Monthly Archives: August 2006

Fiori di fuoco

E’ inutile parlare dell’inevitabile ritorno al lavoro: la routine si sta reimpossessando del mio cervello. Ma devo dire che non mi dispiace avere qualcosa di produttivo da fare durante il giorno, dopo un mese di francazzismo quasi completo.

Meglio pensare all’ultimo atto delle vacanze: i fuochi artificiali ad Omegna. Magari alcuni di voi, affezzionati lettori, erano presenti. E dunque sapranno quanto è stato appassionante lo spettacolo piro-musicale. Per gli altri, penso di non avere aggettivi validi: non ho mai visto dei fuochi d’artificio così belli; in più l’accompagnamento musicale coinvolge un altro senso nello show. A tal proposito direi ottima la scelta dei pezzi: due brani tratti da Kill Bill, molto d’atmosfera, due pezzi della soundtrack di The Blues Brothers (Mnny the moutcha e Freedom) che hanno alzato il ritmo, un brano di Bocelli e due di musica classica.

Sul fronte fuochi se ne sono visti di tutti i tipi: il pelo dell’acqua era vivacizzato da numerose fontane, in alto si accendevano sfere colorate, che si tramutavano in fiori, stelle, anelli e in magnifici salici. A metà spettacolo il lago è stato illuminato a giorno da una cascata che lo attraversava da una sponda all’altra. E’ valso fare tutta quella coda in auto. Speriamo che anche l’anno prossimo il campionato mondiale venga replicato ad Omegna.

Ora penso mi riguarderò i due spettacoli a cui non ho assistito, quello australiano e quello venezuelano. Si scaricano facilmente dal sito http://www.fioridifuoco.it/ anche se la qualità non è delle migliori.

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Mamma li turchi!

Ma morissero tutti i turchi! Nemmeno son capaci di spostare un’auto ferma a bordo pista con una prateria di fronte! Così ora quel gay di Alonso si è ripreso 2 punti e il campionato si fa ancora più in salita. Turchi di merda!! E che schiattasse anche Ecclestone, brutto pirla, che con quel suo architetto costruisce circuiti senza staccate, alla faccia dello spettacolo, e che esclude dai circuiti piste valide come Spa. Sono incazzato nero!!

Sesso

Il sonno diurno è come il peccato della carne: più se ne è avuto più se ne vorrebbe, eppure ci si sente infelici, sazi e insaziati allo stesso tempo. (Il nome della rosa, Umberto Eco)

Ecco la frase che, per la sua veridicità, mi ha colpito durante la lettura del libro, e trovo giusto riproporla oggi, dopo le riflessioni di ieri notte. L’annoso problema è il sesso, droga piacevolissima. Perchè mai dopo intensi momenti di piacere, dove più forte è la comunione dei corpi e delle menti, si viene presi da un senso di vuoto? La risposta potrebbe essere contenuta nella domanda stessa, ma sarebbe come non aver detto nulla.

Certo sull’argomento è già stato detto tutto; difficilmente in queste poche righe potrei esporre pensieri innovativi, o tantomeno conclusivi. Noto però che il fenomeno esaminato si presenta soltanto saltuariamente, spesso sostituito dalla non sazietà. La causa allora va ricercata non nell’atto in sè ma nel periodo precedente: aspettative, piccole incomprensioni, preoccupazioni, noie vengono rimestate nel ribollente calderone della passione e svaniscono. Questa è la mancanza che si avverte: quel pezzettino di vita si è azzerato e tutto deve ripartire; se mescoliamo questo con l’insazietà, ecco l’illusione che ci sia un vuoto d’amore, che il sentimento mentale sia troppo inferiore al corrispettivo fisico.

Probabilmente la soluzine è sempre la medesima, e tu Amore me la ricordi sempre: godersi l’attimo.

Una vera Ferari!

Torno or ora dalla proiezione di Cars: miticissimo! Sono entrato con l’idea che fosse un film così così, quasi bruttino, e sono uscito gasatissimo. La grafica è F.A.V.O.L.O.S.A., il doppiaggio da sbellicarsi (alla faccia di chi preferisce i film in lingua originale: dove lo trovi un Della Noce che impersona la 500 tifosa della Ferari!)

Anche la storia è molto carina: a tratti sembra di rivedere il mitico Giorni di tuono, con Tom Cruise, anche perchè la voce della macchina che aiuta Saetta è la stessa del capo meccanico di Tom, è semplice da seguire ma ricca di spunti di riflessione, come tutti i cartoni Disney. E la grafica! Ho già detto che è favolosa? Repetita iuvant: i panorami sembrano reali, le piste e il pubblico pazzeschi, le scene di corsa, magistralmente dirette, stratosferiche.

Come se non bastasse il film mi ha fatto venire una voglia di percorrere la Route 66: perchè se i paesaggi sono quelli intravisti nel cartone, non si può vivere appieno senza averli visti di persona. Spazi sconfinati, le magnifiche architetture della natura, il vento tra i capelli e il country alla radio. Ah…che sogno.

E’ inutile che continui a blaterare. ANDATE A VEDERLO! DI CORSA!!! Se volete un assaggio c’è sempre il trailer sul sito ufficiale: http://www.disney.it/Film/cars/

Pluto, morituri te salutant

La notizia del giorno non può che essere questa: da oggi il sistema solare conta solltanto più otto pianeti. Il nono, Plutone, è stato declassato a pianeta nano.

Fin dalla sua scoperta, avvenuta nel 1930, Plutone ha sofferto di crisi d’identità: dimensioni ridotte (appena la metà della Luna) seppur con tre satelliti (Caronte di dimensioni quasi pari al pianeta, Nix e Hydra), orbita distante e molto eccentrica. Poi nel 2003 ecco la scoperta di Xena (non quella del telefilm): un pianetoide di 2400 km di diametro, più grande dunque di Plutone, che conta 2276 km. Che fare?

Saggiamente è stato deciso, anche se un certo rammarico resta, di togliere Plutone dalla lista dei pianeti, così da evitare una futura proliferazione della lista degli appartenenti al sistema solare. Andranno riscritti i libri di astronomia e sarà l’ennesema, sacrosanta, mazzata all’astrologia.

Altra serie di domande

Propongo un altro questionario, tratto dal blog di Flamel. Se fossi…

un mese sarei: Marzo, perchè è sbocciato l’amore

un pianeta sarei: Nettuno, poco esplorato ma importante

una direzione sarei: Ovest, la direzione del futuro

un articolo di arredamento sarei: Letto, magari un bel futon

un peccato sarei: Gola o Lussuria, difficile scegliere

un elemento sarei: Acqua, elemento molto affascinante

una canzone sarei: una sola non mi rappresenta, magari una compilation

un film sarei: The Blues Brothers, miticissimo

un cibo sarei: Pasta, ogni varietà e con ogni sugo

un suono sarei: Il rumore del temporale, lo trovo coinvolgente

una città sarei: Biella, home sweet home

una forma sarei: Un poligono a molti lati, perchè cerca, senza successo, di avvicinarsi alla perfezione del cerchio

un numero sarei:  22, chissà come mai!

un personaggio storico sarei: Un condottiero/conquistatore, difficile fare un nome: Cesare forse, ma anche Napoleone

un paesaggio sarei: Collina, perchè è il più armonioso

un vestito sarei: Gessato, stile anni ’30

un fiore sarei: Rosa, banale? Conosco pochi fiori

un libro sarei: Trilogia Galattica, Asimov, il primo libro di fantascienza che ho letto

una parte del corpo sarei: Le tette, non le ho ma la loro forma tonda mi cattura

un sapone sarei: sicuramente profumato, magari dal profumo oceanico

un materiale sarei: Un Composito a matrice metallica, uno strano miscuglio dalle strane proprietà

un espressione del viso sarei: Pensierosa, mi riesce abbastanza bene

il personaggio di un cartone sarei: Stewie, il bimbo della serie I Griffin

un profumo sarei: Un profumo molto persistente, fruttato, da donna

una pietra preziosa sarei: Zaffiro, ha un bel colore

uno stato d’ animo sarei: L’insoddisfazione, perchè troppo poco spesso mi trovo soddisfatto da qualcosa

un sentimento positivo sarei: Amore, il sentimento con la S maiuscola

una punteggiatura sarei: Virgola, perchè mi piacciono gli incisi

la copertina di un cd sarei: Fondo tinta unita con un grosso logo sopra

un gioco da tavolo sarei: Attika, uno dei miei preferiti

un programma per pc sarei: Emule, come fare senza?

una carta da gioco sarei: Sette bello, come i profilattici

una faccina sarei: 😉 sorriso con strizzatina d’occhio

un oggetto per il make up sarei: Ombretto, perchè mi piacciono gli occhi dai colori accesi

un capo d’ abbigliamento sarei: Camicia a righe, le adoro

una parolaccia sarei: Porca t***a, penso sia quella che uso più di frequente

un arma sarei: Polearm, perchè è versatile

un gusto di gelato sarei: Crema, immancabile in ogni coppetta

un sentimento negativo sarei: Insofferenza, certi giorni proprio non sopporto nulla che sia fatto in un modo diverso da come lo farei io

un dolce sarei: Tiramisù, uberalles!

una stanza sarei: Camera da letto, spaziosa, soleggiata e molto intima

uno sport sarei: Formula 1, Forza Michael!!

un abitazione sarei: Un casale, di quelli classici con il vialone d’ingresso con i cipressi

un sapore sarei: Cioccolato, a chi non piace?

un gesto sarei: Bacio, forse la massima espressione di intimità

un saluto sarei: Salve, saluto sempre così

la frase di un film sarei: Ci sono tre modi di fare le cose: quello giusto, quello sbagliato e quello militare

un periodo storico sarei: Antica Roma, una grandissima civiltà

una fiaba sarei: I tre porcellini, e non ci sono doppi sensi!

un cartone della Disney sarei: Aladin, quanto ho riso quando l’ho visto

una lingua sarei: Italiano, la mia lingua madre che la gente ormai non sa più parlare correttamente

un gioiello sarei: Anello, con un diamantino e una montatura originale

una macchina sarei: Ferrari, la classe non è acqua

una verdura sarei: Pomodoro, dopotutto serve a condire la pasta

una bevanda sarei: Acqua, disseta sempre e comunque

un orario del giorno sarei: 18.00, il tardo pomeriggio mi trova sempre più vispo

un giorno della settimana sarei: Mercoledì, a metà settimana rendo sempre meglio

una lettera dell’alfabeto sarei: K, come Karagounis

un frutto sarei: Melone, in estate il prodotto ideale

un albero sarei: Faggio, legno solido

un evento atmosferico sarei: Temporale, con abbondanti tuoni e fulmini

uno strumento sarei: Basso, detta il ritmo agli altri

un animale sarei: Cane, fedele e gioviale

un colore sarei: giallo, verde, blu, bianco,…dipende dai giorni

Biella e la storia

La storia della mia città, della mia terra mi attira parecchio: sarà anche che Biella non è stata teatro di chissà quali eventi, non conserva vestigia importanti, per cui ogni piccola cosa di rilievo che scopro mi fa un immenso piacere. Leggendo il Nome della Rosa sono venuto a conoscenza della vicenda di Fra Dolcino, che proprio a Biella si concluse. Ma andiamo con ordine.

Anno 1300: anno del Giubileo e del perdono universale. Perdono per tutti i malfattori, ma non per Gherardino Segalello, che viene posto al rogo a Parma. La sua colpa? Aver dato vita al movimento dei "Fratelli Apostolici". Gherardino, nella sua semplicità, è un grande comunicatore: coloro che aderiscono al movimento vengono privati dei vestiti e indossano una tunica bianca (l’unica cosa che possiedono), rifiutano persino, dell’elemosina, il pane superfluo che non può essere consumato immediatamente. Le forme della predicazione ottengono via via un enorme successo e adesione popolare, al punto che la gente abbandona i riti cattolici per affluire in massa alle "prediche" degli Apostolici. Questo enorme successo (riconosciuto dalle più autorevoli fonti storiografiche cattoliche dell’epoca) non può più essere tollerato dalla chiesa romana: il mite Gherardino (pacifista integrale) viene imprigionato e infine, nel 1300, viene arso vivo sulla pubblica piazza.

Tra i molti che erano venuti in Emilia anche da lontano per partecipare al movimento apostolico, vi è Dolcino, nativo di Prato Sesia (Novara). Dopo la morte del fondatore, Dolcino di fatto assume il ruolo di leader del movimento, il cui nucleo "dirigente", sotto la pressione dell’Inquisizione, si sposta nel 1300 dall’Emila al Trentino (vengono chiamati qui ed accolti da loro amici e compagni). La repressione tuttavia li segue anche lì, ove tre apostolici (due uomini e una donna) vengono posti al rogo. Nel 1303/1304 ecco allora Dolcino, con il gruppo degli Apostolici più fedeli (uomini, donne, vecchi e bambini), partire nel lungo viaggio che li porterà, attraverso le montagne lombarde (presso Chiavenna vi è tuttora un paese che si chiama Campodolcino) in Valsesia. La Valsesia è la terra d’origine di Dolcino, qui egli conta amici, ed è naturale che, per salvarsi, egli pensi a questa meta. Tra le donne che fanno parte di questo gruppo vi è la bellissima Margherita di Trento, di nobili origini, compagna di Dolcino.

La Valsesia era, però, da molto tempo in lotta aperta prima contro i grandi feudatari (conti di Biandrate), poi contro i comuni della pianura (Novara e Vercelli). Quando il gruppo degli Apostolici giunge a Gattinara e Serravalle, centri nella parte bassa della valle, e qui ricomincia la propria predicazione per una chiesa ed una società nuove, l’accoglienza popolare è entusiastica. I vescovi di Vercelli e Novara, in accordo con il papa, vedendo come l’avvento degli apostolici fa da catalizzatore per le istanze autonomiste delle popolazioni valsesiane, bandiscono allora una vera e propria crociata per debellare questi "figli del diavolo". Viene reclutato un vero e proprio esercito professionale (anche i balestrieri genovesi, abilissimi nel tiro) per farla finita una volta per tutte. Gli Apostolici, questa volta, uniti ai valsesiani ribelli, decidono di difendersi.

Nel 1304 inizia dunque una vera e propria guerra di guerriglia tra un esercito cristiano e cristiani che credono in una chiesa diversa ed alternativa. Si susseguono scontri e battaglie, nelle quali Dolcino dà anche prova di notevole intelligenza militare. I ribelli si spingono in alto nella valle e, sul monte chiamato Parete Calva, che è ideale per la difesa, si installano con l’appoggio dei montanari fondando una vera e propria "comune" eretica, in attesa di quello sbocco finale che Dolcino, uomo colto, teologo e filosofo della storia, ritiene imminente. I crociati assediano la Parete Calva, ove sono asserragliati i ribelli (alcune fonti parlano di 4000 persone, altre di 1.400), e si susseguono scontri sanguinosi. L’inverno, per i rivoltosi, è terribile. Essi vivono in condizioni ormai disperate. Finchè, guidati da Margherita in un difficile passaggio tra metri di neve (ancora oggi quel luogo si chiama "Varco della Monaca"), riescono a devallare portandosi nel Biellese. Qui essi si fortificano sul Monte da allora chiamato Monte dei Ribelli, o Rubello, sito sopra Trivero.

Cominciò la loro resistenza senza speranza:  Dolcino e i suoi caddero in tali ristrettezze da essere costretti a mangiare radici, erbe, foglie e addirittura carne umana, cioè quella degli uomini che morivano per le ferite ricevute nei combattimenti o per gli stenti. Si andò avanti così per tutto l’inverno tra il 1306 e il 1307. Avvicinandosi la primavera, il 13 marzo (giovedì santo) 1307, il vescovo decise di sferrare un potentissimo attacco con tutti gli uomini a disposizione. Gli assalitori sfondarono il fortilizio, e i ribelli vennero uccisi a centinaia e gettati in un corso d’acqua che divenne rosso di sangue. Fra Dolcino, Margherita "la bella" e il luogotenente Longino di Bergamo furono presi vivi mentre cercavano di sfuggire per i monti sopra Trivero. Il sabato santo vennero tradotti a Biella, ove il Papa inviò per loro una sentenza di morte.

Il 1° giugno 1307, Margherita di Trento fu legata a una colonna, sulla riva del Cervo, nei pressi di Biella, e lì bruciata viva sotto gli occhi di Dolcino. Subito dopo vennero giustiziati Longino e Dolcino, il primo a Biella il secondo a Vercelli. Posto su un carro con piedi e mani legate, ben in alto, in modo che tutti potessero vederlo, Dolcino venne fatto sfilare per le vie della città.

Questa la cruda storia. L’eresia segnò così profondamente quel periodo che anche Dante cita il fraticello nella Divina commedia:

Or dì a fra Dolcin dunque che s’armi,
tu che forse vedra’ il sole in breve,
S’ello non vuole qui tosto seguitarmi,
sì di vivanda, che stretta di neve
non rechi la vittoria al Noarese,
ch’altrimenti acquistar non saria leve.

Dante Alighieri, Inferno, XXVIII, 55-60

Di tutt’altro avviso un gionale biellese, di ispirazione socialista, che Il 6 aprile del 1907 scriveva: "Il nome di fra Dolcino, di quell’anima eroica che, in tempi di pieno, barbarico dominio della Chiesa, ebbe il coraggio di insorgere contro la superstizione, il dispotismo e le nefandezze cattoliche e che come tutti i precursori del libero pensiero vissuti nei tempi tenebrosi del governo papale scontò con l’estremo supplizio il suo amor di libertà, nella rievocazione delle più sacre memorie, balza fuori a vita novella". In questo passo è evidente la travisazione in chiave politica di quel movimento, ma esemplifica le lunghe diatribe, che ancora oggi tengono banco, circa il corretto giudizio storico di quegli eventi.

C’è anche chi ogni anno, la seconda domenica di settembre, partecipa al tradizionale (dal 1974) incontro al cippo di fra Dolcino, presso la bocchetta di Margosio, sulla Panoramica Zegna, a 20 minuti da Trivero. Sembra che la celebrazione sia tenuta dai seguaci del culto valdese, altro movimento eretico di quel periodo con cui spesso venivano confuse le altre eresie.

Il nome della rosa

Ebbene sì, questo agosto mi ha visto leggere questo romanzo, che definire un classico è dir poco. Penso che tutti conosciate il celebre film tratto dal libro. E se il film era bello, il libro, come sempre accade, lo è di più di un almeno un ordine di grandezza. Una buona scheda, per chi volesse approfondire, la fornisce Wikipedia: http://it.wikipedia.org/wiki/Il_nome_della_rosa_(romanzo)

Perchè un libro simile è così piaciuto a me, che, chi mi conosce lo sa, leggo quasi esclusivamente fantascienza e libri di matematica o fisica? In effetti non è il primo libro di Eco che mi affascina: ho letto due volte Il Pendolo di Foucault e lo strano Baudolino. Più propriamente io subisco il fascino di chi ha una cultura così vasta, quasi enciclopedica, e il Folletto l’ha capito da tempo; resto positivamente impressionato che tante informazioni interessanti possano essere racchiuse, con così tanta maestria, in un romanzo. Qui nello specifico ci si trova di fronte ad una vera e propria Summa della filosofia tardo medioevale, come già si dovrebbe evincere dal titolo. I personaggi sono completamente calati nel loro mondo e, anche se non ci si immedesima quasi per nulla nei protagonisti, ci si sente subito risucchiati nella vicenda. Sarà che ha tutti gli elementi del thriller investigativo, ma anche le parti squisitamente filosofiche, seppur pesanti e arzigogolate in certi passaggi, tengono alto lo stimolo alla lettura.

Sono contento di averlo letto in questo periodo perchè sono arrivato ad apprezzare appieno, cosa che all’epoca del liceo non avrei potuto dire, la pratica filosofica, il ragionamento puro e spesso fine a sé stesso. Il libro fornisce più di uno spunto su cui riflettere e non solo in materia religiosa: all’epoca ogni evento importante era intessuto di politica, religione, questioni economiche e sociali. Si toccano anche i temi dell’amore, o meglio, del peccato d’amore, essendo i protagonisti tutti monaci. C’è una stupenda frase che paragona il sonno diurno al sesso; ora non la trovo ma vorrei parlarne nei prossimi giorni. E’ un pensiero, che ribaltando il paragone, si sposa benissimo con le mie idee a riguardo.

Si può a ragione dire che Eco sia stato uno dei padri del genere di romanzi che è in voga al momento. Sia con il Nome della Rosa che con Il Pendolo di Foucault mescola l’azione investigativa con il romanzo storico, celando gli indizi dietro a sottili enigmi o questioni epistemiologiche, tenendo in serbo per il finale il classico colpo di scena.

A breve ritornerò alla mia adorata fantascienza, ma vorrei proseguire nella lettura degli scritti di Eco. Se qualcuno ha letto altri libri suoi, sarei felice di avere dei pareri in merito, così da sapermi orientare.

Indecisione

Vi siete mai trovati a dover scegliere tra due alternative parimenti poco interessanti? Vige la regola del male minore? Le mie scelte sono: serata al club con rischio di finire attaccato alla playstation, fuochi d’artificio a Cossato con Paola e amici. Sembra una scelta semplice: meglio qualche ora con la fidanzata che un videogioco, pur tuttavia qualcosa mi frena. Questa rischia di essere la settimana dei fuochi d’artificio: stasera a Cossato, giovedì, spero, ad Omegna, domenica nuovamente ad Omegna.

Domani finalmente farò un post dedicato al libro che mi ha accompagnato in questo agosto di vacanza. Quale libro? Tornate domani e lo scoprirete.

Il mio nome è Massimo Decimo Meridio

Ieri sera quel diavolo del Folletto ha rispolverato un altro capolavoro cinematografico: Il Gladiatore. Dire che sia un film epico è dir poco: è praticamente perfetto sotto ogni aspetto dalla storia, alla regia, dagli attori alle musiche. Dopo aver creato film di questo genere, mi chiedo come i produttori possano accontentarsi di quelle pellicole che girano ultimamente nelle sale.

Ogni volta che vedo un film o una produzione televisiva sull’antica Roma rimpiango di non essere vissuto a quel tempo. So che la maggior parte della gente non se la passava bene, ma sono lo stile di vita, le credenze, gli usi che vorrei aver provato. La vita bucolica delle campagne e lo sfarzo dell’architettura imperiale hanno un richiamo che riecheggia nel mio intimo, come se quello debba essere il naturale ordine del mondo.

Non so come altro spiegarlo e forse mi abbaglio da solo, dato che posso guardare a quella civiltà solo da esterno, e vederne quindi solo i lati positivi. Ma Roma è stata la culla e il tramite di tutta la nostra cultura, un esempio per i secoli bui del medioevo, un’oasi di pace che lottava per non soccombere alle barbarie. Per me Roma è quasi l’antitesi del nostro mondo: la semplicità e la praticità dei romani contrapposte alle mille complicazioni e al superfluo della società odierna.

Un Tempo esisteva un Sogno che si chiamava Roma….