Monthly Archives: October 2010

Capitolo 30
Capitolo 31

Doppio capitolo perché il tema trattato è il medesimo: l'uso della forza.
Imporre e proprie posizioni con la forza, sia essa verbale o fisica, è controproducente, porta a fare terra bruciata intorno a sé. Tuttavia il saggio, che pur non ama ricorrere a ciò, può trovarsi nella necessità di farne uso, badando però a non compiacersi della vittoria.
La pace viene qui legata al lato sinistro, il lato nero nel simbolo del Tao, il lato femminile, il ricevente. La guerra è invece mascolina, il lato dell'agire, e nel compierla si dovrebbe sempre tenere presente il lato sinistro per rimanere nel Tao.

Le ricadute quotidiane, quando si sostituisce la guerra con la violenza verbale, sono ovvie e penso non difficili da applicare con un minimo sforzo di volontà.

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Per tutti gli amanti della fotografia, unita a temi d'attualità dal mondo ma non solo, questo sito è da non perdere.

Così per gradire un'immagine delle ultime serie:

Pare che i mancini mettano più zucchero nel caffè a causa della forza di Coriolis.
Un destro mescola girando il cucchiaino in senso orario. Un mancino mescola in senso antiorario (io pur essendo destro mescolo quasi sempre in senso antiorario).
Questa rotazione, contrastando la forza di Coriolis, crea una zona al centro della tazzina sul fondo dove lo zucchero resta fermo e quindi non si scioglie. Di conseguenza o si mescola per più tempo o si aumenta la dose di zucchero, altrimenti lo si beve amaro.

Potrebbe essere l'ennesima leggenda metropolitana, come l'effetto della stessa forza sugli scarichi domestici. Come spiega Wikipedia, e come confermano altre ricerche più autorevoli, la rotazione imposta all'acqua di uno scarico è sì differente nei due emisferi ma il solo effetto di Coriolis è osservabile in determinate condizioni di laboratorio. L'esperimento andrebbe fatto in una vasca perfettamente circolare, di qualche Km di raggio, priva di irregolarità, con acqua perfettamente ferma, senza forze esterne e con un foro di scarico perfettamente tondo e di dimensione trascurabile.
Però un sacco di video dimostrano il contrario di quanto appena detto…trucco o teoria errata?

Capitolo 29


E invece Liga questa volta ti sbagli: c'è un tempo per tutto e non bisogna cercare di forzarlo. Anzi è controproduttivo e penso che la nostra società odierna ne sia un esempio: corri, fai veloce, produci, vendi, compra, nessun riposo…e poi al primo tassello fuori posto scoppia la crisi.
Però forse Liga hai anche ragione: seguire il Tao vorrebbe dire sentirsi fuori posto, venir fraintesi per l'apparente inazione. Ma ameno ci si dovrebbe garantire il non fallimento.

Io non accetto che un posto possa essere triste o brutto. Devo in qualche modo trovare un aspetto positivo.
Me ne accorgo riguardo alla Cina: le foto e gli articoli su internet dimostrano che le aree metropolitane sono grigie, brutte, la gente non se la passa bene. Viene da chiedersi cosa io ci trovi di affascinante. Eppure chissà perchè quando sono là riesco a percepire anche altre cose.
Secondo me sono preconcettuaemente ottimista.

Non viene approfondito molto come argomento d'attualità, salvo su RaiNews24, ma la crescente protesta in Francia è ricca di spunti e di chiavi di lettura.
Aggirandomi per alcuni blog ho notato che molti si focalizzano sul blocco dei carburanti e in questo vedono uno stretto legame con i movimenti ecologisti per far vedere al governo quanto lo stato sia schiavo del petrolio. Per alcuni lo stesso aspetto è segnale di come in futuro la carenza di petrolio potrà essere usata da movimenti di protesta come arma di ricatto verso le istituzioni.
Altri invece sottolineano la grande partecipazione dei giovani studenti in difesa del loro futuro. Ma veramente sono tutti lì per due anni di pensione in meno?
Pochi si spingono ad ipotizzare una specie di rivoluzione che contagerà tutta l'Europa.

Personalmente penso che tutto si sgonfierà così come è iniziato, sicuramente con qualche conquista da parte dei manifestanti, ma senza interventi drastici. Questo perché certe dinamiche di gruppo sono facilmente intelleggibili.

  • La quantità di partecipanti è funzione della soglia di inazione di coloro che ancora non hanno aderito. Ognuno di noi si sente spinto ad aderire soltanto quando vede che ci sono già un certo numero di persone. Dopo svariati giorni di raccolto ci si scontra con chi ha soglia molto alta. E se non si raggiunge la massa critica in breve tempo non si ha il salto di qualità, nessuna rivoluzione.
  • Oltre ai puri numeri pesa molto anche la motivazione della protesta. Un motivo semplice, basilare, difficile da manipolare e fraintendere, terrà il movimento molto più unito per più tempo. Qui invece già si parla di riforma pensionistica, tutt'altro che semplice, e si chiamano in causa soggetti civili differenti. Dopo le prime fasi ognuno cavalcherà il suo pezzo di protesta, magari andando in confitto con altri manifestanti, ed ecco fatta la frittata.
  • Ultimo aspetto la durata. Più si prolungano gli effetti, specie se paralizzanti della vita sociale, e maggiore sarà il malcontento che si crea in quelli che non aderiscono, aumentandone così la soglia. Una contromanifestazione potrebbe muovere molta più gente, se questa si sente minacciata nel proprio interesse odierno, invece che nel lontano futuro.

Un tale movimento, esteso e perdurante, è evidentemente indici di democrazia, perché non ci sono state ritorsioni o schieramento del'esercito. Ed è proprio l'agire all'interno di un sistema democratico che sgonfierà la protesta: se lo Stato avesse schierato i militari molta più gente si sarebbe unita, lo scontro sarebbe diventato reale e quindi più pervasivo nel tessuto sociale.
Si può dunque dire che Democracy kills the revolution.

Ma io l'avrei detto? Questa la domanda che sorge spontanea dopo il servizio-rubrica di Report.
Sarò sincero, personalmente di fronte ad un tentativo di corruzione sarei spinto a rifiutare principalmente dal timore di venir scoperto. Il processo e la punizione hanno su di me un forte effetto deterrente. E sarebbe molto difficile convincermi che non vi siano rischi che la faccenda diventi di dominio pubblico o che la pena è tutt'altro che certa e comunque mai grave. Siccome la certezza assoluta non esiste, non mi sentirei sufficientemente spavaldo da accettare.

Non ho mai fatto mistero di essere un tipo corruttibile. Il come resisterei, siccome non dovrebbe capitarmi di trovarmi in situazioni così scomode, non cambia il risultato finale, anche se qualcuno potrebbe avere delle rimostranze sulla mia etica. 

Ho sentito o letto da qualche parte che la democrazia sarebbe la volontà della maggioranza aggiunta la massimo il rispetto per la minoranza, o qualcosa di simile.
Sinceramente non penso sia corretto vederla così, perchè il rischio di diventare schiavi della minoranza è elevato. E poi quale minoranza? in ogni stato ce ne sono talmente tante, a seconda di cosa si va a guardare, che il concetto non  ha senso di per sé stesso.

Ripropongo dunque il concetto secondo cui la vera democrazia si ha quando la minoranza può andarsene, raggrupparsi ad altri simili e formare una maggioranza, un nuovo "stato" in cui la loro idea rappresenti la volontà predominante.
Finchè questo dinamismo politico non si attuerà non vi potrà essere vera democrazia, si vivrà nel costante compromesso di scontentare sempre qualcuno. E visto come siamo viziati al giorno d'oggi questo significa continue diatribe e proteste che portano all'immobilismo.

Per fare un piacere a mia mamma l'ho accompagnata all'assemblea del suo condominio.
Due ore di commenti al fulmicotone, discussioni, grida e qualche insulto. Un po' stile Fantozzi ma senza l'elmetto.

 

 

 

Sono uscito che la voglia di fare l'amministratore condominiale si è notevolmente ridimensionata. Tanto per quanto uno possa essere preciso, informare con dovizia di particolari, chiedere preventivi per spuntare prezzi migliori e tanto altro, i condomini trovano sempre il modo di litigare. Ho sentito rivangare episodi successi più di dieci anni fa! Che poi cosa c'azzecchino vecchi screzi con una coibentazione non si sa. Toccati sui soldi tutti perdono il lume della ragione e poi ci si stupisce che tra vicini si accoltellino. Mi stupisco che non succeda più spesso.
Fortunatamente nel mio palazzo, dove peraltro sono solo inquilino, le cose sono più calme.

La foga creativa (e la mancanza di determinati ingredienti) mi hanno portato a realizzare questa gustosissima (a detta del mio assaggiatore) ricetta, basata sul riso venere, quello integrale dal profondo colore nero per intenderci.

Ingredienti (per 4 persone)
circa 300 g di riso venere (350 g per dosi più abbondanti. Comunque tenete conto che il riso integrale non cresce molto)
50 g di pistacchi (io uso quelli salati dell'Iran)
8 gherigli di noci
50 g di ricotta fresca
qualche scaglia di parmigiano
2 pomodori
qualche foglia di radicchio
olio extravergine
sale
pepe

Preparazione
Portate a bollore la classica pentola d'acqua salata e versateci il riso. Dovrà cuocere per almeno 20-25 minuti.
Nel frattempo raccogliete in un recipiente (il bicchiere graduato del mixer è perfetto) i pistacchi sgusciati, le noci, la ricotta e le scaglie di parmigiano. Aggiungete un po' d'olio e dateci dentro con il frullatore ad immersione! Quasi sicuramente dovrete aggiungere man mano altro olio per ottenere una consistenza cremosa. Se preferite un gusto più delicato, invece di aggiungere olio diluite con un po' di latte o panna liquida.
Una volta ottenuta la giusta consistenza, dovrà risultare ancora cremoso, aggiustate di sale e pepe. Mettete la salsa a riposare vicino al fuoco, così che si scaldi leggermente e quindi non raffreddi troppo il riso durante il condimento.
Ora tagliate a cubetti i pomodori e a striscioline le foglie di radicchio.
Quando il riso sarà pronto, scolatelo, versatelo in una terrina, conditelo con la crema e le verdure tagliate e servitelo in tavola.

Suggerimento
Ho notato che il riso venere, proprio perché integrale e quindi assorbe poca acqua, tende a raffreddarsi in fretta. Per servirlo sempre caldo conditelo dentro una pirofila che avrete precedentemente scaldato nel forno a 150° per una decina di minuti.

Riso venere con crema ai pistacchi