Human rights are down

La strenua difesa di un diritto sta portando la nostra società a delle estremizzazioni assurde. Leggo con sconcerto (magari soltanto mio per via della mia scarsa empatia) questo articolo de Il Corriere: Un test prenatale per la sindrome di Down viola i diritti umani?

Ha lasciarmi perplesso, sgomento dovrei dire, è l’opinione di tal Hueppe, delegato alla tutela dei disabili del Bundesregierung: “Le persone affette dalla sindrome di Down vengono così discriminate nel loro diritto alla vita”. Si entra in un campo minatissimo, cosa deve intendersi per vita e quando un feto consegue i medesimi diritti dei suoi simili già nati. Per legge la dodicesima settimana è il punto di non ritorno per cui scoprire entro quella data la Sindrome di Down è un’ottima notizia; l’amniocentesi che si effettua alla sedicesima prepara solo il genitore alle difficoltà che incontrerà con un bambino disabile.
Per quanto mi riguarda dovrebbe essere prerogativa del genere umano non mettere al mondo figli con disabilità, quando è possibile scoprirlo per tempo; sarebbe un bene per in primis per il bambino e poi anche per i genitori. Invece qui si teorizza proprio il contrario, ossia che i Down siano una condizione “normale” e dunque da accettare come tale, annessi e connessi. Io appoggio la non discriminazione fin dall’infanzia da proseguire poi nell’ambito lavorativo e della vita adulta, ma dire che un Down è discriminato ancor prima di nascere è un’insana estremizzazione. La scelta deve spettare unicamente al genitore non ad un’etica superiore di cui lo Stato sia garante; alla fine saranno mamma e papà a doversi sorbire tutte le fatiche non le associazioni che ora si battono per un assurdo diritto. Se in fede una persona non se la sentisse (e io sono il primo a dirmi tale) è giusto che decida per l’aborto.

Sinceramente non capisco da dove venga tutta la paura per queste blande forme di eugenetica. Stiamo parlando di avere un figlio sano, non di volerlo con gli occhi blu e i capelli biondi. Giocare a fare Dio ci spaventa ancora troppo, o forse è un retaggio dovuto a passati esperimenti in tal senso. Io spero che il test venga introdotto anche in Italia, dove la Chiesa darà ovviamente battaglia, e che queste assurde polemiche si spengano come un fuoco di paglia.

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Arrivederci a Rio

Un’altra Olimpiade è finita. Londra 2012 non mi ha lasciato particolarmente soddisfatto, vuoi a causa della scarsa copertura televisiva che la RAI ha dato all’evento, vuoi perché si è trattata di un’Olimpiade di passaggio tra campioni affermati e nuovi fenomeni emergenti. Vedere i beniamini che hanno fatto faville nelle edizioni precedenti uscire sconfitti, anche in malo modo, mi ha lasciato scontento; tanto più che non conoscendo i neo campioni mi era difficile tifare per loro. Si sono fatti conoscere per la prossima volta.

Mi è spiaciuto molto che gli ultimi giorni siano stati turbati dal caso Schwazer e dalle affermazioni di Bepper Grillo. Ha detto bene la Idem: Grillo è una patacca che attacca solo per farsi notare. Ovviamente rispetto il fatto che le Olimpiadi possano non piacere per svariati motivi, per lo spreco di risorse economiche ed ecologiche per esempio, ma non si può attaccare il loro valore sociale e storico-politico. Le Olimpiadi sono l’espressione e lo specchio di una società e della sua crescita. Paradossalmente sono proprio gli sport minori l’indice di tutto ciò, perché solo un paese ricco, socialmente evoluto può dare la possibilità ad un suo cittadino di spendere tempo nella pratica del tiro a volo, del judo, del badmington, della scherma. Inoltre la maggioranza di questi sport richiede uno sforzo economico iniziale non indifferente per la famiglia dell’atleta; non è come il calcio dove basta un prato ed un pallone. Ecco perché vedere paesi mediorientali o africani praticare certe discipline e vincere è un evento a suo modo storico.

C’è poi da considerare che per ogni atleta l’Olimpiade è il sogno della vita, il top di una carriera fatta spesso solo di sacrifici. Ognuno gareggia in primis per sé stesso, per cercare il primato, in seconda battuta rappresenta la propria nazione e tutto il movimento che l’ha portato fino in pedana od in pista. Ed ogni vittoria sarà d’ispirazione per le future generazioni d’atleti. Tante conquiste sociali hanno avuto come concausa un evento sportivo. Grillo dovrebbe imparare questa lezione e, tuttalpiù, usarla a suo favore. Evidentemente ha imparato da altri maestri, per i quali lo strepitare e l’attaccare tutto e tutti è l’unico mezzo per vincere.

Ecco l’Estate

Questa è stata proprio una giornata estiva quasi perfetta.

Sveglia in tarda mattinata, qualche pulizia per mantenere bello il focolare domestico, cucinare gli gnocchi per ed insieme alla propria mogliettina, mangiare con gusto i suddetti gnocchi, giro in bici da record. Tutto in assoluto relax, senza fretta, godendosi il clima caldo. Una giornata così non ha prezzo, per tutto il resto c’è la spiaggia.

A proposito del giro in bici, tanto per smentire praticamente il post precedente, oggi sono proprio soddisfatto: 79 km, record personale, con la scalata all’Alpe Noveis, 10 km di salita per 700 metri di dislivello. È stata dura ma ce l’ho fatta; clima ideale con tanto sole e caldo, timing perfetto con partenza dopo un buon pranzo, velocità giusta senza strafare, in assoluto controllo, mai sopra al 80% delle proprie possibilità.

Il ritorno però è stato altrettanto faticoso, forse di più. Arrivato oltre i sessanta chilometri la strada diventa solo quel metro di riga bianca che si intravede sotto al casco. Non posso più alzare la testa puntando alla prossima curva: meglio non far sapere alle gambe se stanno per incontrare un altra salita. Si pensa solo a pedalare, come su una ciclette, ed in quei momenti la mente diventa sgombra, affiorano pensieri chiari e netti, difficili però da ricordare una volta a casa.

Quanto mi piace l’estate.

Pressione sociale

Continuo a chiedermelo: perché vado in bicicletta? Non sono amante della fatica, non ho velleità di andare ogni volta più veloce, non sono fanatico del mezzo (è già tanto se lo lavo). Pur con tutte queste limitazioni continuo ad andarci e tutto sommato mi piace, mi sento rinfrancato dopo un bel giro.

Mi sono dato due spiegazioni: la pressione sociale e le endorfine.
La prima mi porta ad alzarmi dal divano ed a mettermi in sella. L’attività aerobica fa bene alla linea ed un po’ di competizione verso amici che vanno in bici mi brucia dentro.
Le endorfine invece danno quella sensazione di appagamento dopo la fatica, tanto che subito dopo la sgambettata si pensa già alla prossima volta. Peccato sia un effetto di breve durata. La pigrizia è ancora il mio stato naturale: non sarò mai schiavo di questa attività fisica, non finchè il mio unico obbiettivo è ritornare a casa dopo aver raggiunto la meta prefissata.

Il pasticciaccio dell’ILVA

Quella dell’ILVA di Taranto è proprio una situazione ingarbugliata. È la tempesta perfetta, l’apice catastrofico della non-politica di gestione integrata degli anni passati. La soluzione non può prescindere dalla ricerca dei colpevoli e delle cause e non sarà comunque indolore. Andrà trovata la giusta via media, ma soprattutto questa dovrà essere presentata nel modo opportuno perché possa venir accettata. Presentata forse non è il termine adatto, sa di decisione presa dalle alte sfere senza consultazione; forse in questo caso serve una consultazione con la base, una condivisione di proposte tra cui scegliere.

La mia personale opinione è che l’impianto deve mettersi in regola secondo gli standard ambientali che ci siamo dati. Sono sicuro che avrebbe dovuto farlo anni fa ma, sfruttando la sua forza come polo industriale, trovò sempre trovato politici compiacenti che derogarono e prorogarono. Facile in questo modo restare sul mercato ed in ogni caso lamentarsi per la concorrenza estera che verrebbe fatta proprio tagliando sui costi ambientali. L’industria va obbligata a mettersi in regola e nel frattempo va strettamente controllata perché non faccia ricadere questo costo sul prodotto finale, finendo così per autofallire. Il costo deve essere sostenuto con nuovo capitale e tagliando sul margine operativo; troppo facile fare impresa senza prendersi il rischio di non guadagnare. Un bel commissariamento ad interim.

La colpa è dunque in primis dell’azienda ma, sto per dire un’eresia per il mio modo di pensare, è anche in parte ascrivibile alla società italiana. Politici, controllori e cittadini, tutti abbiamo messo il nostro mattoncino per seppellire queste problematiche, ma alla fine esse sono cresciute più del muro e ora gridiamo al lupo.

AffondeRAI

Sinceramente sono molto deluso dalla RAI e dalla gestione delle trasmissioni olimpiche. Si sa che all’Olimpiade si sovrappongono sempre più discipline con il rischio, quasi certo, di non far vedere qualcosa d’interessante. Un gestore esperto sfrutterebbe tutti i suoi mezzi, vedi i canali RAISport 1 e 2. E invece la RAI decide di trasmettere tutto soltanto su RAI2 creando un caos ingovernabile. Gare di nuoto in differita, pallavolo cancellata dal palinsesto, interviste tagliate a metà, ed è stato solo il primo giorno!

Il coro di lamentele su internet è abbastanza numeroso. Questa volta la copertura dell’evento è davvero pessima. La sfida con SKY è persa in partenza. Con buona pace di chi sperava di guardarsi le grandi gare, quelli importanti anche senza gli atleti azzurri, in santa pace sul divano. Dovrò ricorrere a qualche streaming online.

Olimpiadi 2012

La Gran Bretagna mette in campo i suoi pezzi da 90 (-60-90)

 Melissa Debling, Emma Frain,Wynters Caitlin e Geena Mullins.

Ingenuità economiche

Tutto questo bombardamento di notizie sulla finanza pubblica ed europea mi affascina da un lato e mi lascia spiazzato dall’altro. Non comprendendo fino in fondo i meccanismi che regolano la macroeconomia, o la finanza in genere, resto perplesso di fronte a certe affermazioni del nostro Governo: i mercati non guardano alla situazione reale dell’Italia ma si basano sulle voci di corridoio. Ora, per quanto tutti sappiamo che la Borsa sia attenta ai pettegolezzi, non credo che si basino solo su di essi per comprare e vendere. Parimenti non credo che la situazione italiana e le decisioni prese negli ultimi mesi siano di buon auspicio.

Il Governo sta flirtando con l’Europa e la finanza facendo grandi promesse ma di concreto vi è poco; dalla riforma del lavoro alla spending review è tutto in divenire, appena varato, ancora da valutare nel suo impatto con l’economia reale. I mercati chiedono stabilità, ma non una promessa di stabilità tra tre anni, la vogliono ora, quindi giudicano non le azioni future ma quelle pregresse fatte dagli stati. La Germania ha svolto un ottimo lavoro e per qualche anno è al sicuro; noi sappiamo solo correre ai ripari e dunque paghiamo lo scotto del nostro immobilismo.

Poi ci sta che, per scopi a me ignoti e molto complessi, qualcuno con molto denaro e potere speculi in una data direzione per obbligare l’Europa a muoversi verso una meta diversa da quella preventivata. È la libertà del mercato.