Riforme

Per quel poco che ho approfondito la nuova riforma del lavoro non mi dispiace; sembra un impianto omogeneo e ben strutturato, anche se non è priva di pecche. Mi è piaciuta soprattutto la sua presentazione: il ministro Fornero parla proprio bene, con estrema chiarezza, tanto che potrebbe convincermi di qualsiasi castroneria.

Ma forse ciò che ho apprezzato maggiormente è stato un passaggio dell’intervento di Monti. Suonava pressapoco così: “il governo non è qui per mettere tutti d’accordo ma per fare le riforme che ritiene necessarie e positive”. Un perfetto sunto di come vedo io l’azione di governo. Se a questo aspetto prettamente pragmatico aggiungiamo un pizzico di critica oggettiva dell’operato dei governi precedenti, otteniamo un sistema che cresce senza strappi tende sempre alla soluzione migliore. Penso che la Germani funzioni in questo modo, migliorando progressivamente le sue strutture e le sue leggi, anche nell’alternanza tra destra e sinistra. L’Italia è il classico esempio dell’opposto, dove anche chi si spende per fare una riforma la fa con il solo scopo di soppiantare quella precedente.

La presente riforma certo ha delle lacune e segna un netto distacco dalla precedente gestione ma ogni tanto uno strappo è necessario. Non deve essere la regola. Speriamo che i prossimi governanti imparino qualcosa da questo periodo di transizione.

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