La politica del Tao

Il Tao Te Ching non è un trattato di filosofia inteso all’occidentale, è un libro che raccoglie la saggezza del suo tempo per condividerla con il mondo e fare da guida a chi vuole seguire la Via. Non ci sono capitoli dedicati all’estetica, alla morale od alla politica. Un buon seguace non dovrebbe nemmeno interpretare l’insegnamento di Lao Tzu in tal senso perché questo non è analitico. Tuttavia può essere interessante valutare la ricaduta pratica degli  insegnamenti.

Se ci concentriamo sull’aspetto politico, nel senso letterale greco di governo della città, la prima sperimentazione è attribuibile a Confucio. Sebbene le differenze tra Lao Tzu e Confucio li pongano quasi agli antipodi, essi in realtà partono da una base comune, il Tao e l’I-Ching. Confucio ha strutturato la sua società in base ad una serie di relazioni fondamentali tra gli elementi che la compongono; se ogni relazione è ben rispettata la società nel suo complesso sarà come un meccanismo ben oliato in cui tutti partecipano al benessere comune.
Differentemente il capitolo 54 del Tao Te Ching divide la società in una serie di stadi di grandezza demografica crescente senza però accennare a come relazionarli. Verrebbe da pensare che essi siano indipendenti, che non si influenzino a vicenda, invece la logica suggerisce che la relazione deve essere unidirezionale verso i gruppi più grandi. Scrivevo già a Settembre 2011  commentando questo stesso capitolo: l’uomo va giudicato in quanto uomo, il villaggio in quanto villaggio e come tali devono comportarsi. Coltivare nella comunità la stessa virtù di un uomo non renderà gli stessi frutti, perché sono enti non paragonabili. I livelli sottostanti concorrono a formare e a far crescere quelli superiori, nel classico processo in cui l’insieme è maggiore della somma, ma la via opposta crea soltanto confusione. Non si può ritenere un livello superiore colpevole per la mancanza di virtù di quello inferiore.

Alla mia analisi però mancava un dettaglio. Occorre che ogni livello della società sia investito di precise responsabilità in  specifiche materie perché il sistema si regga e si mantenga nel tempo. Sono le sovrapposizioni che causano confusione, un villaggio non dovrà decidere come gestire l’educazione, quello è compito dello Stato, potrà però decidere come gestire la raccolta dei rifiuti. Ogni elemento della catena deve potersi sentire utile alla crescita dell’insieme, altrimenti remerà contro; le buone sperimentazioni ai livelli intermedi devono essere recepite, condivise e rese comuni agli altri elementi dello stesso livello.
Penso che solo entro questo schema si possa condividere ad attuare la proposta politica del Movimento 5 Stelle. Non si può pretendere di buttare in Parlamento gente che non ha la minima esperienza, anche se dotata di buona volontà. Tuttavia si può permettere loro di governare un piccolo centro, una città di provincia dove le idee semplici sono ancora efficaci e le persone che si hanno di fronte non sono solo numeri. Niente iperdemocrazia, solo sana autocritica e consapevolezza dei proprii mezzi e capacità.

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