Monthly Archives: February 2012

Garbageman

C’è un nuovo supereroe in città…con un inno fantastico

Spazzaturin, Spazzaturin, Spazzaaaturin
il vetro e la carta gettare saprò!
Spazzaturin, Spazzaturin, Spazzaaaturin
anche l’organico riciclerò!
Se tua moglie è pigra e si dimentica,
non disperare il pattume non vincerà,
un semplice fischio ed arriverò!
Spazzaturin, Spazzaturin, Spazzaaaturin
ogni sacchetto al posto sarà!
Spazzaturin, Spazzaturin, Spazzaaaturin
allegro e felice tutto ripulirà.

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Lezioni di democrazia

Con l’amico Zengguang si può parlare di qualsiasi argomento, anche di politica, a dispetto di quello che si può pensare dei cinesi. Così ieri, finito un lauto pasto, ci siamo scambiati opinioni e commenti sui sistemi di governo delle nostre nazioni. È interessante notare come lui, che è cinese fin nel midollo, non si lamenti tanto della poca democrazia che il partito concede, quanto del fatto che il governo non accetta consigli (nda. dai cittadini) su come gestire alcune questioni. In più si stupisce di tante stranezze del sistema italiano, in cui lo Stato spreca un sacco di soldi per difendere una presunta libertà  d’espressione. È rimasto scioccato dall’apprendere che il governo paga i quotidiani e che questi in risposta lo criticano. In Cina sarebbe impossibile e non corretto. Lo stesso dicasi per le sovvenzioni al cinema.

Da questo interessante scambio di vedute mi è venuto in mente che gli italiani, invece di lamentarsi costantemente, dovrebbero finalmente decidere cosa vogliono e seguire poi quella strada. Si vuole che ognuno possa esprimere il proprio pensiero a mezzo stampa senza condizionamenti? Allora che lo stato paghi. Non si vuole che lo stato paghi? Allora sia il libero mercato a decidere quale quotidiano merita di essere letto. Non c’è una via di mezzo. Se si decide di sprecare in mille rivoli i soldi delle tasse, basta saperlo ed essere d’accordo. La mia opinione, espressa ieri al cinese, è che l’Italia si sia buttata sull’estremismo democratico e di libertà d’espressione come risposta al periodo di regime fascista. Siamo passati cioè da un estremo all’altro e non sappiamo come uscirne, perché ogni passo verso la giusta moderazione ci sembra un passo troppo vicino ad una forma di regime.

Guida galattica per cinesi in visita

L’asciugamano non l’avevamo portato…ed è stato un errore. Eppure dovrei saperlo che un asciugamano può salvarti la vita, come quella volta su Vogon Primo. E invece eccoci, un cinese ed un biellese, fradici d’acqua fino al ginocchio perché qualcuno, in virtù del “more interesting”, ha scelto la via sbagliata per scendere e ci è toccato guadare un torrentello nascosto sotto la neve. Pare almeno che abbiamo scampato il raffreddore: i vecchi lo dicono sempre che a stare con i piedi bagnati, e l’acqua del Mucrone è particolarmente fredda in questa stagione, si rischia.

Per fortuna ieri in Valle d’Aosta non ci siamo infilati in qualche cul de sac. Solo forti, castelli e uno splendido Cervino stagliato su un cielo pazzescamente blu. Direi che posso essere soddisfatto del primo week end da guida turistica; l’amico cinese ha gradito le visite, ha la montagna nel cuore per cui era abbastanza facile accontentarlo, e anche il cibo italiano sembra essere di suo gusto, forse solo un po’ troppo asciutto.

Oggi, però, bando ai bagordi e testa bassa sul lavoro.

哦,我美丽的麦当娜

Domani arriva in Italia un collega cinese per visitare la mia compagnia e fare un po’ il turista. Ecco il perché del titolo in ideogrammi.
Il significato? Beh, Google Translator propone questi segni come traduzione di “oh mi bella madonnina”. Infatti il mio amico cinese vorrebbe poter visitare Milano.

Non so cosa si aspetta di trovare ma è un fatto che in Cina la città di Milano è conosciutissima. Sarà per via delle due squadre di calcio che non lesinano sulle tourneè in oriente. Roma in confronto è una città qualsiasi. Invece io miei programmi turistici prevedono una visita in Valle d’Aosta, con forte di Bard e Cervino, ed un’altra a Torino, Venaria e centro città. Biella come contorno quotidiano. Spero che il non andare a Milano non lo deluda troppo, ma sinceramente conosco poco la città, salvo la zona del Duomo, e non saprei cosa mostrargli e come descriverglielo.

Tao Te Ching 57/81

Capitolo 57

Qui inizia una serie di capitoli che potremmo definire la Politica di Lao Tzu. La linea d’azione che un governante deve perseguire è, e non potrebbe essere altrimenti, il wu-wei: poche e semplici regole e il popolo si governerà praticamente da solo.

Non ricorda un po’ l’attuale dottrina del libero mercato? In entrambe in effetti si fa una supposizione di base che difficilmente è verificata. Per Lao Tzu questa ipotesi è che la gente, posta in questa condizione di autoregolamentazione, persegua il bene comune, abbia senso di responsabilità. Praticamente l’idea funzionerebbe solo in presenza di una comunità seguace del Taoismo, conscia cioè del perché ci sono poche regole. La realtà è differente, sarebbe un mondo governato dall’anarchia se non dal crimine.

Occorre allora contestualizzare meglio le parole del filosofo. Nell’epoca in cui vennero scritte c’era forte contrapposizione con il nascente confucianesimo e l’oppressione del Celeste Impero; le aree urbane erano molto frammentate e di piccole dimensioni, così si poteva pensare di avere un governo locale del tipo ideale. In quest’ottica sarebbe meglio mettere in pratica l’insegnamento in un ambito più ristretto, l’ufficio per esempio. Ecco che, come scrivevo poche settimane fa, troppe regole, volere il controllo a tutti i costi, sono aspetti deleteri per un armonioso lavoro di squadra. Qualche informazione andrà sicuramente persa o dimenticata e, per la sempre valida legge di Murphy, sarà proprio l’informazione essenziale a metà progetto; vai poi a trovarla. Meglio una totale condivisione ed un costante colloquio tra i membri del gruppo in modo che ogni minimo dubbio sia sottoposto al vaglio di tutti.

Δημοκρατία

L’attuale situazione greca è un’inesauribile fonte di dibattiti e riflessioni. Per trovare argomenti originali bisogna scomodare i massimi sistemi, andare a toccare le basi del sistema.

Un’opinione diffusa in tanti ambienti, e che non riguarda solo la Grecia ma anche l’Italia, è che vi sia in atto un rovesciamento della democrazia: lo Stato segue le logiche imposte dall’Europa e scarica sui cittadini l’onere economico e sociale di salvare il bilancio. Bilancio che nella maggior parte dei casi è in rosso a causa della mal gestione dei governi precedenti.
Al di là che la cura quando è necessaria non è mai del tutto indolore, è proprio vero che la popolazione non ha colpe? La democrazia chiama in causa tutti i cittadini in quanto sovrani del potere. La colpa va condivisa in quanto si è accettato un sistema di democrazia rappresentativa. Chi è causa del suo mal, pianga sé stesso.

I sacrifici richiesti ai greci paiono insormontabili; a mettersi nei loro panni, chi mai accetterebbe certe imposizioni? Sciopero bianco su tutte le tasse evadibili suggerirei io.
Eppure…eppure chi o cosa è lo Stato?La classe dirigente o i cittadini? Se lo Stato sbaglia chi paga? Gli amministratori devono ovviamente essere maggiormente responsabili e responsabilizzati, nonché puniti in caso di errori palesi, tuttavia sono loro stessi che dettano le linee guida dello sviluppo di un paese, quindi è pressoché impossibile giudicarli secondo le specifiche di un ente super partes. Però non ci si può nemmeno nascondere invocando la democrazia quando tutto va bene, quando si deve decidere e si vuole essere interpellati in merito, per poi additare la politica eletta come unica responsabile in caso di crisi.

La regola dell’amico

Non sbaglia mai…se sei amico di una donna non ci combinerai mai niente mai, “non vorrai…rovinare un così bel rapporto”.

Ma la regola dell’amica? Se è lei a voler approfondire il rapporto con il migliore amico. C’è forse qualche ragazzo che declinerebbe la proposta? Anzi la regola dell’amico dimostra proprio che nell’uomo c’è il desiderio di diventare intimo con le amiche, per cui ben venga l’avance in tal senso.

Quindi, la regola dell’amica non esiste dato che sarebbe al 90% errata.

L’arte della pigrizia

(o dello spaparanzo razionale)

Non ho mai fatto mistero della mia pigrizia. C’è poco di più soddisfacente di una bella dormita fino a tarda mattina, non solo la domenica.
Eppure il troppo indulgere nella pigrizia si trasforma facilmente in noia, è comprensibile. E allora lo spaparanzo deve essere fatto con metodo.

Non si può negare il nostro essere, sarebbe deleterio per la salute. Bisogna trovare un trucco che faccia coesistere l’ozio con il far. Nnel mio caso trattasi di un forte senso del dovere: fare ciò che si deve fare, ciò che viene richiesto. Nessuna remora a mettere da parte ciò che si vorrebbe fare, si può sempre posticipare in cambio di un momento di pigrizia.
Mai essere schiavi del volere, è anche un fondamentale insegnamento del Tao. Perseguire il dovere è invece più d’ispirazione confuciana. Io la trovo una combinazione in grado di dare molte soddisfazioni; il dovere, salvo quando è particolarmente chiaro e perimetrato, è sempre interpretabile e lascia spazio ad un certo grado di iniziativa personale, il surrogato del volere: se proprio devo, almeno voglio farlo al meglio. Viceversa  quando seguo il mio volere vado più sullo stile un tanto al chilo, chi me lo fa fare di sbattermi troppo?

Essere o non essere

 

E se sono, come dovrebbe essere, in base a cosa lo definisco? Da sempre fan del buon Cartesio ho riflettuto sulla sua più celebre frase:

Cogito ergo sum, penso dunque sono. Trattasi però di un pensiero sul piano teorico e personale; io stesso mi accorgo di me stesso. È la presa di coscienza del sé.

Excogito ergo sum, aggiunge invece un riferimento al mondo esterno. Penso fuori, investigo, analizzo, ossia definisco me stesso nel rapporto con il mondo esterno, il quale riconosce la mia esistenza.

Rapportando a casi reali, il primo è un filosofo, il secondo un ingegnere.

Tecnocrazia

E se fosse giunto il tempo per una svolta epocale nei modelli democratici? L’Italia avrebbe il coraggio di perseguirla? Non credo, però…

Si sa, la democrazia non mi è mai particolarmente piaciuta: troppo farraginosa, poco efficiente sul piano decisionale, squilibrata sul versante del voler accontentare tutti. Ho sempre patteggiato per sistemi totalitari o per utopiche forse di tecnocrazia. Intravedo però una terza via che metterebbe d’accordo molti: la tecnocrazia democratica. Un governo di tecnici puri, non eletti dai cittadini ma nominati dal capo di stato, e un pa

rlamento politico, eletto, che calmieri i provvedimenti governativi.
Si porrebbero molti problemi o dubbi sul come e chi scegliere per i ruoli di governo, ma questi sono dettagli tecnici. Il concetto di fondo, e non sto certo scoprendo l’acqua calda, è di slegare le decisioni economiche e di gestione della res pubblica dalla troppo emozionale politica. Un po’ come per accadeva con i piani quinquennali di sviluppo dell’URSS, o dell’attuale Cina (nda. entrambi questi stati sono stati etichettati come tecnocrazie), si decide all’inizio una rotta da seguire e su quella base si impostano le varie decisioni.

Oggi non siamo così distanti. Basterebbe fare un piccolo passo per afferrare il futuro, la rivoluzione del XXI secolo, naturale conseguenza dell’evoluzione in senso tecnologico della società del secolo scorso. Nessuno però farò lo sforzo. Paura, diffidenza e reticenza sono ancora padrone della società.