Monthly Archives: February 2010

Ci sono questioni che toccano nervi scoperti e che definiscono la nostra sensibilità.
Senza contarla molto lunga, per niente anzi, sullo spunto che dà origine al post, quanti giudicano sbagliato, disdicevole o riprovevole mangiare un gatto? Di sicuro c’è solo l’illegaità, il resto è giudizio morale prsonale mediato dal substrato culturale.
Io non lo farei, ma sarei propenso ad assaggiare la carne di delfino. I cinesi mangiano i cani eppure non li condanniamo per questo. E’ la loro cultura, al pari degli indiani che non mangiano le mucche. Pensate a come si sentono loro quando passano di fronte al banco carni dell’Esselunga!
E fin dove dobbiamo spingerci? I cavalli, così bei e così gustosi, sono da risparmiare? Dove finisce la catena che porta verso il veganismo estremo?

Può sembrare che salto di palo in frasca ma simile è la questione sugli omosessuali. No, non se sia giusto mangiarli, ma il tema si "nasce o si diventa?". Una domanda semplice che genera risposte complesse ed insicure ed altrettante domande scottanti.
Ci nasco, allora essere gay è "naturale", intendendo ciò che proviene spontaneamente dall’evoluzione umana, tramite DNA in questo caso. E’ giusto accettare l’omosessuaità.
Ci nasco, ma essendo l’attributo scritto nel DNA si potrebbe futuribilmente pensare di riscriverlo, "curando" il difetto. Così facendo però vado contro la natura stessa, impongo un’evoluzione antropica. La società prevarica l’individuo.
Ci divento, quindi devo presumere che durante l’infanzia/pubertà qualcosa abbia deviato le mie naturali inclinazioni mandandomi in confusione. Sempre futuribilmente potrebbe essere una sindrome curabile. La società si sta prendendo cura di me perchè mi vuole felice e non ghettizzato.

In entrambe le questioni al fondo sta l’indice che misura quanto sia evoluta la nostra società. Indipentemente dalle risposte possiamo decidere di accettare senza paure e discriminazioni gli omosessuali e permettere una maggiore libertà nella scelta delle carni da mangiare, purchè gli animali siano trattati con rispetto. Queste sono scelte puramente razionali, frutto di ragionamenti di pro e contro, in deroga al nostro primo istinto.
Però una società razionale non può comunque esimersi dal cercare le risposte.

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Mica male l’idea del comune di Cremona per riscuotere il dovuto s alcune bollette morose: non paghi, allora puliscimi le strade.
Secondo me si potrebbe estendere il concetto anche alle bollette non morose. Invece di pagare ti offri per lavori di pubblica utilità di pari valore. Ciò darebbe un certo senso civico al pagamento, ne farebbe apprezzare il valore e avrebbe una ricaduta immediata sulla vita della comunità.
Penso ci sarebbe la fila per questa opzione alternativa. Dite che qualche paese più responsabile già applica quest’idea?

Nella puntata domenicale di Presa Diretta si parlava della ricostruzione a L’aquila, specificatamente dello stato di abbandono del centro storico.
Ora non voglio essere il solito bastian contrari o far sterile polemica, ma rendiamoci conto che il terremoto è un evento che ha cancellato o messo in ginocchio  intere popolazioni in passato. Non basta essere nel XXI secolo per poterne sistemare i danni in poco tempo, perché un anno questo è.
Poi spiace anche a me vedere una città fantasma e credo si sarebbe potuto fare meglio, tuttavia ritengo che spesso sopravvalutiamo la nostra reale condizione in quanto realtà socio-economica.

La prima parte del capitolo permane identica nella sostanza sia nel testo linkato che nel testo del mio libro. Viene definita l’inestricabile dualità delle cose e dei predicati. Un relativismo che dà esistenza ad un ente soltanto tramite al suo opposto.
Quindi nel Taoismo non si può parlare per assoluti; nemmeno il Tao dovrebbe allora assoluto eppure lo si definisce come un principio creatore. E’ però un principio inconoscibile per intiero. Per cui direi che la mutua relazione tra gli enti è riferita alla loro conoscibilità: l’assoluto prevede conoscibilità totale, che non potrà mai essere; la zona d’ombra è sempre lì, magari sempre più piccola ma mai nulla. Proprio come nel simbolo del Tao stesso. Per questo il Tao rispetta la dualità.
Tuttavia si potrebbe  intravvedere un assolutismo delle coppie. Invece penso sia probabile, come già definii in post precdenti, un effetto a cascata, per cui una coppia "A-nonA" è a sua volta definibile in funzione di un’opposta coppia "B-nonB", a formare una nuova supercoppia. E così via a cascata.

La seconda parte del capitolo, riguardante il saggio, risente invece della traduzione dal cinese arcaico, che non permette interpretazioni univoche. Il concetto di base mi pare sia che il saggio, come già era nelle filosofie greche, ha compreso e segue la via, senza lasciarsi ingannare dagli assoluti. Il mondo è così come gli appare ed in esso il giudizio non esiste. Siamo noi che ci forziamo a giudicare, a dividere e catalogare. Il Tao è senza giudizio perchè è oggettivo.
Si professa quindi di vivere nell’unià delle cose, in armonia con tutto, perchè tutto è già in armonia. L’azione perde il suo riscatto retributivo, eppure viene portata a termine ugualmente. Non conta lo sforzo profuso che equivarebbe a non profondere nessuno sforzo: agire in modo disinteressato significa agire in armonia. La relazione inversa potrebbe tuttavia non ssere sempre vera.
 

 
 
 

E così è già tutto finito. BMW Oracle ha stravinto la 33° Americas Cup.
Dopo un preliminare esame delle caratteristiche tecniche delle barche era forse un risultato prevedibile. Tuttavia è stata disarmante la facilità con cui quel trimarano navigava, la precisione nel tenere la rotta. Sicuramente tutto merito dell’ala rigida che ha trasformato una barca in qualcosa di più. Alinghi per quanto innovativo non aveva possibilità. E pensare che entrambe sono forse le barche più veloci oggi al mondo, fatta eccezione per le barche che si contendono il record di velocità sull’acqua.

E se il trimarano di Oracle è spettacolare, quelle sono semplicemente spaziali, sembrano uscite da un libro di futurologia. E dire che la più veloce, Hydroptere, ha un albero di soli 37 metri. e con piano velico tradizionale. Nulla se paragonato ai 68 metri di Oracle, eppure è in grado di sfoderare una velocità di oltre 50 nodi! Vi consiglio di guardare i filmati.

Com’è ovvio occorre definire e capire, se possibile, cosa sia il principio fondante, il Tao. E semplicemente si capisce che questo ente è sfuggente; il migliore paragone che mi sovviene è con il Principio d’indeterminazione di Heisenberg: se conosco un paramtro l’altro rimarrà indefinito e vicversa. Se voglio caricare il Tao di attributi ecco che lo perdo, non ne poso comprendere la portata. Se invece non lo definisco, arrivo a percepirlo ma non tramite un processo cosciente e logico.

Il Tao è un atto di fede. Per questo ne è scaturita una religione. Ma non sono qui per discutere o meno la validità di questo assunto di base: lo accetto, cerco di farlo mio e vado avanti. Proprio perchè devo in primis liberarmi dalla tendenza alla categorizzazione. Il Tao rappresenta nel contempo la totaità e l’oggetto particolare, è l’armonia degil opposti e la loro assenza.Si comprende solo non volendo comprenderlo, abbandonandosi alo scorrere de mondo.

Da tutto ciò deriva che il taoista prima di tutto osserva ed ascolta, senza giudicare, senza classificare. Lui stesso non vuole autodefinirsi tramite una categoria, perché nessuna lo può rappresentare nella sua interezza, se non momentanea e particolare. Non sono concetti nuovi o strambi, li ritroviamo a macchie anche nella storia della filosofia occidentale.

Oggi ho rimesso gli sci ai piedi dopo un anno. Una bella giornata di sole e neve insieme a Simone e Valeria. Però che fatica.
So che dovrei scrivere il pezzo sul Tao Te Ching, però la mia mente non è nelle condizioni di lucidità sufficiente. Rimando a domani, promesso.

In contro tendenza rispetto all’opinione pubblica mi sono sempre dichiarato a favore del nucleare. Trovo sia una fonte di energia affascinante, la punta di diamante di una branchia della fisica atomica, l’imbrigliamento di una forza devastante. Forza che in natura non esiste, perché la fissione spontanea penso sia oltremodo rara se non impossibile. E’ a suo modo, e sotto molti aspetti, un’autentica creazione.
Ma scendiamo dalle nuvole e andiamo nel concreto. Oggi ho letto il
Decalogo antinucleare di Greenpeace. Ho sempre avuto poca simpatia per questa organizzazione ed i suoi metodi di protesta, ma alcuni punti di questo documento mi sembrano proprio puramente diffamatori e disinformativi. Demagogia spicciola.
Se si vuole parlare di energia nucleare e nuove centrali, allora bisogna usare termini tecnici, ascoltare esperti ed ingegneri, stilare grafici e tabelle. E soprattutto bisogna mettere da parte il pregiudizio e la soggettività, badare solo ai dati oggettivi. E’ una questione di fiducia riposta in coloro che progettano e realizzano queste strutture.

Vediamo i vari punti:
1. Il nucleare è molto pericoloso – si cita Cernobyl (come sempre!) ma non si pensa a tutte le altre centrali che testimoniano la bontà dei sistemi di sicurezza ben progettati e mantenuti. Sugli effetti nocivi nella popolazione limitrofa, se ce ne sono, allora che sia uno sprone a migliorare ancora la ritenzione della radiazione entro il perimetro sicuro.
2. Il nucleare è la fonte di energia più sporca – paragonata a cosa? E secondo quali parametri? Emissioni di gas serra non di sicuro. Esce solo vapor d’acqua. Le scorie non sono ne sporche ne pulite, sono scorie. Se stipate in modo corretto non creano danno alcuno.
3. Il nucleare è la fonte di energia che genera meno occupazione – in un momento simile è tema caldo, tuttavia questo dato non significa nulla. Forse il nucleare è più efficiente ed automatizzato.
4. Il nucleare è troppo costoso – sicuramente è costoso da costruire e gestire. Carta canta e siamo d’accordo.
5. Il nucleare non è necessario – poche cose sono necessarie. Le fonti rinnovabili sono il futuro, ma è una rivoluzione con tempi lunghi e che va fatta in profondità nel tessuto sociale. Inoltre, non conoscendo come progredirà la tecnologia, partire con il nucleare oggi potrebbe in futuro aprirci le porte a nuove tecnologie anche migliori delle rinnovabili. Sempre tenersi aperte tutte le porte.
6. Il nucleare è una falsa soluzione per il clima – è una soluzione parziale e non definitiva, concordo. Però qualcosa farà. E non tirate in ballo il bilancio energetico tra prodotto e usato per produrre la centrale.
7. Il nucleare non genera indipendenza energetica – verissimo. Saremo dipendenti da chi ci venderà l’uranio arricchito. E siccome la risorsa scarseggia si possono prevedere aumenti dei prezzi.
8. Il nucleare è una risorsa limitata – come sopra.
9. Il nucleare non ha il sostegno dei cittadini – questa è una non ragione. Certe decisioni non devono andare a maggioranza, ma vanno valutate su basi scientifiche. E vogliamo parlare del Referendum del 1987? Parliamone allora come si deve, cosa che nemmeno all’epoca fu forse fatta. Temo che i cittadini votarono senza saper bene cosa veniva loro chiesto. Io, all’epoca non votante, mi sono documentato. Per esempio leggete qui. Il nucleare non è MAI stato abrogato!
10. Il nucleare: più è lontano e minori sono i rischi – la scoperta dell’acqua calda! Proporrei di costruire le prossime centrali sulla Luna, sufficientemente distante da ogni luogo sulla Terra. Ma mi faccia il piacere!

Ho appena iniziato la lettura del Tao Te Ching, il testo fondamentale per la filsofia taoista, che si dice essere stato scritto da Lao Tzu in persona. Un passo imporrtante nel cammino verso il cambiamento del mio modo di pensare.

Da un po’ cercavo un testo che mi illustrasse tutti i meandri di questa scuola di pensiero e finalmente ho trovato questo libro che commenta passo passo tutti gli 81 pensieri di cui il Tao Te Ching si compone. L’autore sottolinea che la sua è una collazione di almeno dieci diverse interpretazioni del testo originale, tuttavia la validità generale dei concetti espressi resta valida.

Sempre l’autore consiglia di leggere un capitoletto ogni qualche giorno, per dar modo ai concetti di penetrare in noi e per permetterci di mettere in pratica nella vita reale gli insegnamenti. Seguirò proprio questo percorso di lenta decantazione e stratificazione. Come ulteriore strumento di comprensione e crescita utilizzerò questo blog quale raccoglitore delle mie interpretazioni dei passi del Tao Te Ching. Perchè il bello del taoismo è che, nella sua forma non dottrinale, non perde di validità al mutare dell’interpretazione. Il movimento, la mutevolezza è il cuore stesso della filosofia, prchè il Tao non si può conoscere per mezzo delle categorie, è un mistero che tutto comprende ed avvolge.

Questo il buon proposito. Dalla prossima puntata inizieremo a valutare se i germogli daranno dei frutti succosi.

Da un’accesa discussione con mia sorella, notoriamente di spiccata vena artistica, mi è venuta voglia di parlare di arte, per capire bene cosa possa rientrare in questa categoria.
La suddivisione in sette tipi di arte ormai è superata, o meglio va stretta alla realtà odierna.
Basta una scorsa su Wikipedia per capire che ogni cosa può divenire arte. Tuttavia cosa determina quel "diventare"?

La maggioranza della letteratura non è arte, lo stesso vale per il cinema, la musica, il teatro, etc. Le uniche forme che sembrano immuni da ciò sono a pittura e la scultura. Causa storiche? No.
Rintraccerei e sintetizerei il concetto di base in questo modo: diventa arte qualunque cosa che è svuotata della sua funzione originaria. L’arte è, insomma, fine a sé stessa. Non riesco a pensare ad esempi che contravvengano a questa affermazione. E non sempre questo autodefinirsi porta albello, perchè non è l’estetica ad essere ricercata. L’estica è un "incidente di percorso", passa per caso sulle stesse strade.

Che funzione hanno un quadro o una scultura? Abbellire, arredare ed esprimere un concetto non sono funzioni che si addicono ad un’opera d’arte, oppure le opere che vogliono porsi questi obbiettivi non sono arte.
Un film artistico forse diverte? Ed una musica minimalista? Il design puro non crea oggetti utilizzabili. Un libro che sia arte non racconta una storia intelleggibil ed una pari poesia sarà un esercizio di stile.

La cosa particolare è che su questa mancanza di funzione, che lascia sgomenti, noi andiamo a ricamare tutta una serie di metasignificati la cui validità è pressochè nulla. Cosa avrà mai voluto dire l’artista? Niente, altrimenti, a meno di non essere rincitruito, l’avrebbe detto.
E comunque creare qualcosa che sia del tutto svuotato della sua funzione non è per nulla semplice. Anche l’artista necessita di un percorso, interiore e di esperienza creatrice, finalizzato alla realizzazione del’opera che megio rappresenti i suo concetto di arte, la summa del suo sentire.