, ancora non sappiamo con quali tempi e quali differenze.

Questo dovrebbe chiudere le porte a tutte le discussioni in merito, dato che sarebbe come discutere sul sesso degli angeli, ed alle eventuali proteste di piazza già minacciate. Lo dirò solo una volta, la riforma non esiste, non è stata ancora scritta. E conoscendo i tempi parlamentari potrebbe rimanere nel limbo per lunghi mesi. Vorrei, ma verrò puntualmente smentito, che fin da subito si smettesse di fare ipotesi catastrofiche sul testo presentato due giorni fa, non ha proprio senso, un puro esercizio di stile.

Mi chiedo inoltre con che faccia possa Monti presentare questa “riforma” all’Europa ed agli stati asiatici. Non è cosa fatta, rischiamo solo di fare brutta figura qualora venisse stravolta oppure bloccata. Non sarebbe meglio sbandierarla il meno possibile?

Riforme

Per quel poco che ho approfondito la nuova riforma del lavoro non mi dispiace; sembra un impianto omogeneo e ben strutturato, anche se non è priva di pecche. Mi è piaciuta soprattutto la sua presentazione: il ministro Fornero parla proprio bene, con estrema chiarezza, tanto che potrebbe convincermi di qualsiasi castroneria.

Ma forse ciò che ho apprezzato maggiormente è stato un passaggio dell’intervento di Monti. Suonava pressapoco così: “il governo non è qui per mettere tutti d’accordo ma per fare le riforme che ritiene necessarie e positive”. Un perfetto sunto di come vedo io l’azione di governo. Se a questo aspetto prettamente pragmatico aggiungiamo un pizzico di critica oggettiva dell’operato dei governi precedenti, otteniamo un sistema che cresce senza strappi tende sempre alla soluzione migliore. Penso che la Germani funzioni in questo modo, migliorando progressivamente le sue strutture e le sue leggi, anche nell’alternanza tra destra e sinistra. L’Italia è il classico esempio dell’opposto, dove anche chi si spende per fare una riforma la fa con il solo scopo di soppiantare quella precedente.

La presente riforma certo ha delle lacune e segna un netto distacco dalla precedente gestione ma ogni tanto uno strappo è necessario. Non deve essere la regola. Speriamo che i prossimi governanti imparino qualcosa da questo periodo di transizione.

Quindicissimo

Dedicato al mio grande amore.

Un ricordo per ogni anno vissuto insieme, rigorosamente in ordine sparso:

  • le mattinate trascorse a casa tua invece di andare all’università
  • il primo bacio
  • il concerto di Brian Adams
  • la laurea di una stupenda avvocatessa
  • il Dossello e i lavori per rendere accogliente la nostra casetta
  • ritrovarsi innamorati dopo un periodo di difficoltà
  • la prima volta
  • le giornate trascorse insieme quando saltavo le lezioni per farti compagnia a Torino
  • il matrimonio dei nostri migliori amici
  • uno splendido pomeriggio a Vieste
  • Naxos e l’avventura sul quad
  • il nostro splendido matrimonio
  • il primo aereo preso insieme
  • le fredde notti d’inverno quando si tornava a casa in Renault 5
  • le promesse ed i sogni scambiati in riva al lago

Chi ha paura della crisi?

Mi scopro ad essere preoccupato. Guardo forse troppi reportage in merito alla crisi economica e mi sto facendo condizionare? Da indomito ottimista quale sono, non vedo uno spiraglio?
I segnali però paiono inequivocabili. Passeggiando per Biella, specie per le vie non del centro, ci si accorge come sia ricca di esercizi commerciali chiusi. Il calo dei consumi colpisce ovviamente i generi non indispensabili e per primi i negozi meno rinomati.

Lo spettro del Portogallo è vicino? Dopo aver visto come se la passano da quelle parti, non voglio nemmeno pensarci.

Lesson number 1

Bella pregna la puntata del Gad ieri sera. Si parlava di lavoro ed economia del lavoro.

Per me si sono dimostrate due cose:

  1. l’economia non è una scienza esatta. È una scienza sociale e al massimo sfrutta strutture scientifiche per descriversi
  2. la realtà ha così tante sfaccettature che non si può dire di avere ragione in assoluto. Ragione, torto e soluzioni sono solo contestuali. Il problema è che, a mio parere, l’uomo non è mentalmente strutturato per concepire la contestualizzazione. Si cerca sempre un assoluto valido urbi et orbi. Essere contestuali significa saper cambiare di volta in volta, adattarsi alle mutate condizioni senza restare fissi su un’idea.

Buona la prima

GP di Melbourne. Avevo pronosticato un bel podio per Schumi e invece le noie meccaniche ci hanno messo fuori gioco. Ma ve bene lo stesso, abbiamo dimostrato che la macchina è competitiva e si può lottare per le posizioni importanti. Fossimo riusciti ad arrivare al pit stop per montare le gomme dure avremmo dato filo da torcere agli avversari.

Sono comunque soddisfatto della vittoria di Jenson, che stimo moltissimo. La McLaren sembra veramente in palla, oltre ad essere la macchina più bella del lotto, senza lo scalino sul muso. Lewis è ancora un po’ giù di tono ma si riprenderà.

Diet

Sebbene i vegani possano non essere carenti di vitamine o altro, si deve riscontrare che l’animale uomo è per sua natura onnivoro, si è evoluto in quel contesto. Cibarsi di carne è naturale e vitale come respirare.

L’essere vegano è dunque una scelta puramente razionale che nulla ha a che fare con la nutrizione. Ossia, se il nutrizionista può avere da ridire sulle qualità di una dieta vegetariana stretta, il vegetariano oltranzista non può, a nessun titolo, difendere il suo stile con gli stessi argomenti. Ogni trasmissione che crei un dibattito su questo non ha capito il punto e crea soltanto confusione.

Crisi della cultura

Prima di guardare la puntata di Presa Diretta non l’avrei detto così semplicemente: la cultura è un bene su cui lo Stato dovrebbe investire molto e bene.
Prima avrei fatto mille distinguo, considerato più rilevante l’aspetto costo e minimizzato la ricaduta sociale del non investimento.

Invece devo assolutamente ricredermi. Non è tanto l’essere stato convinto dal reportage, quanto il fatto che questo mi ha riaperto gli occhi, mi ha fatto vedere le cose da una prospettiva diversa, meno soggettiva. Per me la cultura è una dato di fatto, ho studiato in ottime scuole con ottimi insegnanti, frequento mostre e musei, leggo, so interessarmi di argomenti nuovi. Ma non tutti hanno questa “fortuna”. Guardando in ottica futura è ovvio che limitazioni sugli investimenti in cultura, sia essa rappresentata da musei, biblioteche e formazione, ci daranno una popolazione sempre meno curiosa, meno vivace, più schiava della televisione spazzatura.
In effetti la protezione e la valorizzazione del nostro patrimonio, artistico e culturale, è fondamentale per garantire nuove forme di cultura. L’umanità è sempre progredita usando il passato come solida base, come rampa di lancio. Spesso infatti in Italia ci crogioliamo del nostro glorioso passato e delle sue vestigia, pensando che tanto basti; recuperiamo, restauriamo ma non valorizziamo. Seguiamo l’idea, corretta sul piano teorico, che opere di tale importanza si promuovano da sé.

Detto ciò resta comunque ferma la mia posizione su dove non vadano investiti i soldi. Se lo Stato deve fornire formazione culturale di base, di sicuro non deve finanziare produzioni cinematografiche, teatrali, editoriali, etc. Ognuna di queste possibili opere andrà a finire sul mercato globale e sarà il pubblico a decretarne il successo. Altrimenti si arriva al paradosso che, per dare spazio al pluralismo dì’espressione, ci dobbiamo accollare le spese di produzione di ogni artista che si presenti a battere cassa.

Comma 22

In una burocrazia ben strutturata nessuno ha mai colpa di nulla, si può sempre scaricare la responsabilità.
In un’ultima analisi è sempre tutto a carico del sistema e dei regolamenti che, in quanto enti astratti, non sono passibili di sanzioni. Ci si può arrabbiare, li si può prendere a male parole, ma la rassegnazione è l’unica reazione sensata.

Il sistema certo non può proteggere sé stesso dai cambiamenti, ma solitamente è strutturato in modo tale che, volendo agire nel pieno rispetto delle regole, la modifica sia laboriosa e richieda ampio consenso. Come ulteriore arma difensiva sfrutta l’istinto di conservazione dei soggetti che, operando al suo interno, cercano di proteggersi da eventuali errori, di pararsi il culo per dirla spiccia. Così ogni piccola modifica apportata nel corso degli anni, non potendo toccare l’impianto generale, non fa altro che aggiungere ramificazioni ed eccezioni, un dedalo di regolette che di volta in volta favoriscono questa o quella interpretazione. E siccome in questa selva ognuno trova il suo tornaconto, nessuno si sbatterà più di tanto per una modifica radicale. È la tendenza, almeno italiana, dell’agire al limite del lecito, del cercare il cavillo.

Per me è un processo affascinante: un ente inesistente, definibile solo tramite gli effetti che produce, senza una causa prima apparente, che però pervade la nostra vita sociale e la tiene in scacco. La gabbia dorata della democrazia.